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21
Nov

L’ultima giornata alla COP22

di Maria Carolina de Vera

I lavori della plenaria conclusiva della COP22 non sono incominciati nei migliori dei modi almeno per chi, come me, aveva in mano il bollettino del Climate Action Network con i numeri sui finanziamenti per l’adattamento. Nei giorni della COP sono stati devoluti 80 milioni di dollari al Fondo di Adattamento da parte di alcuni paesi come la Germania, la Svezia, l’Italia e alcune regioni del Belgio. Ma queste risorse quanto valgono rispetto a quello che sarebbe necessario? Poco. Se si guarda al Financial Gap presentato dall’UNEP nei giorni scorsi, si parla del bisogno di finanziamenti tra i 56 e 73 miliardi di dollari all’anno che tra 13 anni aumenteranno a valori tra i 140 e i 300 miliardi di dollari. Siamo dunque al solo 0,1% di quanto serve. Il tema delle risorse rimane sempre quello più difficile e deprimente.

La giornata è stata lunga e l’inizio della plenaria è stato posticipato varie volte (incominciando poi verso le 11 di sera). Il leitmotiv della serata è stato il richiamare una forte necessità d’azione per il periodo pre-2020, con i paesi in via di sviluppo a farsi sentire maggiormente. Il 2018 sarà l’anno di adozione del “famoso” Rulebook che include le regole per rendere operativo l’Accordo di Parigi e l’anno di analisi dei contributi dei vari paesi sulle riduzioni delle emissioni. Nei vari interventi dei delegati si è sempre parlato dei progressi fatti in queste due settimane di Conferenza delle Parti e la Cina ha esplicitamente dichiarato che supporterà uno sviluppo ecologico del vivere civile e dimostrerà responsabilità. Per la Francia, il momentum di Parigi è stato rafforzato a Marrakech. Momento di giubilo quando il presidente della COP, Salaheddine Mezouar, ha cantato per tutti gli auguri di buon compleanno per il rappresentante del Mali che proprio venerdì faceva gli anni. 

I toni distesi non hanno invece caratterizzato gli interventi della Società Civile, la quale ha riportato sul tavolo temi come il Loss and Damage e i finanziamenti. Commovente l’intervento della rappresentante della Women & Gender Constituency che, dopo aver denunciato la sua situazione di provenienza in Peru dove manca l’acqua, ha invitato ad aumentare gli sforzi per un mondo ad energia rinnovabile e che rigetta gli strumenti di mercato come soluzione per finanziare la tutela del pianeta. Serve che aumentino gli sforzi dei paesi per ridurre le emissioni dato che quanto definito con gli NDC (le Nationally Determined Contributions) non scongiura un aumento della temperatura inferiore ai 2°C. Interessante anche l’intervento del rappresentante di YOUNGO, il gruppo giovanile dove confluiscono molte delle associazioni attive per il clima. Anche qui il richiamo all’uscita dalle fonti fossili e ad un’azione immediata.

Non è mancato il ricordo del lancio di questi giorni della prima piattaforma in assoluto per le comunità rurali e le popolazioni indigene: sarà uno strumento che permetterà di raccogliere, convogliare e sostenere le varie iniziative di quelle popolazioni che spesso hanno ancora un peso troppo piccolo nelle discussioni. All’anno prossimo la definizione delle sue modalità operative e di come deve essere finanziata.

E’ così che si è conclusa la lunga nottata della tornata conclusiva della COP22, dove per chi ha seguito gli interventi la sensazione era quella di condivisione delle posizioni e apprezzamento del lavoro svolto, con chi invece rappresenta il mondo fuori che chiama ad incrementare gli sforzi visto quello che rimane da fare (di cui il report dell’UNEP e quello IEA per le azioni pre-2020 ne riportano chiaramente la portata).

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