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GIORNO 6 – 15 NOVEMBRE 2025

Non aspettavate questo Bollettino COP, vero?

Ieri avevamo promesso un Bollettino tecnico, sessione per sessione e con informazioni su come sarebbe finita la prima settimana di COP30, per il fine settimana. Magari per domenica sera o lunedì mattina, da leggere a colazione prima di buttarsi nella “week 2”, quella dei Ministri.

Anche perché detto tra noi qui a Belém si sta ancora negoziando, la plenaria tecnica SBI-SBSTA si è chiusa stamani con pochissime sorprese. Tutti i tavoli avanzano alla seconda settimana, con le marginali eccezioni dei tavoli di lavoro su meccanismi finanziari e tecnologici e sui trasporti aerei e marittimi, entrambi rimandati agli intermedi di Bonn 2026. Adesso aspettiamo l’avvio di una plenaria COP vera e propria, di impostazione politica e aggiornamento in merito alle consultazioni della Presidenza, che dovrebbe iniziare mentre premiamo “invio”.

Sui singoli testi dei vari tavoli di lavoro, come detto, torneremo nel prossimo numero – la nostra delegazione sta studiando i testi, confrontandoli con vecchie bozze e con quanto emerso in sala nel dibattito.

Oggi però è emersa una cosa nuova, che valeva un Bollettino extra.

Tra le poche decisioni già sicure di questa COP30, la decisione sul Paese ospitante della COP32 del 2027 – mentre Australia e Turchia ancora battagliano tra loro per ospitare la COP31 del prossimo anno. Nel 2027 toccherà, secondo il criterio di rotazione geografica, all’Africa e si erano proposte in questo senso la Nigeria e l’Etiopia. Con stupore di molti osservatori, il governo etiope ha, infine, ottenuto il ritiro della proposta nigeriana, diventando quindi di fatto l’unico contendente. Possiamo già dire con certezza che la COP32 si terrà ad Addis Abeba. La “cittá fiore”, sede dell’Unione Africana, principale hub aeroportuale del continente, capitale di un Paese BRICS a due anni dalla COP brasiliana.

Ma quali sono le priorità del governo etiope, rispetto a questa ambiziosa (e ormai vincente) proposta? 

Qui nasce il problema. Secondo un delegato europeo di alto livello, che preferisce non essere citato, la decisione anticipata sul Paese ospitante di COP32 rischia ora di danneggiare fortemente i pochi risultati negoziali raggiunti in questa settimana sul filone dell’adattamento, ossia il tavolo Global Goal on Adaptation ed i relativi 100 indicatori di cui abbiamo spesso parlato nei nostri Bollettini. Quale il collegamento? L’Etiopia sembra aver gia espresso, tra ieri ed oggi, l’intenzione di centrare la visibilità politica della futura COP32 proprio sull’adattamento, sul Global Goal e sulla finanza per le azioni di adattamento, oltre a più ampie considerazioni sulla finanza climatica da Articolo 9 e sulla preparazione del secondo Global Stocktake, che si dovrà tenere l’anno successivo (e anche in questo caso sappiamo già dove, in India, altro Paese BRICS).

Se ci avete seguito fin qui, avrete già colto il motivo della preoccupazione del delegato con cui abbiamo parlato. Se la COP di Belém si chiudesse con risultati importanti sul Global Goal, sugli indicatori e sulla finanza per l’adattamento, potrebbe non rimanere niente sul piatto di una COP32 che la futura Presidenza etiope vorrebbe fortemente centrata proprio su quel filone. Nessuna vittoria politica di rilievo su un tema strategicamente centrale, insomma, se Belém porterà risultati prima. Questo imporrebbe al governo di Addis Abeba di rivedere fortemente (e probabilmente al ribasso) le proprie priorità e aspettative.

Ecco quindi che, sempre secondo la nostra fonte, l’Etiopia starebbe ora lavorando dietro le quinte per convincere gli alleati dell’African Group a rallentare i lavori sull’adattamento, creando un ostruzionismo tattico che possa portare non certo ad uno zero finale, ma magari al lancio di un “dialogo” o altro strumento politicamente leggero che possa traghettare il tema, senza toccarlo davvero, fino al 2027. Per poi dare all’Etiopia una vittoria negoziale e politica visibile e ben gestibile con – a quel punto – due anni di preparazione.

Tutto questo chiaramente confligge con le priorità della Presidenza brasiliana e con i desiderata di molte delegazioni, in primis di quella europea. Sta adesso al Brasile mediare per attutire l’effetto di questo “incidente di percorso” in una COP altrimenti orientata, almeno per adesso, a risultati ambiziosi e di alto livello. Anche perché è intuitivo che una possibile cover decision non potrà in ogni caso essere troppo sbilanciata sulla mitigazione a dispetto dell’adattamento, soprattutto in quella che per molti osservatori è ancora “la COP delle foreste”.

Torniamo in plenaria. Alla prossima.

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