Italian Climate Network Onlus

Disinformazione sul rapporto IPCC approvato a Yokohama: un articolo confuso ed approssimativo pubblicato sul Corriere della Sera dell’1/4/14

 

 09/04/2014

SERGIO CASTELLARI

E’ sorprendente l’approccio che ha seguito un quotidiano di fama e prestigio come il Corriere della Sera in merito al secondo volume del Quinto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici), approvato al Vertice di Yokohama il 30 marzo.

Nella medesima pagina 23 del Corriere della Sera dell’1/4/14 si potevano leggere due articoli: “Ghiacciai al collasso e piogge violente – bisogna agire subito”, articolo di G. Caprara, che descrive in maniera chiara ed obiettiva il processo alla base di questo volume e parte dei suoi contenuti, e “Ma l’allarmismo non aiuta a trovare soluzioni”, articolo di D. Taino, da cui si deduce, invece, una certa confusione in ordine al processo dell’IPCC ed ai contenuti di tale rapporto.

A parte le perplessità che devo esprimere in ordine al consueto approccio seguito dal Corriere della Sera nella trattazione di tematiche riguardanti determinati processi/questioni legate ai cambiamenti climatici, mediante l’accostamento di due articoli contenenti due visioni della questione diametralmente opposte su aspetti che, in verità, presentano obiettività e scientificità nei procedimenti e nei risultati, vorrei procedere ad alcune precisazioni come premessa per comprendere meglio il processo IPCC sono i seguenti:

•l’IPCC ha come membri effettivi i Paesi membri OMM (Organizzazione Mondiale della Meteorologia) e UNEP (Programma Ambientale dell’ONU).

•la Comunità scientifica elabora i contenuti dei rapporti su mandato della Plenaria IPCC;

•ogni rapporto è sottoposto a due fasi di revisione e anche gli esperti governativi partecipano alla revisione;

•ogni rapporto IPCC con la Sintesi per i Decisori Politici (SPM), quando è pubblicato, ha ricevuto l’approvazione per consenso da tutti i Paesi membri dell’IPCC presenti alla Plenaria.

Ne consegue, quindi, che ogni rapporto IPCC rappresenta l’analisi dello stato della conoscenza con riguardo ad uno specifico tema dei cambiamenti climatici su richiesta dei Governi.

Il giornalista del Corriere della Sera, D. Taino, evidenzia nel suo commento come il suddetto volume dell’IPCC affronti il tema del “riscaldamento globale provocato dall’effetto serra come il male maggiore del pianeta, responsabile delle più terribili catastrofi future”.

In realtà, questo volume intende fare il punto su quali siano gli impatti ed i rischi legati ai cambiamenti climatici e su come possano cambiare nel futuro ed essere ridotti e gestiti mediante l’adattamento, in sinergia con la mitigazione. Con l’espressione “cambiamenti climatici” ci si riferisce ad ogni cambiamento del clima nel tempo, dovuto sia alla variabilità naturale, sia come risultato dell’attività umana (vedi pagina 4 del SPM – http://ipcc-wg2.gov/AR5/images/uploads/IPCC_WG2AR5_SPM_Approved.pdf). In questo volume si dà risalto alla enorme mole di evidenze scientifiche che mostrano l’attribuzione ai cambiamenti climatici (naturali ed antropogenici) di impatti in corso nei sistemi umani e naturali.

L’analisi della letteratura scientifica in ordine alla misura in cui i cambiamenti climatici in corso siano da attribuire a cause antropogeniche ed a cause naturali è stata effettuata nel primo volume dell’AR5 “Climate Change 2013 – Physical Science Basis. Working Group I Contribution to the Fifth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change” (disponibile su http://www.ipcc.ch/report/ar5/wg1/), approvato per consenso dai Governi a fine settembre 2013.

A pagina 15 della Sintesi pr i Decisori Politici di questo primo volume si legge: “L’influenza umana è stata rilevata nel riscaldamento dell’atmosfera e degli oceani, nelle variazioni del ciclo globale dell’acqua, nella riduzione delle coperture di neve e ghiaccio, nell’innalzamento a livello globale del livello medio del mare, e nei cambiamenti di alcuni estremi climatici (…). L’evidenza dell’influenza umana è cresciuta dal AR4. È estremamente probabile che l’influenza umana sia stata la causa dominante del riscaldamento osservato sin dalla metà del XX secolo.”

Ora, in merito alla questione di Richard Tol, affrontata nell’articolo di Taino. Tol è uno dei due autori, coordinatori responsabili del capitolo 10, “Key Economic Sectors and Services”, ove si analizzano gli impatti economici dei cambiamenti climatici (naturali ed antropogenici) su diversi settori e servizi: energia, servizi idrici, trasporto, produttività agricola, allevamento animale, pesca, turismo, assicurazioni e servizi finanziari. In questo capitolo si dimostra che gli effetti dei cambiamenti climatici sulla offerta e domanda di servizi sono negativi nella maggior parte dei casi, ma non sono i principali: essi si sommano ad altri effetti negativi prodotti da altri fattori (e.g. modifiche demografiche, tecnologia, governance). Il giudizio espresso da Tol sul SPM è un giudizio personale ed è l’unico giudizio negativo rispetto ai dei 745 autori (243 autori principali, 436 autori e 66 autori revisori), che hanno contribuito alla stesura di questo rapporto. Nonostante questo suo dissenso sul tenore del SPM, Richard Tol ha partecipato alla Plenaria IPCC a Yokohama e ha fornito supporto ai Paesi membri IPCC sulle tematiche di sua competenza.

Il giornalista Danilo Taino scrive ancora: “Interessante inoltre che una parte significativa dello studio sottolinei l’importanza dell’adattamento al climate change, (…), ancora più che l’imposizione emergenziale centrata sui costosissimi (e probabilmente inutili) tagli alle emissioni di gas serra.” Qui la confusione o disattenzione di Taino in ordine alla struttura IPCC è profonda. Questo secondo volume, approvato a Yokohama, contiene il contributo del Working Group II, che affronta le tematiche di impatti, adattamento e vulnerabilità e, dunque, affronta la tematica dell’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici (vedi http://www.ipcc.ch/organization/organization_structure.shtml). Il terzo volume “Climate Change 2014: Mitigation of Climate Change – Working Group III Contribution to the Fifth Assessment Report of the Integovernmental Panel on Climate Change” affronta, invece, il tema della mitigazione dei cambiamenti climatici.

In conclusione, suggerisco al giornalista Danilo Taino di consultarsi, prima di affrontare tematiche così complesse, con chi partecipa per l’Italia alle sessioni plenarie IPCC e con gli autori italiani che contribuiscono alla stesura di tali rapporti per evitare di trattare tematiche scientifiche in modo parziale ed approssimativo e di privare la scienza della sua obiettività, riducendola ad una mera questione ideologica.

* IPCC Focal Point per l’Italia, Delegato Italiano alla Plenaria IPCC a Yokohama (Giappone)


Appello a Renzi: l’Italia pesi nella politica climatica europea

 26/02/2014

STEFANO CASERINI

I prossimi mesi saranno di notevole importanza per le politiche europee ed italiane sul clima e l’energia. Dopo il voto della Commissione Europea, che ha approvato il 22 gennaio la proposta di riduzione del 40% delle emissioni di CO2 entro il 2030, e dopo il voto del Parlamento Europeo del 5 febbraio che ha chiesto obiettivi più ambiziosi, le prossime settimane saranno cruciali per definire la strategia europea per contrastare il riscaldamento globale.

Come noto, l’Unione Europea è ormai già molto vicina a raggiungere gli obiettivi del 2020 di riduzione delle emissioni (-20%) e di utilizzo delle energie rinnovabili (20% sul totale dell’energia prodotta), obiettivi che hanno svolto un ruolo importante nell’impostazione delle strategie industriali in Europa. Le emissioni di gas serra nel 2012 sono diminuite del 18% rispetto alle emissioni del 1990 e una Comunicazione della Commissione Europea(dettagli qui) prevede che esse saranno ridotte del 24% entro il 2020 e del 32% entro il 2030, sulla base delle politiche già decise.

La proposta di nuovi obiettivi per il 2030 è importante perché fissa un orizzonte temporale decisivo per chi investe nell’energia, negli edifici e nelle infrastrutture, nonché in altri settori in cui l’installazione e l’uso del capitale hanno lunghi cicli di realizzazione e ritorno dell’investimento.

La proposta della Commissione propone di aumentare il proprio obiettivo di riduzione di un altro 20% in 10 anni (dal 2020 al 2030) ha anche l’obiettivo di rilanciare il negoziato della convenzione sul Clima, sfidando gli altri grandi emettitori di gas climalteranti a rivedere al rialzo i loro impegni; questo e altri obiettivi della strategia al 2030 emergono chiaramente nella video-intervista della Commissaria Europea Connie Hedegaard, tradotta in italiano dall’Italian Climate Network (sottotitoli di Roberto Guizzi e Erminio Cella) che si può vedere sotto.

Il pacchetto individuato dalla Commissione nasce in concertazione con l’industria ed a valle di un’ampia consultazione pubblica. Dispiace quindi che ancora un volta l’approvazione di questa pacchetto sia stata accolta con diverse proteste e prese di distanza da parte di una parte del mondo politico e industriale italiano. Questo non deve sorprendere, visto che analoghe proteste hanno accompagnato in passato l’approvazione del pacchetto 20-20-20, con tanto di mozioni negazioniste approvate in Senato.

Questi importanti impegni di riduzione delle emissioni sono in realtà passi indispensabili e doverosi per l’Unione Europea, che se si considera la responsabilità “storica” nella crisi climatica non può che essere sottoposta ad una drastica cura dimagrante per quanto riguarda le sue emissioni climalteranti. Ma sono anche un’occasione per rilanciare una strategia energetica basata sull’efficienza e le energie rinnovabili che può portare, e in parte ha già portato, grandi vantaggi sia ambientali che occupazionali.

Per questi motivi l’Italian Climate Network aderisce all’appello lanciato da Legambiente, WWF, Greenpeace, Kyoto Club, Coordinamento Free, SI alle Energie Rinnovabili per chiedere un ruolo forte dell’Italia nella politica europeache dovrà affrontare l’emergenza climatica e la questione energetica; e invita i suoi soci a partecipare alla manifestazione che si terrà a Roma, venerdì 28 febbraio, davanti a Piazza Montecitorio alle ore 11,30.


Cleanweb Hackathon,una maratona per l’ambiente

23/01/2014

RACHELE RIZZO

Un fine settimana e dodici team di sviluppatori, creativi ed esperti di business che si uniscono per sviluppare programmi e applicazioni per creare potenziali start up che si occupino di ambiente ed energia: questo è stato l’Italy Cleanweb hackathon2014, un evento internazionale sotto l’egida di The Cleanweb initiative alla sua seconda edizione italiana tenutosi a Roma dal 17 al 19 gennaio.

I partecipanti hanno avuto tre giorni per formare i team, trovare un’idea e svilupparla in trenta ore non-stop di programmazione presso l’incubatore LUISS Enlabs. I temi proposti quest’anno sono stati energia e efficienza energetica, smart mobility, inquinamento atmosferico, cambiamento climatico e adattamento. All’evento di presentazione hanno partecipato Luigi Capello del LUISS Enlabs, Kathleen Doherty dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma, uno degli enti patrocinanti l’evento, Francesco Petracchini, ricercatore del Cnr e organizzatore dell’evento, Alberto Fiorillo di Legambiente, Paolo Quaini di Edison, Teresa Casacchia di Enel e Massimiliano Curto, ricercatore del Politecnico di Torino.

Ragazzi e ragazze con competenze tecniche, creative o di business si sono incontrati alla presentazione venerdì sera e hanno formato gruppi di lavoro alla ricerca di idee vincenti. A partire da sabato mattina hanno lavorato sulle idee per coniugare tecnologia e istanze ambientaliste. Ad aiutarli erano presenti mentor, ovvero figure professionali che hanno saputo guidarli e consigliarli dal punto di vista comunicativo, economico, tecnico e scientifico. Nell’ambito del settore cambiamento climatico ha partecipato come mentor Federico Brocchieri dell’Italian Climate Network e Piero Pellizzaro del Kyoto Club, per Smart Mobility Fabio Picarra di InnoBlue Labs e per il settore Environment hanno partecipato Lucia Paciucci del CNR e Chiara Scipioni di Social Energy srl.

Le porte del LUISS Enlabs sono rimaste aperte tutta la notte di sabato dove i giovani partecipanti hanno continuato a lavorare e a sviluppare i propri progetti fino al mattino.

La proposta innovativa di questa maratona di programmazione è stato il focus sulla possibilità per i team formatisi di diventare vere e proprie start-up, ovvero potenziali imprese ospitate presso degli incubatori. Nonostante la stanchezza accumulata, i partecipanti hanno saputo unire l’aspetto tecnico ad un’idea imprenditoriale, guadagnando l’opportunità di creare imprese grazie ai premi messi in palio dagli sponsor.

Il primo posto della Cleanweb hackathon è stato vinto dal team “Brogrammers” composto da due giovanissimi fratelli i quali hanno inventato un’applicazione in cui l’utente può ottenere un albero energetico personale che si nutre e cresce in base al risparmio energetico di casa propria. Questa idea si trasforma quindi in gioco da condividere sui social media per promuovere gli utenti più virtuosi. Tra gli altri premiati non mancano applicazioni che aiutano a monitorare il consumo energetico in modo divertente e risparmiando e l’applicazione “E-NER6Y”, che facilita la ricarica delle auto elettriche.

Altri gruppi sono stati premiati dagli sponsor dell’evento. Piero Pellizzaro del Kyoto Club ha assegnato il premio Blue Ap(p) al team “Time2shine”, il quale ha promosso una piattaforma nella quale si vincono punti a seconda delle azioni quotidiane a favore dell’ambiente per incrementare la resilienza delle città italiane. Il Politecnico di Torino ha premiato il gruppo di sviluppatori che ha creato una piattaforma per il progetto dei giovani liceali di “CO2idee” sulla mobilità sostenibile nelle scuole, anche con l’aiuto dello sponsor tecnico BaaSBox. I giovani del Team “Alfred!” hanno utilizzato i sensori messi a disposizione da “Authometion” per monitorare e ottimizzare l’ambiente indoor e sono stati premiati da Bic Lazio, centro di innovazione per lo sviluppo del territorio.

Tutti i team partecipanti hanno portato idee e competenze a frutto con programmi davvero innovativi per limitare il trasporto di bagagli, misurare l’inquinamento dell’aria, osservare l’adattamento umano al clima e avere informazioni sulla provenienza dei prodotti. Nelle prossime settimane gli organizzatori del Cleanweb incontreranno i vincitori per seguirli ed aiutarli a concretizzare il lavoro del fine settimana. La speranza degli organizzatori è di aver raggiunto il duplice obiettivo di innovare a favore dell’ambiente e di favorire la nascita di nuove start up.


Ecocidio: un crimine  contro l’ambiente

 02/01/2014

Le leggi vigenti non sono più in grado di fermare gli abusi causati da metodi industriali ‘moderni’. Occorre una soluzione giuridica vincolante per mettere il benessere delle persone prima dei profitti: l’introduzione di un unico reato, quello contro l’ambiente. L’Italian Climate Network aderisce alla campagna per l’istituzione dell’Ecocidio e vi invita a firmare su www.endecocide.eu
LUCIA JANE BELTRAME*

 

Oggi le leggi internazionali riconoscono il diritto ad un ambiente sano, all’acqua, al cibo, alla salute, alla sicurezza. Ma questo diritto è inseparabile dai diritti attribuiti alla natura stessa di proteggere efficacemente gli ecosistemi terrestri da cui noi tutti dipendiamo. Per avviare cambiamenti su questa scala in poco tempo sono necessari cambi alle strutture legali, è necessario un cambiamento che risolva il fulcro del problema. La legge ha svolto un ruolo fondamentale nella creazione di un sistema in cui non teniamo conto delle conseguenze delle nostre azioni perché è la legge stessa ad enfatizzare l’importanza del conseguimento di profitto economico, ma adesso ha il potere di cambiare le cose in meglio.

L’iniziativa dei Cittadini Europei si tratta di un nuovo tentativo di riformare la legge internazionale usando uno strumento di democrazia partecipativa e diretta che permette a gruppi di cittadini di inviare proposte di legge direttamente alla Commissione Europea.

Un impegno non più procrastinabile, infatti l’OCSE ha fornito un severo avvertimento: le emissioni di anidride carbonica associate all’uso di energia cresceranno in maniera insostenibile nei prossimi anni a causa della nostra dipendenza dai combustibili fossili. Come conseguenza, entro il 2100 le temperature medie globali aumenteranno tra i 3 e i 6 gradi centigradi. Inoltre, i dati dimostrano che la terra ha oltrepassato il ‘punto di non ritorno’; gli scienziati avvertono che l’aumento della popolazione, la distruzione estensiva di ecosistemi naturali, oltre al cambiamento climatico, potrebbero condurre ad un cambiamento irreversibile nella biosfera terrestre, con conseguenze alle quali non siamo preparati.

L’ecocidio, definito come “la distruzione estensiva, il danno o la perdita di ecosistemi di un dato territorio”, deve essere riconosciuto come una minaccia per la vita ei diritti delle generazioni future. Ciò che rende unica l’iniziativa End Ecocide è la possibilità di includere, con una parola soltanto, tutti i casi di distruzione, danno o perdita di ecosistemi, le cui singole battaglie sono valorosamente combattute da centinaia di migliaia di persone. Con un singolo crimine possiamo criminalizzare la deforestazione, il fracking, le sabbie bituminose, i rifiuti e roghi tossici, la perdita della biodiversità, lo spopolamento degli alveari, come illustrato dal sito, istituendo una sorta di panacea legale per il pianeta Terra. Per la prima volta inoltre si prendono in considerazione le conseguenze e i rischi di un danno; prendiamo il caso di Fukushima, dove la probabilità del danno è minima ma la conseguenza è enorme. La direttiva è basata sul diritto penale perché chiaramente le normative vigenti, che permettono ad aziende di ripagare un danno irreversibile con una minima sazione economica, non sono sufficienti.

Una direttiva contro l’ecocidio accelererà la transizione a un futuro sostenibile, riconoscendo l’importanza che hanno gli ecosistemi nel sostenere la vita. Non vi chiediamo di sacrificare nulla per una volta, non vogliamo i vostri soldi, non vi manderemo email, non ci vuole molto: solo due minuti per firmare e condividere. Non lasciamo i colpevoli di reati ambientali godano di impunità!

Decine di miliardi di cittadini in 28 paesi europei si sono già mobilitati, abbiamo già il supporto di numeroseorganizzazioni internazionali come GreenPeace, Legambiente, 350.org, e SlowFood e molti personaggi come Vandana Shiva, Kumi Naidoo, e Daniel Quinn. Fare sì che l’ecocidio diventi un crimine non è solo un nostro diritto democratico ma è anche un nostro dovere da cittadini italiani, europei e del mondo. E’ un dovere verso la Terra e verso le generazioni future, per la pace e per la salute. Questa volta abbiamo tutti la possibilità di fare qualcosa, sta a noi prenderci la responsabilità!

Vi serve qualche idea? Eccola! Per firmare www.endecocide.eu e per qualsiasi informazione, contattate lucia@endecocide.eu

* Coordinatrice Italiana EndEcocide


Clima, che strategia per l’adattamento.

 16/12/2013

RACHELE RIZZO

Si è tenuta a Roma il 9 e 10 dicembre la consultazione pubblica sulla bozza della Strategia Nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici, presentata dal Ministero dell’Ambiente nell’incontro agli stakeholder: associazioni dei cittadini, imprese e rappresentanti di enti territoriali. Questo appuntamento si inserisce nel percorso per l’elaborazione della strategia nazionale iniziato a luglio 2012: il documento presentato (disponibile a questo link) è una sintesi del lavoro svolto da numerosi rappresentanti del mondo accademico e scientifico, coordinati da Sergio Castellari del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici.

L’obiettivo generale del documento strategico è di ridurre in maniera efficace il rischio e i danni derivanti dagli impatti negativi dei cambiamenti climatici, nonché di trarre vantaggio dai potenziali benefici delle azioni di adattamento, anticipando o reagendo al fenomeno. La stesura della strategia italiana si inserisce nel più ampio contesto di adattamento a livello europeo, nell’ambito del quale diversi paesi condividono le best practice nazionali sulla piattaforma Climate-ADAPT.

La Strategia Nazionale di Adattamento delinea la visione e l’approccio alle misure da intraprendere per adattarsi alla parte dei cambiamenti del sistema climatico già in corso e non più evitabili; le attività concrete saranno invece sviluppate in un documento successivo, ovvero nel Piano nazionale di adattamento. Il documento prevede l’analisi e la valutazione della vulnerabilità ai cambiamenti climatici a livello nazionale e divise per settori rilevanti quali le risorse idriche, le foreste, le zone costiere, l’agricoltura, le infrastrutture e la salute. Per ogni settore sono stati individuati l’approccio e le linee guida per costruire una capacità adattiva, i quali dovranno essere recepiti dal successivo Piano di Adattamento.

Come evidenziato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente, la regione del Mediterraneo è una delle aree più vulnerabili d’Europa ai cambiamenti climatici. Una tale vulnerabilità, combinata alle previsioni di impatti negativi nei prossimi decenni, richiede una consapevole pianificazione di interventi preventivi e correttivi per limitare i danni alla popolazione e al territorio. Perciò l’elaborazione della Strategia ha previsto il coinvolgimento di decisori politici a livello istituzionale e dei portatori di interesse, con l’obiettivo di definire i principi generali per l’adattamento in Italia.

Gli incontri di dicembre hanno raccolto le prime reazioni alla bozza del documento da parte dei portatori di interesse, le associazioni di categoria e dei cittadini, i quali sono chiamati a partecipare attivamente alla stesura del documento presentando commenti e osservazioni tramite questionari, incontri ed un apposita procedura online, che si concluderà il 31 dicembre prossimo. I commenti e le osservazioni saranno valutati ed integrati al documento dagli esperti e dai rappresentanti del ministero.

Dall’incontro presso il Ministero sono emerse alcune criticità del nostro paese, come il dissesto idrogeologico nazionale che vede aumentare il rischio di frane, flussi di fango e detriti e alluvioni lampo. Le zone maggiormente esposte al rischio comprendono la valle del fiume Po e le aree alpine ed appenniniche. Un altro dei punti critici evidenziati dalla strategia è la ricerca di soluzioni assicurative private e pubbliche che proteggano dai danni causati dai cambiamenti climatici. In questo settore in particolare il Ministero chiede la collaborazione del settore privato nel trovare soluzioni condivise.

Da parte delle associazioni presenti all’incontro è sorta la preoccupazione per i danni arrecati alla salute dalle mutate condizioni climatiche ed è emersa la volontà di collaborazione da parte dei rappresentanti del mondo agricolo per trovare assieme al Ministero nuovi modi per presidiare il territorio in maniera sostenibile. Di particolare interesse è stato l’inserimento del capitolo incentrato sugli effetti climatici sul patrimonio culturale, una peculiarità della strategia italiana che sottolinea la centralità del settore per il sistema economico del Paese e che si propone come best practice a livello europeo.

Nei prossimi mesi si concluderà la fase di consultazione pubblica, seguita dalla finalizzazione del documento di Strategia di Adattamento da parte degli esperti del mondo scientifico e del ministero prevista per giugno 2013. La speranza dei promotori della Strategia è di raggiungere la stesura di un documento ampiamente condiviso e che possa essere funzionale ad una rapida redazione del Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, rimanendo allineati agli altri paesi europei.

* Rachele Rizzo, neolaureata in International Relations presso l’università LUISS Guido Carli. Si interessa di sviluppo sostenibile dal punto di vista del policy making e della Responsabilità Sociale d’Impresa. Ha lanciato la campagna e i progetti Cha{lle}nge dell’associazione Luiss Sostenibile per ridurre l’impatto ambientale dell’università e attualmente collabora con l’Italian Climate Network. In passato si sono occupata di cooperazione allo sviluppo collaborando con l’ONG torinese CISV per progetti di turismo responsabile.