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16
Nov

COP22, successo del side event in diretta streaming di Italian Climate Network

Il report di Maria Carolina de Vera

Sala piena al Padiglione Italia alla COP22 per il nostro evento in diretta streaming con Milano da Marrakech. L’evento, moderato dal nostro Federico Brocchieri, ha visto la partecipazione di figure istituzionali e della società civile che su più temi stanno lavorando qui alla COP22. In questo post vi proponiamo una sintesi delle varie posizioni emerse, mentre di seguito è possibile rivedere l’evento per intero. 

Il primo a intervenire è stato Francesco La Camera, Direttore Generale Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. La Camera ha sottolineato come i lavori negoziali stiano procedendo positivamente su alcuni tavoli e che l’APA ha concluso il lavoro preparatorio per le discussioni negoziali di questa settimana. Alcune regole procedurali sono state scritte, ma servirebbe, sempre a parere del DG del Ministero Italiano dell’Ambiente, prevedere ora anche sezioni di lavoro intra-annuali, così da non lasciare i lavori delle Parti confinati solamente alle settimane della COP. La Camera ha concluso elencando quelle che sono le due priorità core del Ministero: le piccole isole e l’Africa (su quest’ultimo punto ci sono 5 accordi di collaborazione in lavorazione, insieme ad accordi con banche multilaterali).

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I lavori della serata sono proseguiti con l’intervento di Mariagrazia Midulla – Responsabile Clima ed Energia WWF Italia. Il WWF dice con chiarezza quanto gli obiettivi nazionali all’Accordo di Parigi (gli NDC) siano ancora timidi, e come il Mediterraneo e le piccole isole dovrebbero essere in prima linea per l’azione sul clima (dato anche che 1.5 gradi di aumento della temperatura sono molto diversi dai 2 gradi). Per quanto riguarda i negoziati, il 2018 sarà l’anno per controllare se i piani degli Stati siano sufficienti o meno. Il fatto che alcuni stati abbiano dichiarato “Noi andiamo avanti”, nonostante l’elezione di Trump, è un elemento positivo.

Dei lavori alla COP ha parlato anche Mauro Albrizio – Direttore Ufficio Europeo Legambiente. Significativo a suo parere il fatto che la bozza su cui si sta lavorando in queste settimane contenga molte parentesi quadre, le quali servono per inserire precisazioni non sempre in linea con quanto ci si aspetterebbe. Un esempio è il caso della Cina che prevede che ci siano anche i prestiti a tasso di mercato tra i suoi contributi per i finanziamenti alle azioni richieste. Il lavoro di questi giorni rischia inoltre di essere impattato negativamente dalla discussione che si sta facendo a Bruxelles sulla cancellazione della priorità di dispacciamento per le rinnovabili. Andando invece alla responsabilità degli Stati, è necessario dare risposta ai paesi in via di sviluppo e fornirgli le risorse necessarie.

Su quest’ultimo aspetto si è espresso anche l’On.le Ermete Realacci, Presidente Commissione Ambiente della Camera, secondo cui oggi il mercato delle rinnovabili da più lavoro di quella del carbone, quindi i trend sono positivi. Infine, è bene ricordare che, purtroppo, i contrasti più forti in sede europea alle politiche sul clima arrivano dai paesi dell’Est. È necessaria una forte partecipazione dei cittadini, così da scongiurare quei forti mutamenti geografici che portano laghi come il Lago Ciad a restringersi in 50 anni di 18 volte: prima era più grande della Lombardia, ora è più piccolo della Valle d’Aosta. Le delegazioni africane sono tra le prime a richiedere un forte intervento.

Di approccio più tecnico e scientifico l’intervento successivo di Riccardo Valentini, del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Il Prof. Valentini ha presentato quelli che saranno i contenuti del Rapporto sugli 1.5 gradi dell’IPCC in uscita nel 2017. Purtroppo la finestra 1.5 gradi è ancora molto incerta e un aumento della temperatura di questa portata non è un problema solo per le piccole isole: serve accelerare ed è urgente mettere in atto azioni di mitigazione ed adattamento.

A questo tema si è collegata la presentazione di Grammenos Mastrojeni, del Ministero degli Affari Esteri. Impressionanti le mappe dell’Africa con le aree di mutamento climatico che coincidono in più punti con quelle dei conflitti in corso e dei punti di partenza per le migrazioni. Ci sono attualmente 70 conflitti dove il cambiamento climatico è causa o con-causa. Lo stesso lago Ciad è una zona problematica che ha dato spazio a realtà terroristiche come quella di Boko Haram. L’adattamento dei paesi più fragili è dunque centrale per evitare ricadute negative generali.

Sul tema della salute è intervenuta Flavia Bustreo dell’OMS, che ha elencato alcuni degli impatti del cambiamento climatico: cambiamento della biologia dei vettori che portano malattie infettive; rischio sicurezza alimentare causando malnutrizione; peggioramento qualità dell’acqua e dell’aria.

Sugli aspetti più generali dell’accordo di Parigi è ritornato successivamente Alberto Zoratti, Presidente di Fairwatch, sottolineando che serve coerenza tra quello che avviene alle COP e le decisioni che vengono prese in altri tavoli di discussione. È stato fatto un esplicito riferimento all’accordo commerciale con il Canada (in via di ratifica in questi giorni) che tutela il diritto degli investitori e che può contrastare con gli sforzi dei paesi in sede di tutela del clima. In pratica, si potrebbero verificare casi come quello della diatriba tra il governo tedesco e una società energetica svedese dove sono stati richiesti 3.9 milioni al governo della Germania per la sua decisione di uscire dal nucleare. Il fatto che non esistano meccanismi per obbligare gli stati rimarrà sempre un problema. L’intervento si è poi concluso con l’auspicio che gli sforzi che si fanno alla COP siano tenuti in considerazione quando l’Italia ratificherà il trattato commerciale.

Chi ha presente il testo dell’Accordo di Parigi non può inoltre non concordare sul fatto che sul diritto all’acqua non ci siano riferimenti particolari: il tema compare nei Sustainable Development Goals (al sesto) ma non nell’Accordo. Di questo ha parlato Marirosa Iannelli di COSPE, precisando come il tema dell’acqua sia centrale e come sia stato, per questo, trattat0 durante l’estate scorsa alla “Mini Water Cop”. In quella sede, 22 Capi di Stato africani hanno sottolineato la necessità di parlarne il più possibile. Sarebbe oggi importante parlare di ciò che manca, serve concretizzare il diritto umano all’acqua.

Anche l’educazione in questo caso può fare la sua parte. A questo proposito è intervenuta Giulia Braga, dell’iniziativa Connect4Climate della Banca Mondiale, presentando il concorso Film4Climate che ha dato spazio alla creatività dei giovani di 155 paesi e che ha avuto la premiazione dei vincitori proprio qui a Marrakech. L’educazione sul clima è importante e l’UNESCO stesso ne ha avuto modo di parlare proprio qui durante la COP. C’è la chiara necessità di trovare dei concreti meccanismi per l’educazione di professori e studenti.

Infine, a conclusione degli interventi degli speaker, l’intervento di Katiuscia Fara del WFP che ha ripreso alcuni dei temi già emersi durante gli interventi precedenti. I rischi sulla possibilità di accesso al cibo sono molteplici e la malnutrizione potrebbe aumentare del 20% al 2050. Già negli ultimi 10 anni quasi la metà delle operazioni di intervento del WFP ha riguardato popolazioni vulnerabili a causa del cambiamento climatico. La frequenza e l’intensità degli interventi stanno aumentando e quando l’accesso al cibo non è garantito le persone di spostano incrementando i flussi migratori. Fortunatamente la sicurezza alimentare è stata inserita dell’Accordo di Parigi e il WFP è in prima linea per aiutare i paesi a ridurre la propria vulnerabilità al cambiamento climatico.

In chiusura dell’evento, la nostra Francesca Mingrone, Coordinatrice della Sezione Giovani, ha presentato il side event sull’equità intergenerazionale che Italian Climate Network terrà alla COP22 nella giornata di giovedì: è prevista, tra gli altri, la partecipazione del Ministro Galletti, del Ministro del Costa Rica Gutiérrez e dell’Ambasciatore delle Seychelles Jumeau.

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