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18
Mag

Bonn, inizio a rilento dell’APA sulla definizione dell’agenda

di Gabriele Motta, Francesco Capezzuoli e Rachele Rizzo

L’incontro degli observer con la Presidenza della COP22

Rappresentanti della Presidenza della COP22 con i membri di YOUNGO – Credits: Antoine Gonthier

La seconda giornata a Bonn è cominciata ieri con un incontro tra la Presidenza della COP22 e le organizzazioni osservatrici (observer). Il presidente marocchino ha aperto la sessione parlando di come si voglia impegnare nel coinvolgimento della società civile nel corso della COP22, per continuare il buon lavoro svolto a Parigi: un processo inclusivo in cui anche gli attori non governativi hanno potuto contribuire al raggiungimento dell’accordo.

Sono quattro le aree tematiche proposte dalla presidenza:

1 – Genere e clima – nei Paesi in via di sviluppo il ruolo delle donne è cruciale nei processi di cambiamento della società è cruciale. In Africa non c’è cambiamento se le donne non sono coinvolte e questo è vero anche per i paesi arabi. Questo è stato determinante in diversi progetti anche in America Latina.

2 – Gioventù e clima – diverse società in Africa, Asia, America Latina e nel mondo arabo hanno età medie molto basse ed è quindi fondamentale coinvolgere i giovani nei negoziati.

3 – Migrazione climatica – essendo vicino alla regione subsahariana, il Marocco è consapevole di come la migrazione sia una dimensione determinante nell’approccio collettivo al clima e di come questo fenomeno stia crescendo con intensità.

4- Estende il processo agli attori culturali, canali di trasmissione di conoscenze fondamentali.

Il Presidente ha inoltre esortato a passare all’azione, poiché nonostante molte questioni politiche siano aperte è necessario essere pragmatici e preparare il lavoro in vista della COP22, dove la priorità sarà data ai finanziamenti, al capacity-building e al trasferimento di tecnologie.

La prima seduta dell’APA

La giornata è poi proseguita con la cerimonia di apertura del gruppo di lavoro ad hoc (APA) sull’implementazione dell’Accordo di Parigi. Durante il primo incontro dell’APA sono state elette le sue co-chair: Sarah Baashan, dell’Arabia Saudita, per i paesi non-Annex I e la neozelandese Jo Tyndall, per i paesi Annex I. Insieme, affermano di voler adottare un metodo di lavoro inclusivo e trasparente per mantenere lo spirito di Parigi.

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Credits: ONU Acción Climática @CMNUCC

Le co-chair si sono inoltre impegnate a lavorare con i presidenti degli altri corpi sussidiari per evitare ripetizioni ma anche per evitare omissioni nell’implementazione dell’Accordo. Si registra una certa preoccupazione da alcune delegazioni sul fatto che alcune parti dell’Accordo di Parigi non siano state correttamente trasposte nell’agenda di lavoro dell’APA, che risulterebbe sbilanciata verso il tema della mitigazione. La discussione sull’agenda ha richiesto quindi una sospensione della sessione per avviare alcune discussioni informali per accogliere le modifiche all’agenda proposte dal G77 + Cina e dai gruppi che le supportano (Africa Group, LDCs, ALBA, Coalition of Rainforest Nations, Palestina, Mongolia).

Si segnalano inoltre gli interventi dell’Australia (Umbrella Group), che ha rimarcato la necessità di una transizione verso un’economia resiliente ai cambiamenti climatici, sottolineando come gli INDC dovrebbero costituire la base dei futuri business plans dei Paesi; del Mali (African Group) e della Colombia (AILAC), che hanno posto l’accento sul ruolo chiave della Trasparenza, aggiungendo come azioni consistenti possano coesistere con una rapida implementazione dell’Accordo di Parigi; del Venezuela, intervenuto per l’Alleanza boliviana per le Americhe con un discorso estremamente duro, richiamando le responsabilità dei Paesi Sviluppati nell’aver causato i cambiamenti climatici e della loro necessità di compensare per i danni causati. L’Accordo di Parigi è stato da essi dipinto come un accordo minimo, che non è abbastanza così come non sono abbastanza ambiziosi gli INDCs. Inoltre il Venezuela ha chiesto maggior importanza ai temi del finanziamento e il trasferimento tecnologico e ha ricordato l’urgenza di ratificare gli emendamenti di Doha al protocollo di Kyoto per il secondo periodo di compromesso.

Da segnalare, infine, l’intervento dei giovani di YOUNGO, i quali oltre a richiamare la necessità di avviare il percorso di aggiornamento degli INDC per definirne di più ambiziosi, hanno chiesto a gran voce un maggior coinvolgimento nelle discussioni: “siamo qui per dare una mano”.

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