GIORNO 3 – 12 NOVEMBRE 2025
l bollettino di stasera è speciale, e arriva prima del solito. Qui a COP30 i negoziati della giornata sono ancora in corso, e in sala vediamo anche qualche passo avanti – speriamo di potervi dare aggiornamenti significativi e incoraggianti domani. Intanto, però, c’è una notizia importante che volevamo far arrivare in tempi utili a chi ci legge dall’Italia. Magari, chissà, potrà farvi dormire con un po’ più ottimismo.
Nonostante lo scetticismo iniziale di molti osservatori, fin dal primo giorno di COP si rincorrono voci per le quali la Presidenza brasiliana sarebbe impegnata notte e giorno in consultazioni per così dire “sotterranee” su una cover decision, una dichiarazione politica collettiva da adottare nella plenaria finale di COP30, pratica in uso negli ultimi anni (il Global Stocktake del 2023 era di fatto contenuto nella cover decision di quell’anno) e poi abbandonata a Baku nel 2024.
Sia chiaro: abbiamo detto spesso, negli ultimi mesi, che questa COP avrebbe avuto bisogno di una cover decision forte per godere di un senso politico, al di là dei risultati di ogni singolo tavolo. Questo non significa che la presenza di una cover decision possa rappresentare in sé un successo sufficiente: contano in ogni caso i contenuti, da montare su quella minima base. In questo caso, non solo c’è già una bozza al terzo giorno di COP, ma potremmo anche essere di fronte ad una grande scommessa politica.
Italian Climate Network è stata messa a conoscenza di parti della prima bozza della Presidenza.
A quanto abbiamo appreso, le consultazioni di alto livello sulla cover decision sono gestite personalmente dalla Ministra brasiliana Marina Silva, in diretto contatto con il Presidente Lula e con il Presidente della COP Correa do Lago. Sempre ad alto livello, sul procedere verso una cover decision ambiziosa sembra vi sia un accordo politico al massimo livello tra Brasile e Cina, siglato prima della COP.

Su cosa punta dunque il Brasile, per questa prima cover decision a trazione BRICS?
La scommessa brasiliana è ambiziosa: far convergere tutti i Paesi su un nuovo mandato politico sotto l’Accordo di Parigi, adottando una roadmap con date e scadenze per l’uscita graduale e ordinata dai combustibili fossili entro un decennio, basata sul testo del Global Stocktake del 2023 e in linea con la scienza e con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
Previsto, forse scontato, un riferimento alle responsabilità storiche e al picco delle emissioni di alcune grandi economie, con la Cina pronta a prendersi il tavolo se i dati sulle emissioni di Pechino del 2024 e 2025 venissero confermati.
Il linguaggio della cover decision per come costruita (ad ora) dalla Presidenza è incentrato sul tema della giusta transizione, filone negoziale che dovrebbe avanzare a ritmi abbastanza spediti in virtù del mandato politico di più alto livello e delle richieste di altri Paesi latinoamericani in tal senso. Contestualmente, la Presidenza brasiliana vuole utilizzare questa piattaforma politica anche per ribadire il ruolo della scienza e dell’IPCC.
Segnali incoraggianti, consapevoli però che siamo solo all’inizio di questo percorso e che qualche pezzo del pacchetto dovrà cadere lungo il cammino, per arrivare ad un accordo.
Da capire, già a questo punto, come il Brasile potrà “gestire” la proattività della Colombia, che proprio sul tema dell’uscita dai combustibili fossili ha lanciato un vertice internazionale per la primavera 2026 e vorrebbe ora un maggiore merito a Belém. Ma verso COP30 il Brasile ha costruito un equilibrio politico delicatissimo interno al Sud America, e non trarrebbe alcun vantaggio negoziale dal dare più visibilità ad un attore rispetto agli altri.
Qui a Belém intanto sono ore di trattative, e secondo quanto appreso nei corridoi una prima bozza “limata” potrebbe circolare già venerdì o sabato.
Vi terremo aggiornate e aggiornati.
