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Nov

A COP30 FOCUS SUL MEDITERRANEO, HOTSPOT CLIMATICO

  • La regione del Mediterraneo è uno degli epicentri dei cambiamenti climatici, lo confermano gli ultimi dati scientifici presentati a COP30 da Union for the Mediterranean e MedECC
  • Occorre sigillare un patto a beneficio delle persone intorno al Mediterraneo, e a beneficio della comunità globale nel suo complesso

Mentre nelle sale di COP30 proseguono i negoziati su tutti i focus tematici della Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nel centro congressi di Belém c’è anche molto spazio per fermarsi ad approfondire. È il caso della presentazione degli ultimi studi sui cambiamenti climatici in atto e prospettici nella regione mediterranea, i cui risultati sono stati mostrati giovedì da Union for the Mediterranean e MedECC.

Union for the Mediterranean è un’organizzazione intergovernativa che riunisce 43 Paesi per rafforzare la cooperazione e il dialogo regionali attraverso progetti e iniziative specifici che affrontano lo sviluppo inclusivo e sostenibile, la stabilità e l’integrazione nell’area euro-mediterranea. MedECC è la rete degli Esperti Mediterranei sul Cambiamento climatico e ambientale.

Il Vice Segretario Generale dell’organizzazione, Grammenos Mastrojeni, e la Principal Scientist della rete degli esperti, Magda Bou Dagher Kharrat, hanno presentato a Belém– nell’ambito delle iniziative del Padiglione Mediterraneo di COP30– le ultime evidenze scientifiche relative alle ricerche sulla regione mediterranea.

Kharrat ha sottolineato come nella rete indipendente gli esperti scientifici si siano “trovati, come mediterranei, un po’ attenuati”. I rapporti dell’IPCC (Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico), ha spiegato, “hanno una portata globale e la regione mediterranea non è molto ben rappresentata al suo interno, quindi abbiamo sentito la necessità di riunirci per portare scienziati e avere una visione reale supportata da dati su ciò che sta accadendo nel Mediterraneo. Per questo, circa 190 scienziati da 25 Paesi della regione hanno iniziato a preparare un rapporto su quanto stia accadendo nel Mediterraneo.

Mediterraneo, epicentro dei cambiamenti climatici

Qualunque cosa il mondo stia affrontando a causa dei cambiamenti globali, per Bou Dagher Kharrat “il Mediterraneo lo affronterà per primo e peggio e sta già accadendo. Vediamo il Mediterraneo come un epicentro del cambiamento globale, questo è come lo stiamo vedendo oggi”.

Immagine UNFCCC

La scienziata ha illustrato alcuni dettagli dei rapporti: Climate WEFE (water, energy, food, ecosystems) e Nexus relativi alle  le interconnessioni che amplificheranno i problemi in ogni settore di clima, acqua, energia, cibo ed ecosistemi, Environment- Migration-Conflict Nexus, su ambiente, migrazioni e conflitti e Rischi delle coste della regione del Mediterraneo.

L’impatto dell’uomo sull’ambiente – ha sottolineato la scienziata – risale a molto tempo fa, dalle prime coltivazioni, ma qualunque sia il nostro impatto su questa terra, è ora esacerbato dai cambiamenti climatici

Il quadro tracciato da numeri e argomenti snocciolati da Bou Dagher Kharrat è a tinte fosche: le temperature si stanno alzando il 20% più velocemente della media globale, il riscaldamento medio osservato è già di 1,5°C. ll nostro clima – sottolinea – è più caldo e secco in estate e abbiamo inverni più umidi spostandosi verso nord.”Abbiamo eventi estremi che non sono più episodici, stanno diventando la norma: precipitazioni e clima secco avranno un impatto sull’acqua in molti luoghi, ha affermato.

Acqua, biodiversità, sistemi alimentari e impatti sanitari

Secondo il rapporto, in alcuni luoghi l‘acqua sta diminuendo dal 10 al 30%. Le falde acquifere sono sovrautilizzate e la portata dei fiumi diminuisce, con forti impatti su agricoltura, produzione di energia e città. Si stima che la domanda di irrigazione crescerà tra il 4% e il 18% entro i 2100 e, con la popolazione, la domanda aumenterà ulteriormente tra il 22 e il 74%. 

La docente ha proseguito sul declino della biodiversità sulla terraferma, ma anche nel mare, che si stanno trasformando “in zone di rapida perdita” e sul processo di migrazione delle specie animali verso nord o alla loro estinzione.

Inoltre, ha aggiunto, i sistemi alimentari sono sotto pressione: “le nostre colture tradizionali e la pesca sono a rischio e con loro, la stessa dieta mediterranea”. In particolare, le rese di olive, uva, grano e gli stock ittici sono in declino e le importazioni alimentari aumentano la dipendenza e la vulnerabilità.

Quanto agli  impatti sanitari sulle persone: “il cambiamento climatico è una crisi di salute pubblica al rallentatore.” Più ondate di calore, spesso legate alle isole di calore urbane, comportano morti correlate al calore in aumento; malattie trasmesse da vettori in espansione, come il virus da West Nile e la dengue; malattie respiratorie peggiorate dall’inquinamento atmosferico.

Nexus Ambiente migrazioni e conflitti 

Gli impatti climatici non sono uguali e amplificano la disuguaglianza esistente tra il Nord e il Sud, tra ricchi e poveri. Nel 2017 ci sono state 68 milioni di persone sfollate nella regione del Mediterraneo.

I conflitti armati causano danni ambientali indiretti, compresi la distruzione di infrastrutture, collassi economici e sfollamento.

Le migrazioni possono sottoporre a forti tensioni i Paesi ospitanti e aumentare le tensioni locali.

Rischio costiero

Immagine UNFCCC

Con una mappa relativa alla densità della popolazione delle regioni e le principali città costiere, sono stati in conclusione evidenziati i rischi costieri dell’innalzamento del livello del mare e le conseguenze per le comunità insediate lungo le coste del Mediterraneo. Circa un terzo della popolazione della regione vive in zone costiere e fino a 20 milioni di persone potrebbero trovarsi ad affrontare uno sfollamento permanente entro il 2100. Inoltre, ci saranno  crescenti danni alle infrastrutture a causa dell’erosione del mare e  perdite economiche legate al turismo e per il patrimonio culturale. 

La richiesta e la proposta è quella di un’azione locale coordinata, rafforzando la diplomazia climatica, i bisogni per l’adattamento (ivi compresi migliori Piani di Adattamento, sistemi di early warnings), fondi e maggiore cooperazione tra Unione europea, Africa e Medio Oriente.

Per il Vice Segretario dell’Unione per il Mediterraneo, Mastrojeni, occorre sigillare un patto a beneficio delle persone intorno al Mediterraneo, ma a beneficio della comunità globale nel suo complesso, perché ciò che accade nel Mediterraneo non appartiene solo al Mediterraneo, appartiene all’Europa, all’Africa, all’Asia, appartiene agli equilibri globali. 

Articolo a cura di Paolo Della Ventura, coordinatore della sezione Clima e Advocacy di Italian Climate Network

Foto di copertina: Union for the Mediterranean

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