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Nov

COP30, UE SULLA ROADMAP FOSSILI: ASSENTI SOLO ITALIA E POLONIA

  • Tre iniziative negli ultimi giorni convergono verso la volontà di decine di Paesi di chiudere una decisione ambiziosa di COP30, che impegni il mondo verso l’uscita dalle fonti fossili in modo chiaro.
  • Tutti gli stati membri dell’Unione europea hanno aderito almeno a un’iniziativa, a eccezione di Italia e Polonia.

In queste ultime e concitate ore di COP30, mentre la Conferenza si avvia verso la conclusione, ci sono alcuni argomenti che compaiono e scompaiono dalle bozze dei testi negoziali che si stanno avvicendando dalla notte tra giovedì e venerdì. Tra questi c’è il percorso di uscita dai combustibili fossili, il transitioning away from fossil fuels che era apparso due anni fa alla COP28 di Dubai: forse il tema più importante qui a Belém, ma anche uno di quelli più critici, su cui si sta bloccando il consensus.

Facendo qualche passo indietro, tracciamo un quadro di tre importanti iniziative che negli ultimi giorni sono andate in questo senso, analizzando in particolare le posizioni dell’Unione Europea. O meglio dei suoi stati membri, visto che l’Unione stessa, come tale, non ha (ancora) aderito.

Oltre 80 Paesi hanno aderito alla proposta brasiliana di sottoscrivere una roadmap per l’uscita dalle fonti fossili, sostenendo un linguaggio forte nei testi. Tra questi troviamo di fatto tutta l’Unione europea, 25 Stati su 27: tutti tranne Italia e Polonia. 

Giovedì 29 Paesi hanno minacciato di bloccare i progressi dei lavori di COP30, in assenza di un chiaro impegno verso l’uscita dai fossili. Tra i firmatari di quella che è stata subito definita una linea rossa da non superare nell’ambito delle decisioni finali di Belém, 13 sono stati membri dell’Unione Europea.

Venerdì c’è poi stato l’annuncio che Colombia e Paesi Bassi ospiteranno congiuntamente la prima Conferenza internazionale sulla giusta transizione dai combustibili fossili, che si terrà a Santa Marta, in Colombia, il 28 e 29 aprile prossimi. Contemporaneamente è stata lanciata la “Dichiarazione di Belém sulla giusta transizione dai combustibili fossili“, sostenuta da 24 Paesi: tra questi, 9 sono europei.

Dal canto suo il Commissario europeo Hoekstra, arrivato a Belém per guidare la decisione per conto dell’UE, ha rimarcato nelle negoziazioni sul Multirão la necessità che nel testo finale ci sia un riferimento al transitioning away dai combustibili fossili, affermando che “non è accettabile” ridurre l’ambizione.  “Se manteniamo questi impegni, se portiamo a casa il risultato sulla mitigazione insieme, allora sì: potete chiedere all’UE di uscire dalla propria comfort zone sulla finanza per l’adattamento”, ha avverto Hoekstra.

Di seguito abbiamo tracciato un quadro d’insieme, sulle posizioni assunte dagli stati membri su queste tre importanti iniziative, comunque convergenti verso la necessaria uscita dalle fonti fossili.
Come si vede, 8 Paesi (compresa la Spagna) sono presenti in tutte le iniziative; 6 (comprese Francia e Germania) sono almeno su due. Spiace e rammarica che l’Italia, insieme alla sola Polonia, non compaia in alcuna di esse, assumendo nei fatti una posizione di assoluta retroguardia, non solo nel contesto mondiale ma anche in quello europeo.

Elaborazione di Italian Climate Network

Articolo a cura di Paolo Della Ventura, coordinatore della sezione Clima e Advocacy di Italian Climate Network

Immagine di copertina: foto di The Fossil Fuel Treaty 

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