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Dic

Sempre più scarsa, sempre più contesa, l’acqua dovrà essere un tema centrale per la COP

di Anna Laura Rassu

Tra i tanti nomi che sono stati assegnati a questa conferenza c’è anche quello di “Blue COP” perché il tema dell’acqua e degli oceani è diventato centrale, tanto da essere trattato per la prima volta direttamente dai negoziatori. Numerosi gli appuntamenti che hanno trattato l’argomento durante queste due settimane, spaziando dall’Oceano fino alle risposte agli eventi estremi.

UN Water, ovvero il sottogruppo delle Nazioni Unite che si occupa di progetti direttamente connessi con tutto ciò che riguarda la “fresh water” (ovvero l’acqua dolce, utilizzabile per l’alimentazione e la sanificazione) ha organizzato Climate-resilient water management solutions, un evento in collaborazione con UNESCO sulla gestione sostenibile dell’acqua come forma di adattamento.

L’organizzazione ha ribadito durante l’evento che l’acqua è un elemento centrale quando si parla del cambiamento climatico e dei suoi effetti. Il 90% degli eventi catastrofici sono legati all’acqua o alla sua mancanza: siccità, desertificazione, contaminazione, aumento del livello del mare, fame (poiché siccità significa danni all’agricoltura), scomparsa dei ghiacciai. Una mutazione inesorabile. «Tutto muta così rapidamente», ha spiegato Antonio Canas Calderon, Ministro dell’ambiente e delle risorse naturali di El Salvador, «che la scienza fatica a tenere il passo. Siamo noi che non siamo organizzati per un buon utilizzo dell’acqua o sono gli effetti così terribilmente grandi da essere ingestibili?»

Ogni settore umano e produttivo si dovrebbe relazionare con il tema, imparando a pianificare una gestione responsabile e sostenibile dell’acqua. Iniziando a prendere decisioni difficili per affrontare la crescente competizione per le risorse idriche e l’acuirsi dello stress idrico.

Adel Alobeiaat, capo della direzione strategica per il Ministero dell’acqua e delle irrigazioni della Giordania ha mostrato come il paese si trovi già oggi in difficoltà dal punto di vista della resilienza idrica. «Dobbiamo estrarre acqua a profondità crescenti, fino a 100 metri sotto il livello del mare o farla arrivare da luoghi molto distanti fino alle nostre città, accumularla in dicembre e gennaio  per i mesi estivi, in modo da non dover fermare le nostre attività agricole». Per ovviare la scarsità si sperimentano tecniche per abbassare il consumo, come la copertura del terreno per evitare la dispersione di vapore o l’utilizzo di specie selezionate con un basso bisogno idrico. Ma si possono verificare situazioni incontrollabili. Come l’aumento di prelievo in alcune regioni per offrire necessaria assistenza sanitaria all’enorme numero di profughi in arrivo dalla Siria, che sta esacerbando tensioni sociali.

Abdou Guero, direttore tecnico della Niger Basin Authority ha illustrato un progetto per impiegare i finanziamenti della finanza climatica per il periodo 2020 al 2025, provenienti da risorse pubbliche e private, per progetti di adattamento e mitigazione, e per convincere i paesi  confinanti con il bacino del Niger (a cui devono essere forniti strumenti, tecniche, metodi, adattamenti) a sviluppare operazioni comuni.

Peter Thompson, emissario speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per gli Oceani, presente all’evento organizzato da Un Water, ha voluto sottolineare come le crisi idriche aumenteranno con l’aumentare delle emissioni climalteranti. Per questo l’importanza di rimanere entro un riscaldamento di 1,5 gradi rispetto all’era pre-industriale e l’importanza dell’educazione nella gestione sostenibile dell’acqua, soprattutto tra le popolazioni più colpite. «Un obiettivo difficile ma non impossibile».

Per ribadire la centralità del tema acqua, Thompson ha annunciato l’avvio dei lavori per tenere una COP dell’acqua nel 2023, in cui si tratteranno strategie specifiche da includere nel processo dell’Accordo di Parigi. Un lavoro importante che dovrà protrarsi per tutta la prossima decade.

Nel 2030, scade infatti il tempo per il raggiungimento dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile, di cui il #6 è proprio l’acqua. Acquisire competenza nella gestione idrica ha impatti però su tutti gli altri, anche quelli che sembrano più distanti. Come il 15° (proteggere gli ecosistemi terrestri, senz’acqua non c’è vita nemmeno sulla terra) e il sedicesimo (mantenere pace e giustizia ed evitare conflitti, che sempre di più sono scatenati dalla spietata competizione per l’acqua).

Un altro momento importante inerente all’acqua durante COP25 è stata la giornata dell’11 dicembre, quando Il Global Water Partnership ha organizzato una conferenza stampa sul ruolo che la gestione idrica dovrà avere nei prossimi NDC, che dovranno essere rinnovati a partire dall’anno prossimo allo scadere dei 5 anni dal 2015. Un ruolo crescente hanno ribadito gli speaker come Robert Bradley, di NDC partnership, un’organizzazione di consulenza nata  per supportare i vari paesi nel migliorare e aggiornare i propri contributi, che lavora con 53 paesi (ma che ha ricevuto ad ora più di 1000 richieste) tra cui il Mozambico dove lavora per la gestione delle alluvioni, il Messico nel pompaggio dell’acqua per le zone siccitose, in Giordania in progetti di formazione. 

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