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Dic

Cos’è il reporting all’interno dei negoziati

 

Durante i negoziati di Doha abbiamo incontrato il dott. Riccardo De Lauretis (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale – ISPRA), membro della delegazione italiana nei negoziati e responsabile dell’Inventario Nazionale delle emissioni di gas serra. Questa la chiacchierata fatta con lui sul tema del reporting. 


Tema centrale dei tavoli negoziali è l’attività di reporting. In breve che cosa è il reporting e chi è tenuto a farlo?

La convenzione quadro delle nazioni unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) stabilisce che i paesi membri della convenzione stessa eseguano un periodica attività di trasmissione delle informazioni (reporting). 

Tale attività, obbligatoria per tutti i membri della Convenzione, viene svolta con modalità distinte: i Paesi Annex 1 sono tenuti a trasmettere ogni anno l’inventario nazionale delle emissioni di gas serra (qui quello italiano) e ogni 4-5 anni delle comunicazioni nazionali (qui quella italiana); i Paesi Non Annex 1 sono tenuti a eseguire solo la comunicazione nazionale in relazione alla disponibilità dei fondi. 

La comunicazione nazionale, oltre ai dati relativi alle emissioni, contiene gli scenari di confronto con gli impegni di riduzione presi, le politiche e le misure intraprese per la loro attuazione, il loro stato di avanzamento e l’efficienza delle misure già in fase di attuazione. 

Inoltre sono riportate le informazioni relative  a vulnerabilità e misure di adattamento, ricerca scientifica, educazione e comunicazione con il pubblico, trasferimento tecnologico e applicazione dei meccanismi flessibili (previsti dalla Convenzione) e della cooperazione con i Paesi non Annex 1.

La Durban Platform, approvata lo scorso anno, ha introdotto dei rapporti biennali, che rappresentano una sintesi intermedia di quanto riportato nelle Comunicazioni Nazionali. Tali report sono obbligatori per tutti i membri: infatti entro il 2015 tutti i paesi della convenzione dovranno fornire almeno il primo rapporto biennale.

 

Nel Post Kyoto sarà fondamentale l’attività di reporting per i Paesi non Annex I: quali sono le potenzialità e quali le criticità

La disponibilità dei rapporti biennali nel 2015 darà la possibilità di avere dei dati di emissione stimati localmente da parte di tutti gli Stati della Convenzione. Questo fornirà una base conoscitiva di partenza sia per implementare misure di riduzione più efficaci sia per individuare i settori sui quali agire per migliorare il trasferimento di conoscenze per la raccolta di informazioni. 

Il maggior aspetto critico è la disponibilità di risorse umane e finanziarie per eseguire tali procedure, soprattutto nei paesi non Annex I, e garantire una struttura solida ed affidabile in sede di verifica dei lavori prodotti. 

 

Dopo più 10 anni di attività di reporting consolidata da parte dei Paesi Annex I, tenendo conto delle continue conferme da parte della comunità scientifica sulle evidenze del cambiamento climatico in atto, cosa rallenta il negoziato alla luce di una base tecnico-scientifica solida? 

Vi sono due tipi di criticità: uno tecnico, come detto in precedenza, e uno politico. La criticità politica sta nel fatto che i Paesi non Annex I sottolineano la responsabilità storica dei Paesi Sviluppati e quindi, in carenza di impegni chiari e ambiziosi da parte degli stessi non vedono di buon occhio l’implementazione di uno strumento di “controllo”. (se da un lato può essere comprensibile per Stati “minori” (es: AOSIS) questo non lo è per grandi economie come Cina e India ndr).

Dal punto di vista tecnico vi sono forti criticità da parte dei Paesi Non Annex I in quanto i dati necessari ad eseguire le stime sono carenti e  l’attività di reporting potrebbe avere delle carenze nei confronti dei requisiti richiesti dalla convenzione (trasparenza, completezza, accuratezza, consistenza delle serie storiche (che scarseggiano. ndr) e confronto con le emissioni degli altri paesi (metodologie). 

Queste criticità sono evidenti nei tavoli negoziali: per i Paesi che hanno sottoscritto il Protocollo di Kyoto la revisione è un processo di controllo verifica ed eventuale ricalcolo delle stime, mentre per gli altri Paesi della Convenzione sono più che altro dei commenti. 

L’implementazione del processo di review è un addendum per il Paese in quanto rappresenta un’occasione per incrementare la propria capacity building, le proprie stime e le strategie di policy: il team di esperti che si è creato in questi anni può essere quindi un’opportunità per i paesi non Annex 1. 

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