GIORNO 7 – 17 NOVEMBRE 2025
La seconda settimana di COP30 si è aperta a pieno ritmo, con negoziati molto accesi su alcuni temi e la pubblicazione di nuove bozze di testo.
Ma le novità più importanti arrivano dalla presidenza brasiliana, che lunedì sera ha spiegato come intenderà procedere nei prossimi giorni. I Paesi avevano tempo fino alle 17 di lunedì per inviare proprie osservazioni e proposte in merito ai temi rimasti aperti dalla prima settimana, ed era atteso per martedì un testo pensato per raccogliere opinioni, vedute e, perché no, una way forward, una proposta della Presidenza su dove andare. Ma il Presidente di COP30, Correa do Lago, è andato oltre e ha scoperto le carte: martedì le delegazioni riceveranno una prima bozza di decisione finale, costruita in modo inedito – lo ha raccontato per primo il giornalista italiano Antonio Piemontese sul suo profilo Instagram.
Innanzitutto, per evitare tatticismi e ostruzionismo intorno al testo, si è deciso di passare dal termine cover decision a un “pacchetto”, un package in inglese, termine da sempre caro a questi ambienti climatico-diplomatici (niente di nuovo per chi ha letto il grandioso volume The Climate Diplomat di Peter Betts). Un pacchetto, anzi, due.
Un pacchetto A, di primo livello, che comprenderà tutte le decisioni più rilevanti. Un pacchetto B, di rango giuridico inferiore (forse una nota?), per ospitare i temi sui quali sembra emergere meno consenso. Un’abile mossa diplomatica per testare la sala e capire fin dove possono spingersi le divisioni, quindi fin dove possa lavorare la Presidenza verso un compromesso – che a questo punto dovrebbe includere ormai senza troppi dubbi anche un riferimento al transitioning away dai combustibili fossili. Sempre che la Cina riesca nell’ardita opera di mediazione, già avviata, con Russia e Arabia Saudita.
Ma dove eravamo rimasti, e qual era lo stato delle consultazioni della Presidenza fino a lunedì sera? Ce lo descrive la nostra delegata Claudia Concaro in questo approfondimento.

Non solo pacchetti, non solo cover decision. Se è vero che “niente potrà essere deciso finché tutto non sarà deciso”, torniamo ai lavori in sala, con gli aggiornamenti dai principali tavoli negoziali:
Adattamento
Le divergenze che hanno bloccato il negoziato sul Global Goal on Adaptation nella prima settimana sono rimaste tutte sul tavolo, lunedì è stato necessario convocare delle discussioni informali-informali: vedremo se queste riusciranno a portare dei passi avanti.
Lo stallo di questo tavolo influenza anche la finanza per l’adattamento, due filoni connessi ed entrambi fermi per disaccordo. Saranno i Ministri, nei prossimi giorni, a dover sciogliere il nodo: capire se e come accogliere la richiesta dei Paesi in via di sviluppo di arrivare ad almeno 120 miliardi di dollari l’anno, una cifra ben oltre l’attuale livello di finanziamenti (nel 2023 eravamo intorno ai 26 miliardi).
Sui Piani Nazionali per l’Adattamento il tavolo di lavoro è ricominciato sotto l’agenda della COP, la cui presidenza ha chiesto alle Parti di riprendere il testo per raccogliere i commenti sulle sezioni non affrontate nella prima settimana, senza entrare nel dettaglio dei paragrafi ma fornendo osservazioni sostanziali, per poter presentare un’altra iterazione del testo. I co-facilitatori hanno quindi raccolto le opinioni sulle sezioni meno discusse o per nulla affrontate in precedenza: restiamo in attesa di un aggiornamento della bozza.
Gender
Dopo un inizio promettente, con il buon proposito condiviso di spendere bene il tempo rimasto, in sala il dibattito è rimasto bloccato per oltre un’ora su posizioni apparentemente inconciliabili. Due i nodi su cui si è arenato il negoziato di lunedì.
La prima questione riguarda come raccogliere i dati: disaggregati per genere o per sesso? La seconda, quanto le strategie climatiche debbano mettere al centro le differenze di genere nella loro comunicazione e nel loro approccio: in modo trasversale a tutte le politiche (mainstreaming), o semplicemente un po’ più di quanto avviene ora?
Dietro quesiti apparentemente tecnici si nasconde una questione sostanziale: le politiche climatiche devono tenere conto della complessità sociale e delle teorie di giustizia.
Giusta Transizione
La settimana si apre con un nuovo testo e tempi strettissimi, mentre restano nodi irrisolti su messaggi chiave: riferimento ai combustibili fossili, possibile meccanismo di implementazione della Giusta Transizione e politiche di aggiustamento frontaliero del carbonio. Diverse Parti chiedono spazio per una sessione inf-inf. Nel testo compare una nota a piè di pagina sul termine “gender”, richiesta da Argentina e Paraguay (per quest’ultimo per ragioni costituzionali e legali), ma contestata da UK, UE, Australia e altri. Alcuni Paesi, tra cui Cuba e Oman, si oppongono invece all’uso di un linguaggio basato sui diritti umani. Nota finale: alta partecipazione di osservatori e constituency.
Global Stocktake
Nessuno dei due filoni negoziali relativi al Global Stocktake ha fatto passi avanti.
Il confronto sulle modalità del secondo ciclo resta fermo esattamente dove si era chiuso alla fine della prima settimana: il testo è ancora pieno di parentesi e le divisioni sulle tempistiche e sulla struttura del GST2 rimangono identiche. Anche sul contenuto tematico – dal ruolo del Loss and Damage alla questione IPCC – non si è mosso nulla.
Stesso copione per il Dialogo degli Emirati Arabi Uniti, che dovrebbe tradurre gli esiti del primo Global Stocktake in orientamenti concreti: nessuna convergenza sullo scopo del dialogo né sulla natura dei risultati attesi. Lunedì le delegazioni si sono messe a capannello per circa un’ora di informal-informal, cercando di trovare terreno comune: ai Ministri questa sera arriverà una nuova bozza, per cui ci aspettiamo aggiornamenti. Incrociamo le dita.
Mitigazione
Dopo una prima settimana di stallo, domenica è uscita una nuova bozza del Programma di lavoro sulla Mitigazione. Rimangono assenti impegni concreti per ridurre le emissioni in linea con l’obiettivo di 1.5°C, ma il testo mantiene il riferimento alla scienza e al linguaggio di Parigi.
Ce ne parla più nei dettagli Margherita Barbieri in questo articolo.

Perdite e Danni
Nella discussione sulla nuova bozza di decisione del Fondo restano profonde divergenze su alcuni passaggi chiave. Il Gruppo Arabo ha contestato l’assenza di riferimenti a un paragrafo di una decisione della COP28 considerato essenziale per la mobilitazione delle risorse e ha chiesto di rivedere anche il linguaggio sull’accesso, minacciando il ricorso alla rule 16 (che rimanderebbe la discussione ai prossimi negoziati) in caso di mancati progressi.
Molti Paesi vulnerabili hanno criticato il nuovo paragrafo 13: temono che il riferimento alle “barriere burocratiche” possa essere usato per restringere il mandato del Fondo. Hanno ricordato che la burocrazia è già un ostacolo strutturale e che questo Fondo dovrebbe funzionare in modo più semplice rispetto ai meccanismi esistenti. Diversi Paesi sviluppati hanno messo in guardia dal cherry picking delle decisioni passate: richiamare singoli paragrafi senza l’intero contesto, dicono, è fuorviante. L’UE chiede inoltre un testo più snello, senza duplicare il lavoro del Board.
Visto lo stallo i co-facilitatori hanno convocato incontri informal-informal su tre nodi: riferimenti alle decisioni della COP28, linguaggio su pledges e mobilitazione delle risorse, e modalità di accesso al Fondo. Le prossime ore diranno se esiste spazio per un testo condiviso.
Intanto, l’Unione europea
Anche per l’Unione europea iniziano i giorni “politici”, e a Belém è arrivato Wopke Hoekstra, Commissario per l’azione climatica, il Net zero e la crescita pulita. In una conferenza stampa che abbiamo seguito lunedì, Hoekstra ha sottolineato i recenti passi formalizzati dall’UE: NDC, con l’obiettivo di riduzione delle emissioni tra 66,25 e 72,5% al 2035; l’aggiornamento della Legge clima, con obiettivo al 2040 e relativa riduzione al 90% (con flessibilità del 5% attraverso l’utilizzo di crediti di carbonio internazionali di alta qualità).
Dopo aver velocemente rimarcato la necessità di un Piano d’azione per la Giusta Transizione, il Commissario si è soffermato sul CBAM, chiedendo di non cadere “nella trappola di dire che questa sarebbe una misura commerciale unilaterale: (…) è parte del nostro toolkit per il clima, per assicurarci fondamentalmente che le emissioni non fuoriescano dall’Unione Europea”.
