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14
Nov

LA COP30 DELLE CITTÀ: ABITARE, INCLUSIONE E RESILIENZA

  • La presidenza brasiliana di COP30 porta le città al centro dei negoziati sui cambiamenti climatici: presentato il nuovo Piano di Accelerazione per la Governance Multilivello..
  • Brasile e Germania assumono la co-leadership della Coalition for High Ambition Multilevel Partnerships, ponte tra Nord e Sud globale.
  • Beat the Heat traduce l’Impegno Globale per il Raffrescamento in azioni urbane contro il caldo estremo.

La presidenza di COP30 sta mantenendo la promessa di dare la giusta visibilità alle città nei negoziati sui cambiamenti climatici. Anticipata settimana scorsa da un vertice dei leader locali, la Conferenza di Belém si è aperta con due giornate dedicate all’azione urbana, culminate nel quarto Incontro Ministeriale su Urbanizzazione e Cambiamenti Climatici. Ministri, sindache e sindaci, governatrici e governatori, hanno discusso insieme a molte reti internazionali su come portare l’azione climatica fino alla scala delle comunità. Anche lunedì, nel suo intervento di apertura, il presidente della COP30 André Corrêa do Lago ha ricordato che “la presenza dei governi locali è estremamente importante, perché sono loro a dover attuare le decisioni prese alle COP”. 

L’incontro ha definito quattro impegni principali: portare le strategie climatiche nazionali (NDC) fino ai territori, aumentare i flussi finanziari, rafforzare la governance multilivello e agire sui temi del caldo urbano, dell’abitare e della natura in città.

L’idea di fondo è chiara: serve una governance verticale che colleghi il livello globale a quello nazionale e locale, e una governance orizzontale capace di tenere insieme temi come inquinamento, rischio idrico, espansione urbana e giustizia sociale. Per un’azione climatica equa ed efficace la trasformazione degli insediamenti informali, spesso i più vulnerabili agli impatti climatici, è una priorità. È necessario promuovere un approccio partecipativo e inclusivo, che valorizzi il sapere locale, perché chi vive i problemi in prima persona può guidare soluzioni efficaci e durature.

Foto: Hermes Caruzo/COP30

Dalla promessa all’azione: il nuovo Piano di Accelerazione brasiliano

Il governo brasiliano ha presentato il Piano di Accelerazione per la Governance Multilivello (Plano de Aceleração de Soluções, PAS), con l’obiettivo di integrare l’azione climatica tra governi nazionali, locali e società civile. Non è un documento tecnico destinato a restare sulla carta: il Brasile punta a rendere la cooperazione multilivello una condizione strutturale per attuare l’Accordo di Parigi.

Il PAS si fonda su quattro assi principali: 

  • decisioni informate sui rischi, 
  • rafforzamento di conoscenze e competenze, 
  • mobilitazione di finanza pubblica e privata, 
  • governance inclusiva con partecipazione sociale. 

Gli obiettivi sono ambiziosi e a breve termine: entro il 2028, 100 piani climatici nazionali (NDC e strategie di implementazione) dovranno includere formalmente strutture e meccanismi di governance multilivello. L’obiettivo salirà a 120 piani entro il 2030. Per sostenerli, si prevede la formazione di 6.000 funzionarie e funzionari, attraverso programmi coordinati da UN-Habitat e dalla coalizione CHAMP (Coalition for High Ambition Multilevel Partnerships). 

Brasile e Germania alla guida di CHAMP

Durante l’incontro ministeriale, il Brasile ha inoltre annunciato la co-leadership con la Germania dell’iniziativa CHAMP, nata alla COP28 per rafforzare la collaborazione tra governi nazionali e subnazionali su politiche e finanziamenti climatici. 

La leadership congiunta di un grande Paese dell’emisfero Sud e di un Paese europeo ad alta capacità tecnica ha un valore politico forte: rappresenta un ponte tra Nord e Sud globale e indica un passaggio dalla fase delle dichiarazioni a una fase realmente operativa. Come ha ricordato la ministra brasiliana dell’Ambiente Marina Silva, “le azioni di adattamento non riguardano solo la trasformazione delle città, ma anche quella dei modelli di governance”. Una governance inclusiva migliora la circolazione di dati, tecnologie e competenze, e permette alle città di accedere più facilmente ai fondi per il clima.

Beat the Heat: affrontare il caldo estremo

La presidenza brasiliana e il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) hanno lanciato Beat the Heat – Global Mutirão contro il caldo estremo, un’iniziativa già sostenuta da 185 città e 72 nazioni che mira a migliorare la resilienza urbana al caldo estremo.

“Le persone capiscono il caldo perché lo sentono nel proprio corpo”, ha dichiarato Ana Toni, CEO della COP30, ricordando l’importanza del coinvolgimento diretto delle comunità. Oggi le ondate di calore colpiscono circa 3 miliardi di persone, e la richiesta di energia per il raffrescamento potrebbe triplicare entro il 2050, aggravando le emissioni e la pressione sulle infrastrutture energetiche.

L’iniziativa punta a ridurre la povertà energetica legata al raffrescamento, migliorando l’efficienza degli edifici e creando rifugi climatici come parchi, corridoi verdi e spazi ombreggiati accessibili a tutte e tutti. Beat the Heat rappresenta la messa in pratica della Global Cooling Pledge, lanciata alla COP28: un passaggio dagli impegni globali ai programmi urbani di mitigazione (riducendo le emissioni) e adattamento (attenuando l’impatto della crisi climatica). L’Italia aveva già annunciato un contributo di 2 milioni di euro a sostegno di questa agenda durante i negoziati intermedi di Bonn, a giugno.

Le città come protagoniste 

Un nuovo rapporto di UN-Habitat conferma il crescente ruolo delle città nelle strategie climatiche nazionali: i nuovi NDC (Nationally Determined Contributions 3.0) contengono più del doppio delle informazioni a scala urbana rispetto ai piani precedenti, e quasi l’80% dei contenuti riguarda politiche locali o urbane. La connessione tra agende urbane e climatiche sembra quindi prendere forma, indicando che iniziative come CHAMP stanno già producendo risultati tangibili.

Il filo conduttore di questa prima parte di negoziati è chiaro: l’azione climatica passa dalle città. Dall’accesso equo all’abitare e ai servizi, alla rigenerazione degli insediamenti informali, fino alla costruzione di spazi urbani resilienti al caldo estremo, la COP30 sta tracciando una visione in cui l’azione climatica diventa un progetto urbano condiviso, partecipato e radicato nei territori.

Articolo a cura di Caterina Vetrugno, Volontaria di Italian Climate Network ed esperta di Resilienza Urbana

Immagine di copertina: foto di Alex Ferro/COP30

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