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09
Dic

Side Event – Soluzioni dal basso, soluzioni vincenti

di Daniele Viganò e Violetta Vivarelli

Mentre attendiamo il risultato finale della COP21, che, ci auguriamo, ci consegnerà l’accordo per la conversione economica verso un mondo climaticamente sostenibile, vorremmo proporvi una riflessione sui grandi passi in avanti che possono essere concretamente effettuati dagli enti locali. Il potenziale di spinta verso la sostenibilità urbana rappresenta infatti uno degli aspetti più concreti della lotta ai cambiamenti climatici. Sostenuto dal fatto che già nel 2050 si prevede che il 70% della popolazione vivrà nelle città e attualmente la maggior parte delle emissioni proviene direttamente dall’ambiente urbano (75% secondo stime dell’UNEP). Dunque, soluzioni dal basso invece che dall’alto.

All’interno di Le Bourget, sede della COP21, viene dedicato uno spazio internamente allo sviluppo di idee innovative finalizzate a rendere le città sostenibili, con un basso livello di emissione e fossil free, come ad esempio Stoccolma.

Dai molteplici incontri con sindaci, assessori e governatori locali, emerge che il nucleo centrale dell’impatto sul clima delle città, indipendentemente dal grado di sviluppo economico, dalla grandezza e dalla posizione geografica, è costituito dai trasporti. La società da secoli si è attrezzata per muoversi solamente con mezzi alimentati a combustibili fossili. In particolare oggi i motori a combustione interna sono una tecnologia così diffusa da essere ritenuta imprescindibile. Inoltre il trasporto su vetture private, spesso limitato a un uso individuale delle vetture in congestionati contesti urbani, è molto inefficiente, sia in termini di tempo che di emissioni. Per questo motivo è sempre più fondamentale sviluppare politiche concrete su car sharing, car pooling e bike sharing.  Tuttavia non è così automatico trasformare le politiche urbane e di trasporto di una città: ad esempio il trasporto su due ruote o gli spostamenti pedonali implicano un necessario cambio di infrastrutture per garantire la sicurezza dei cittadini: un altro motivo per restituire le strade a mezzi più efficienti e meno inquinanti delle automobili.

Anche le soluzioni alternative all’uso di motori a combustibili fossili esistono e la loro diffusione non è utopistica, come le vetture elettriche o ad idrogeno abbinate ad una adeguata infrastruttura per ricaricarle oppure l’utilizzo di biocarburanti prodotti localmente (ad esempio i rifiuti agroalimentari o zootecnici).

Nonostante le difficoltà molte città si sono preposte programmi verso una maggiore sostenibilità: tra quelle più ispiratrici c’è Stoccolma che ha recentemente dichiarato l’intenzione di diventare fossil-free entro il 2040, ossia completamente libera dall’uso di combustibili fossili. All’interno di questo ambizioso progetto, a cui dovrebbero ispirarsi tutte le politiche governative mondiali, Stoccolma ha l’aspirazione ad esempio di eliminare entro il 2020 i bus alimentati a diesel (che costituiscono ora il 70% del totale), sostituendoli principalmente con quelli a propulsione elettrica, ibrida, a biogas e biodiesel.

Oltre al pacchetto trasporti, Stoccolma prevede importanti interventi di risparmio ed efficienza energetica. Attualmente l’energia (elettrica e termica) degli edifici proviene per poco meno del 20% da petrolio e carbone: si prevede l’eliminazione totale di questa quota, per rifornirsi esclusivamente di fonti ad energia rinnovabile. Unica pecca dell’ambizioso programma è che una parte non trascurabile dell’energia proverrà comunque dalla combustione dei rifiuti.

Oslo, un’altra realtà pioniera e innovativa nel cambiamento delle politiche sui trasporti, si propone la riduzione del 95% di emissioni climalteranti, rispetto al 1990, da raggiungere nel 2030, in più con il passaggio intermedio del -50% nel 2020. Inoltre è stata prevista la diminuzione del 20% del numero di autovetture nei prossimi 5 anni dato che il 63% dei gas serra proviene dai trasporti, di cui la metà di questo valore è rappresentato dalle auto private.

Si prevede un parco di trasporto pubblico fossil free entro il 2020, con la costruzione di una adeguata infrastruttura per alimentazione elettrica, che diventi nel tempo capillare tanto quanto la rete di rifornimento fossile. “Sono già attive ben 1300 stazioni, con altre 300 programmate per il 2016” dice Eivind Tandberg del dipartimento di ambiente e trasporti. L’altra misura forte della capitale norvegese è la riduzione dei parcheggi pubblici e, in contemporanea, l’aumento delle loro tariffe, per poi arrivare inoltre entro quattro anni al divieto totale di transito nel centro per le autovetture. Infine, tutti i fondi di investimento della città di Oslo disinvestiranno dalle fonti fossili, il che conferma il forte impegno di molte realtà scandinave aderenti al movimento del divestment.

Anche il settore navale andrà incontro a una grossa ristrutturazione: attualmente la maggior parte dei mezzi si basa su motori a diesel, ma sia Oslo che Stoccolma prevedono un’iniziale conversione della flotta a gas naturale per poi passare a biogas. Oltre alle già menzionate città europee, anche Bristol, capitale verde 2015, Milano, Nantes hanno presentato i loro progetti di mobilità sostenibile. A queste realtà del Vecchio Continente si rifanno i programmi di città nordamericane come San Francisco.

La città di La Paz (Bolivia) invece è considerata particolarmente vulnerabile e dipendente dall’ambiente. Circondata da 12 ghiacciai, la capitale boliviana, come qualsiasi città andina, dipende fortemente dalle risorse idriche contenute nei ghiacci rapidamente erosi dai cambiamenti climatici. Come per le altre città sudamericane rappresentate (tra cui Rosario e Quito) la prima misura concreta è la conversione dell’illuminazione a LED: uno strumento immediato che, applicato a grande scala, consente un notevole risparmio energetico. Alcune città come Belo Horizonte (Minas Gerais, Brasile) devono invece affrontare urgenti questioni legate all’adattamento, complicate da problemi locali quali deforestazione ed eccessivo sfruttamento di risorse minerarie, che ha portato, ad esempio, al recente disastro ambientale del Rio Doce, a 100 km dalla città.

Lo scorso weekend si è tenuto a Parigi il Climate Summit for Local Leaders, che riunisce oltre 1000 sindaci e governatori locali, con l’intento di rafforzare iniziative come il Compact of Mayors, ossia impegni ufficiali a lungo termine riguardanti riduzione delle emissioni e trasformazione verso città sempre più sostenibili e smart.

Da questo punto di vista, la lentezza nella programmazione del cambiamento a livello di governi contrasta con le molteplici iniziative locali concrete ed efficaci, che tuttavia non possono prescindere da una normativa e politica che le supporti, se si vuole una trasformazione dell’economia e del sistema energetico a livello globale.

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