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19
Ott

Settembre 2019, più caldo che fresco

di Simone Abelli, meteorologo del Centro Epson Meteo

Il mese di settembre ha mostrato un andamento altalenante fra periodi relativamente lunghi ancora di stampo estivo, con la presenza di alta pressione e masse d’aria calda di origine sub-tropicale, e brevi incursioni dalle caratteristiche autunnali con precipitazioni a tratti intense e temperature temporaneamente sotto la media. Nel complesso hanno dominato i periodi caldi rispetto a quelli più freschi, in particolare a inizio mese, durante la seconda decade e nell’ultima settimana quando le temperature si sono portate spesso oltre i 30 gradi in molte regioni; ne è scaturita un’anomalia termica pari a +1.2°C rispetto alla media del trentennio 1981-2010, valore non eccezionale, ma che rientra comunque nei dieci più elevati degli ultimi 60 anni. Per quel che riguarda le precipitazioni, nonostante il transito di 9 perturbazioni che hanno causato anche locali eventi di forte intensità, in particolare durante la prima decade e a cavallo fra la seconda e la terza decade del mese, il bilancio è risultato complessivamente negativo (-18%) con le anomalie più evidenti al Nord-Ovest, al Centro e sulle Isole. Un inizio di autunno, dunque, all’insegna del caldo e delle precipitazioni inferiori alla norma, ma con fenomeni spesso intensi e di breve durata. Da inizio anno il quadro della situazione non presenta grosse modifiche rispetto a quanto emerso il mese scorso: l’anomalia termica da gennaio resta pari a +0.7°C che, per il momento, mantiene il 2019 fra i dieci anni più caldi della serie storica, mentre le precipitazioni, pur mostrando una ulteriore lieve flessione, rimangono molto vicine alla norma (-4%) a livello nazionale.

La concentrazione di CO2 in atmosfera, ormai saldamente oltre i 400 ppm, ha raggiunto il suo minimo annuale con la prospettiva di risalire rapidamente nei prossimi mesi come di consueto a causa della conclusione della stagione vegetativa nell’emisfero boreale; i valori di quest’anno, dai 2 ai 3 ppm più elevati rispetto a quelli osservati l’anno scorso, dimostrano chiaramente che la crescita della concentrazione del principale gas serra non accenna a rallentare.

Di conseguenza anche la quantità di calore intrappolato in atmosfera dai gas a effetto serra non può far altro che crescere, così come, naturalmente, anche la temperatura media globale il cui trend, al di là delle variazioni interannuali, è anch’esso in costante salita.

Come è noto, una delle conseguenze più evidenti di questo incremento del riscaldamento globale è la riduzione dei ghiacci artici i quali mediamente perdono il 12.9% di superficie ogni decennio, pari a 82400 chilometri quadrati, equivalente a poco meno della superficie dell’Austria.

Il 18 settembre scorso è stata raggiunta la minima estensione annuale della banchisa artica che, con 4.15 milioni di chilometri quadrati, rappresenta il secondo valore più basso dopo il record del 2012, a pari merito con il dato del 2007 e del 2016; considerando la media mensile, il dato del settembre di quest’anno, pari a 4.32 chilometri quadrati, rappresenta il terzo valore più basso della serie storica dopo il 2012 e il 2007.

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