A COP30 ABBIAMO INCONTRATO HAN TEN BROEKE
- La società civile europea ha prima incontrato un ristretto gruppo di negoziatori guidati da Han Ten Broeke, Vice del Commissario Hoekstra, e poi partecipato alla conferenza stampa Commissario europeo Wopke Hoekstra.
- Questi momenti hanno dimostrato che: c’è una distanza crescente tra ONG e istituzioni europee su finanza e attuazione, l’Unione Europea ha difficoltà nel trovare posizioni comuni e ambiziose, nonostante una consapevolezza condivisa che COP30 sarà un test cruciale per la credibilità del processo multilaterale.
In un incontro di appena 45 minuti, ma carico di contenuti e implicazioni politiche, la delegazione di Italian Climate Network insieme a CAN Europe ha incontrato, presso gli uffici della Rappresentanza UE, un ristretto gruppo di negoziatori guidati dal Vice del Commissario Hoekstra, Han Ten Broeke, affiancato dai rappresentanti della Danimarca, Paese che sta guidando il Conisiglio Europeo.
A pochi giorni dalle fasi decisive dei negoziati di COP30, l’appuntamento era visto dalle ONG come una rara finestra per spingere l’Unione Europea ad assumere una posizione più chiara e assertiva su quattro dossier chiave: ambizione climatica, giusta transizione, finanza climatica e adattamento.
La tensione era sottile ma palpabile: non un conflitto aperto, piuttosto la consapevolezza di essere a un bivio politico.
“Serve giustizia per colmare il gap di implementazione”: l’apertura di CAN Europe
La direttrice di CAN Europe, Chiara Martinelli, ha inaugurato il confronto delineando il quadro politico: un contesto internazionale in cui la credibilità del processo climatico è in discussione e dove l’UE, storicamente forza trainante, rischia di apparire immobile.
Martinelli ha richiamato tre punti fondamentali:
- l’urgenza di affrontare il crescente implementation gap;
- il ruolo storico dell’UE come leader, oggi percepito in declino;
- la necessità di uscire da COP30 con risultati tangibili e celebrabili.
Il tema principale della sessione è stato la necessità di una risposta al persistente gap di ambizione degli NDC. Con oltre 80 Paesi – e la Presidenza brasiliana – che chiedono esplicitamente un TAFF roadmap (Transitioning away from fossil fuels), la società civile ha chiesto all’UE di chiarire se intenda sostenere il TAFF pubblicamente, se abbia già trasmesso proposte ai brasiliani e quale strategia voglia seguire per evitare che il testo finale si riduca, ancora una volta, a una formula di circostanza.
La risposta dei rappresentanti UE è stata prudente: “L’UE sostiene il TAFF, ma non abbiamo ancora una posizione sul roadmap”, ha affermato un rappresentante della Danimarca, ricordando le difficoltà interne di trovare un mandato unanime. Le diplomazie si muovono lente, dice. Gli Stati membri non sono allineati.
Just Transition: “Senza un meccanismo globale, il testo rischia di implodere”
È stata poi richiamata la discussione al punto più politico: la Giusta Transizione, tema che rischia di essere stralciato o annacquato senza un chiaro impegno dei Paesi sviluppati.
La richiesta è stata netta:
- creare un meccanismo internazionale dedicato;
- identificare un’entità di coordinamento globale;
- evitare che la giusta transizione si riduca a una serie di dialoghi non vincolanti.
L’UE ha riconosciuto l’importanza della materia, ma ha avvertito della crescente “fatica da nuovi meccanismi” tra gli Stati membri e della preferenza a “mainstreamare” il concetto nelle politiche esistenti.
Le ONG non hanno replicato, ma alcune sopracciglia si sono sollevate.
Adattamento: “Triplicare il finanziamento non è opzionale”
Per l’adattamento è stato ricordato come il nuovo testo della Presidenza (Global Mutirão) incorpori l’idea di triplicare il finanziamento per l’adattamento (AF), sostenuta dall’intero blocco dei Paesi in via di sviluppo.
CAN Europe ha chiesto all’UE di sostenere la proposta, presentare una strategia chiara per un package coerente su GGA e finanza ed evitare il ripetersi dell’impasse dello scorso anno.
La risposta UE è stata cauta, con un rappresentate della Danimarca che ha evidenziato la “quasi totale assenza di spazio politico” tra gli Stati membri per nuovi impegni finanziari vincolanti.
Voci di corridoio sostengono, infatti, che alcuni Paesi europei, tra cui Italia, Francia e Polonia, si oppongano ad aumentare i finanziamenti in adattamento. Il Ministro Pichetto Fratin sostiene anzi che l’Italia ha già raggiunto la sua quota, ma quest’ultimo dato potrebbe essere smentito dai conti, dato che il conteggio ministeriale include anche risorse ancora da mobilitare.
Finanza: la richiesta di un piano di delivery
Infine, è stata sollevata l’assenza, nel testo attuale, di un delivery plan sulla finanza climatica, richiesto da anni dai Paesi in via di sviluppo. La domanda delle ONG europee è stata: “L’UE è pronta a proporlo?”
L’UE ha ribadito di voler “mantenere quanto concordato lo scorso anno”, senza però assumere nuovi obblighi. Un “no” elegante.

La posizione della Commissione: tra leadership rivendicata e cautela estrema
Nella seconda parte del meeting, Han Ten Broeke, rappresentante del Commissario Hoekstra, ha preso gradualmente il centro della scena.
Il suo è stato un discorso pragmatico, quasi disincantato, con un approccio improntato alla realpolitik:
- Mitigazione come priorità assoluta: “A queste COP si deve parlare esclusivamente di mitigazione.”
- Scetticismo su nuovi impegni finanziari: “Nessuno è arrivato qui con nuove risorse. L’adattamento non può diventare l’unico tema.”
- TAFF non problematico: “Lula lo sosterrà, per l’UE non è un problema. Vedremo quale formulazione finale adotteremo.”
- Cautela sui nuovi meccanismi: “Questo non deve essere una COP dove si creano nuovi fondi.”
Secondo Ten Broeke, il contributo dell’UE dovrebbe concentrarsi su soluzioni pratiche per migliorare l’accesso ai finanziamenti, più che su nuovi impegni.
Ultimi scambi: “Il leader non esiste senza seguaci”
La Direttrice di CAN Europe, Chiara Martinelli, ha chiuso l’incontro come se volesse lasciare nell’aria una frase destinata a risuonare nei corridoi dei negoziati: “Non esiste leadership senza seguaci. E l’UE deve portare gli altri con sé. Questo è il suo ruolo. Questo è il momento di dimostrarlo.”
In conclusione, la società civile ha chiesto un gesto concreto sul TAFF, un chiaro segnale sull’adattamento e un impegno per rendere la COP un luogo di progressi reali, non di rinvii.
I negoziatori danesi hanno chiuso sottolineando che:
- l’UE non farà passi indietro sulla finanza per l’adattamento;
- l’obiettivo dei 300 miliardi di dollari del NCQG concordato a Baku resta condiviso, ma è complesso da quantificare;
- alcuni Stati membri destinano già oltre il 60% dei fondi all’adattamento.
A seguire, la conferenza stampa dell’UE ha offerto ulteriori elementi per interpretare la posizione europea.
Il Commissario europeo Wopke Hoekstra ha ribadito che per l’UE il successo di COP30 passa da un chiaro obiettivo: colmare l’implementation gap e l’ambition gap. L’UE riafferma l’obiettivo finanziario di Baku, assicurando la sua completa implementazione, anche in termini di finanza per l’adattamento. Ma la capodelegazione del Parlamento Europeo, Lidia Pereira, ha insistito sulla mitigazione e sulla riduzione dell’utilizzo dei combustibili fossili come risultato principale di questa COP.
Il Commissario ha, inoltre, aggiunto che molte Parti hanno un pensiero in linea con l’Unione Europea, tra cui spiccano Cina e Colombia.
Ma la stampa insiste e pone delle domande chiave:
- dove si colloca l’UE sulla proposta di triplicare i finanziamenti per l’adattamento?
- perché l’UE non ha appoggiato la Roadmap in modo compatto?
- l’Unione Europea supporta una roadmap per l’eliminazione dei combustibili fossili?
Hoekstra ha risposto che l’UE “ama la roadmap”, ma probabilmente userà un’altra formulazione: il linguaggio può cambiare per ottenere consenso.
Ha ricordato che a Dubai a COP28 l’UE voleva il linguaggio di “phase out”, ma si è ripiegato su “transitioning away” per compromesso.
Sulla questione commerciale, Hoekstra ha citato il CBAM, definendolo una politica chiara e compresa da tutti, su cui ci sarà un risultato ragionevole nel pacchetto finale di Belém. Non una cosa da poco: una vittoria per i Paesi in via di sviluppo che da tempo chiedevano di poter discutere di questo meccanismo all’interno dei negoziati del clima, in addizione ai consessi sul commercio come la WTO (World Trade Organization).
Sui finanziamenti: “L’Europa rappresenta il 30% della finanza climatica verso i Paesi in via di sviluppo: più del nostro fair share. Abbiamo bisogno che altre Parti contribuiscano”.
Si può dire in conclusione che il confronto a porte chiuse e la conferenza stampa hanno dimostrato che:
- c’è una distanza crescente tra ONG e istituzioni europee su finanza e attuazione;
- l’Unione Europea ha difficoltà nel trovare posizioni comuni e ambiziose;
- è una consapevolezza condivisa che COP30 sarà un test cruciale per la credibilità del processo multilaterale.
Interessante è stato anche notare come a porte chiuse l’UE si sia dimostrata interessata “esclusivamente” alla mitigazione, ma poi davanti al resto del mondo abbia indossato la casacca dell’adattamento. Se l’UE riuscirà a recuperare un ruolo guida dipenderà dalla sua capacità, nelle ore finali del negoziato, di tradurre dichiarazioni prudenti in impegni concreti.
Articolo a cura di Anna Pelicci e Claudia Concaro, delegate Italian Climate Network a COP30
