cop30 BOZZA PRESIDENZA
18
Nov

COP30, PRIMA BOZZA DELLA PRESIDENZA: L’ANALISI

  • La prima bozza sul processo di consultazione della Presidenza è un testo di 9 pagine in cui viene presentato il progresso dei negoziati di questi giorni.
  • Si celebrano i risultati del multilateralismo per il clima, ma ora il focus deve spostarsi sull’implementazione, la concretizzazione, dell’Accordo di Parigi.
  • Presentate alcune opzioni per risolvere i quattro punti rimasti fuori dall’agenda, tra cui triplicare la finanza per l’adattamento e creare una tabella di marcia per risolvere il gap di ambizione e di implementazione.

Nel primo mattino di martedì, alle 7:30 ora Belém, è uscita la prima bozza sul processo di consultazione della Presidenza di COP30. 

Il preambolo

Il testo richiama gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, come definiti nell’articolo 2.1, nel perimetro dei principi di equità e responsabilità comuni ma differenziate e relative capacità. Si richiama, inoltre, il processo di take stock dell’implementazione dell’Accordo (art. 14.1) e l’obbligo che i risultati del Global Stocktake informino le Parti nell’aggiornare e incrementare le azioni e il supporto, così come la cooperazione internazionale per l’azione climatica (art. 14.3). Si riconosce il ruolo fondamentale del multilateralismo e della cooperazione internazionale per affrontare i problemi globali, così come l’urgenza di far fronte in maniera comprensiva e sinergica alle crisi interconnesse dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità, nel contesto più ampio del raggiungimento di uno sviluppo sostenibile. 

Si ricorda anche che il carbon budget in linea con gli obiettivi di temperatura dell’Accordo di Parigi è limitato e si sta riducendo velocemente. Le emissioni storiche di CO2 rappresentano già i 4/5 del budget che ci consentirebbe, con il 50% di probabilità, di limitare l’aumento della temperatura media globale a 1.5°C rispetto all’era preindustriale.

Celebrazione del decimo anniversario dell’Accordo di Parigi

Alcuni paragrafi sono dedicati alla celebrazione dell’Accordo di Parigi e dei traguardi raggiunti nel contesto climatico multilaterale, alla riaffermazione del multilateralismo, della centralità della migliore scienza disponibile e dell’obiettivo di temperatura, così come definito dall’Accordo di Parigi. Si riprende il Global Stocktake, affermando che gli impatti e i rischi dei cambiamenti climatici sarebbero molto inferiori con un aumento di temperatura di 1.5°C, e si ribadisce la determinazione di limitare l’incremento di temperatura a 1.5°C, aggiungendo, rispetto al testo di Dubai, la volontà di contenere l’ampiezza e la durata dell’overshoot, e di chiudere il gap di adattamento. 

L’Accordo di Parigi sta funzionando, ma bisogna andare oltre e più velocemente.
Molti progressi sono stati fatti verso il primo goal dell’Accordo: l’incremento previsto di temperatura alla fine del secolo si è abbassato da 4°C a 1.9-2.6°C. Si prevede che le emissioni globali comincino a ridursi grazie alla completa attuazione dei nuovi Contributi Nazionali Determinati (Nationally Determined Contribution, NDC). La transizione globale verso uno sviluppo a basse emissioni e resiliente è irreversibile ed è una tendenza del futuro. 

Crediti: UNFCCC, 2025 NDC Synthesis Report

C’è la volontà di passare dall’enfasi sulle negoziazioni a un focus sull’implementazione, la concretizzazione, dell’Accordo di Parigi. Si invitano le Parti che non l’hanno ancora fatto a comunicare i loro Contributi Nazionali Determinati, le loro Strategie a lungo termine di sviluppo a basse emissioni e i Piani Nazionali di Adattamento (National Adaptation Plans, NAPs). Viene riconosciuta la necessità di aumentare il supporto finanziario fornito e mobilitato verso i Paesi in via di sviluppo, sottolineando inoltre l’insufficiente capitalizzazione del Fondo per Rispondere alle Perdite e Danni e i segnali negativi nell’approvvigionamento del Global Environment Facility e Green Climate Fund. 

Rispondere all’urgenza: accelerare l’implementazione, la solidarietà e la cooperazione internazionale

Si afferma la volontà di accelerare l’implementazione, il supporto e la cooperazione verso l’attuazione dei Contributi Nazionali Determinati in questo decennio critico e oltre. Tutti gli attori vengono invitati a lavorare insieme per accelerare e aumentare in modo significativo l’azione climatica a livello globale, nell’ottica di mantenere vivo l’obiettivo di 1.5°C, costruire resilienza e mobilitare finanza, tecnologie e capacity-building.

Importante la sollecitazione all’eliminazione graduale (phase out) dei sussidi fossili che non aiutano le persone in difficoltà energetica e che non sostengono una transizione equa verso energie pulite e, sotto forma di opzione al paragrafo 35, l’incoraggiamento alle Parti per cooperare agli sforzi globali definiti nel Global Stocktake di Dubai, tra cui triplicare la capacità rinnovabile globale, duplicare l’efficienza e il transitioning away dai combustibili fossili. 

Si richiede, quindi, al Segretariato di organizzare dei workshop per facilitare gli scambi di informazioni e di best practice per la preparazione e l’implementazione dei Contributi Nazionali Determinati. 

Il testo successivamente riporta delle possibili risoluzioni agli specifici punti oggetto delle consultazioni. 

Per affrontare il gap di implementazione e di ambizione, così come emerso dal Synthesis Report sui Contributi Nazionali Determinati e dal Synthesis of biennial transparency report, si propone di:

  • Stabilire uno spazio annuale di discussione dei due report, sotto CMA, per affrontare eventuali gap di ambizione e di implementazione, permettere lo scambio di conoscenza e di buone pratiche, rafforzare e implementare i NDC, nell’ottica di allinearsi con pathways in linea con l’1.5°C e con i risultati del primo Global Stocktake
  • Lanciare un “Global Implementation Accelerator” come iniziativa volontaria sotto la guida delle Presidenze COP30 e COP31 per accelerare l’implementazione, aumentare la cooperazione internazionale e supportare i Paesi nell’implementazione dei loro NDC e NAPs. L’iniziativa dovrebbe concludersi con un report a COP31.
  • Lanciare la “Belem Roadmap to 1.5°C”, sotto la guida delle Presidenze COP30 e COP31, per affrontare il gap di implementazione e di ambizione degli NDC, identificare opportunità e azioni per accelerare l’implementazione dei piani, così come gli investimenti e la cooperazione a supporto. La Roadmap si concluderebbe con un report a COP31. 

Per quanto riguarda la finanza climatica, si riaffermano gli obblighi finanziari dei Paesi sviluppati, così come definiti dall’articolo 9.1 dell’Accordo di Parigi, l’obiettivo di rendere i flussi finanziari consistenti con uno sviluppo a basse emissioni e resilienti, dall’articolo 2.1, e si richiama la decisione sull’obiettivo di finanza climatica presa a Baku (New Collective Quantified Goal, NCQG). 

La discussione sulla relazione tra l’articolo 9.1 e NCQG, che abbiamo visto negli scorsi giorni, viene riassunta in modo chiaro nel paragrafo 51: da un lato si afferma che l’NCQG include il 9.1, attraverso il 9, dall’altro di nota come l’NCQG non riesca a comprendere efficacemente l’articolo 9.1. 

Si decide di portare avanti urgentemente azioni per raggiungere l’obiettivo di Baku, aumentando la finanza climatica ad almeno 1.300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035 verso i Paesi in via di sviluppo, da tutte le fonti pubbliche e private, e mobilitando almeno 300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035 verso i Paesi in via di sviluppo, con i Paesi sviluppati nel ruolo di leader. 

Le opzioni presenti nel testo riguardano due temi: la finanza per l’adattamento e l’implementazione dell’articolo 9.1. Riguardo l’adattamento:

  • Opzione 1: si decide di definire un goal per triplicare la finanza per l’adattamento entro 2030/2035 rispetto ai livelli del 2025 (da fonti pubbliche?), di cui una quota significante dovrà essere canalizzata attraverso il Green Climate Fund, l’Adaptation Fund, il Least Developed Countries Fund e lo Special Climate Change Fund.
  • Opzione 2: si riprende il linguaggio di Baku sulla necessità di aumentare la finanza per l’adattamento, nel tentativo di creare un bilanciamento tra mitigazione e adattamento, la necessità di finanza pubblica, di sovvenzioni e di finanza concessionale, in particolare per adattamento e perdite e danni nei Paesi in via di sviluppo, specialmente per i Paesi meno sviluppati e le piccole isole.
  • Opzione 3: si esortano le Parti ad almeno triplicare la finanza per l’adattamento fornita dai livelli del 2025 al 2030 e si decide di lanciare un Belem Dialogue on Tripling Adaptation Finance per vederne i progressi. Si richiede ai co-chairs, con il supporto del Segretariato, di produrre un report annuale sulle discussioni a riguardo

Per l’implementazione dell’articolo 9.1, le opzioni sul tavolo sono:

  • stabilire un gruppo di lavoro di tre anni e un action plan legalmente vincolante sull’implementazione dell’articolo 9.1, anche per definire delle metodologie di reportistica comuni, migliorare i processi di definizione del budget e definire delle regole di suddivisione degli obblighi finanziari tra Paesi sviluppati (burden sharing arrangement).
  • creare un work programme su quattro punti separati: il bilancio tra finanza per la mitigazione e l’adattamento; la finanza mobilitata per l’obiettivo dei 300 miliardi di dollari all’anno e la creazione di maggiore trasparenza; l’obiettivo dei 1.300 miliardi di dollari all’anno, come definito da NCQG, e le raccomandazioni della Baku to Belem Roadmap; la qualità della finanza.
  • creare una tavola rotonda ministeriale per riflettere sull’implementazione del NCQG e stabilire un gruppo di lavoro di due anni per deliberare sull’implementazione del NCQG.
  • stabilire un Belem Global De-Risking and Project Preparation and Development Facility per catalizzare l’azione climatica e l’implementazione dei Paesi in via di sviluppo, trasformando gli NDC e i NAPs in progetti e country platforms e fornendo supporto per ridurre il rischio dei progetti nei Paesi in via di sviluppo. I Paesi sviluppati, in accordo con l’articolo 9.1, devono capitalizzare la Facility.
  • nessun testo

Sul tema delle cosiddette misure unilaterali:

  • Opzione 1: si invitano le Presidenze di COP30 e COP31 ad organizzare workshop tecnici sui legami tra clima e commercio, con la partecipazione di organizzazioni internazionali rilevanti.
  • Opzione 2: si decide di realizzare dei dialoghi alla sessione di giugno 2026, 2027 e 2028 sulle opportunità, sfide e barriere per aumentare la cooperazione internazionale per il ruolo del commercio come abilitatore per il raggiungimento degli obiettivi della Convenzione e dell’Accordo di Parigi.
  • Opzione 3: si decide di stabilire una piattaforma sulle misure unilaterali per esaminare la natura, lo scopo e gli impatti di queste misure, con particolare attenzione alle implicazioni sociali, economiche e relative allo sviluppo dei Paesi in via di sviluppo. La piattaforma faciliterà lo scambio di informazioni, l’identificazione di approcci per minimizzare gli impatti negativi.
  • Opzione 4: si invita il Segretariato a creare un summit di alto livello nel 2026 sull’importanza di un sistema internazionale aperto e supportivo nel contesto dello sviluppo sostenibile e dell’eradicazione della povertà; si decide di lanciare un dialogo annuale a riguardo.

Molte opzioni rimangono ancora sul tavolo. Per trovare un accordo, le consultazioni sono riprese a porte chiuse già nel pomeriggio di martedì. Resta ora da capire se la prossima versione del testo segnerà un passo avanti verso una convergenza di visioni.

Articolo a cura di Claudia Concaro, delegata di Italian Climate Network a Belém.

Immagine di copertina: foto di UN Climate Change – Kiara Worth

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