GIUSTA TRANSIZIONE, UN TESTO DI COMPROMESSO
- È stata pubblicata una nuova proposta della Presidenza del testo del Just Transition Work Programme, che consolida le opzioni in discussione.
- Ci sono diversi elementi positivi: riferimenti significativi ai diritti umani, al lavoro dignitoso e alla partecipazione inclusiva, delineando alcuni progressi sul versante sociale della Giusta Transizione.
- Tuttavia rimangono nodi politici rilevanti, in particolare sul fronte della mitigazione e del ruolo delle fonti fossili, che limitano l’ambizione complessiva del testo.
Venerdì la Presidenza di COP30 ha fatto circolare una nuova proposta di testo sul Programma di Lavoro sulla Giusta Transizione (JTWP), che segnala un accordo sulle opzioni precedentemente in discussione: le parentesi scompaiono e la struttura viene leggermente snellita, con un paragrafo in meno rispetto alla versione diffusa martedì.
In sintesi, il testo contiene un linguaggio forte sui diritti umani, ma diminuisce il livello di ambizione in materia di mitigazione, senza fare passi avanti rispetto al primo Global Stocktake. Rileviamo vittorie negoziali sia da parte dei Paesi in via di sviluppo, tra cui spicca la creazione del Meccanismo di Giusta Transizione, sia da parte dei Paesi sviluppati, tra cui anche l’eliminazione del riferimento alle misure di aggiustamento del carbonio alla frontiera.
Il documento presenta diversi elementi positivi, collocandosi nel quadro dell’Accordo di Parigi e dei suoi principi di equità e di responsabilità comuni ma differenziate e rispettive capacità.
Viene riconosciuto che la giusta transizione richiede approcci multi-stakeholder, incentrati sulle persone e basati su processi partecipativi. In questo quadro, la bozza introduce un linguaggio forte sul fronte dei diritti umani, ampliando la platea degli attori la cui partecipazione deve essere garantita: non solo comunità locali e lavoratori colpiti dalla transizione, ma anche lavoratori informali, persone in situazioni di vulnerabilità, migranti e, in modo inedito, persone di ascendenza africana.
Si distinguono inoltre riferimenti di particolare rilievo, che includono il diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile – una novità significativa nel corpo del testo – insieme al diritto alla salute, al diritto allo sviluppo e alla parità di genere, delineando criteri chiari per orientare percorsi di transizione realmente equi.
Accanto al ruolo dei Popoli Indigeni e al principio del previo, libero e informato consenso, il testo mette in primo piano la necessità di un dialogo sociale efficace, del rispetto dei diritti dei lavoratori e della promozione di lavoro dignitoso e di qualità. È in questo intreccio tra diritti umani, partecipazione e lavoro dignitoso che emerge l’essenza stessa della Giusta Transizione, richiamata anche dagli strumenti internazionali già esistenti – dalle linee guida dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) ai Principi Guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani – che forniscono il quadro di riferimento per percorsi di transizione realmente equi e inclusivi.
Grande attenzione è posta ai sistemi educativi e allo sviluppo delle competenze – inclusi upskilling e reskilling – considerati componenti fondamentali della transizione giusta, così come al ruolo dei sistemi di protezione sociale nel garantire processi equi e inclusivi. Il testo riconosce inoltre la necessità di considerare il lavoro svolto nel settore informale e nell’economia della cura, spesso non tutelato e in larga parte a carico delle donne, come parte integrante del mondo del lavoro.
Un aspetto rilevante riguarda inoltre l’inclusione delle comunità più vulnerabili nella definizione e nell’attuazione delle misure di adattamento, evitando soluzioni standardizzate.
Tra gli aspetti positivi si segnalano i riferimenti all’accesso universale, affidabile e a costi sostenibili all’energia, al potenziamento delle rinnovabili e alle soluzioni di cottura pulite (clean cooking), insieme a un richiamo alla tutela degli ecosistemi e della biodiversità.
Vengono riconosciuti anche il contributo dell’innovazione e del trasferimento tecnologico e la necessità di un rafforzamento della cooperazione internazionale su finanza, tecnologia e capacity-building a sostegno della giusta transizione.
Si riconosce che i percorsi di Giusta Transizione sono rilevanti per la mitigazione, l’adattamento – compreso il rafforzamento della resilienza climatica e delle capacità di adattamento – e per la risposta a perdite e danni (loss and damage), riflettendo la natura trasversale della Giusta Transizione, che si colloca a pieno titolo lungo questi tre pilastri.
Tuttavia, si fa sentire l’assenza di un riferimento alle fonti fossili, compreso il transitioning away di Dubai.
Il testo non permette di fare particolari passi avanti sull’ambizione per la mitigazione: assenti i riferimenti ai paragrafi 28 e 33 del Global Stocktake, tra cui anche l’eliminazione graduale dei sussidi fossili inefficienti. Inoltre, nel testo la transizione energetica verso economie a basse emissioni viene collegata a rischi socio-economici (su suggerimento della Russia), oltre che opportunità.
Evidenziando la scarsa ambizione sul fronte della mitigazione, alcuni osservatori hanno fatto notare che l’importanza di facilitare l’accesso universale a un’energia pulita, economica e sostenibile per contrastare la povertà non può essere usata come una scusa per prolungare l’utilizzo dei combustibili fossili.
Le fonti rinnovabili sono citate come una delle tecnologie a zero o ridotto carbonio economiche, scalabili e implementabili, e vengono collegate alla sicurezza energetica, così come a benefici ambientali e legati alla salute.
Infine, il testo elimina i riferimenti agli impatti negativi legati alle estrazioni dei critical minerals senza salvaguardia dei diritti umani, nonostante le pressioni di Least Developed Countries e Sud Africa.
Articolo a cura di Claudia Concaro ed Elisa Mauri, delegate di Italian Climate Network.
Immagine di copertina: CAN International
