cop30
19
Nov

INDICE DI PERFORMANCE SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI: ITALIA AL 46° POSTO, UE AL 20

  • Per il CCP Index, due terzi dei Paesi stanno riducendo le emissioni e un terzo le sta “tenacemente aumentando”.
  • Unione europea tra eccellenze e performance non soddisfacenti; Italia nella seconda metà della classifica.
  • Metà dei Paesi G20, tra i principali responsabili della crisi climatica, sono tra i Paesi con prestazioni peggiori.

Nella seconda giornata di COP30 – dedicata alla natura, alle popolazioni e comunità locali e alle generazioni future – è stato presentato il nuovo rapporto che ci parla del futuro del pianeta, guardando al presente e al passato: l’Indice di Performance sui Cambiamenti climatici (CCPI) 2026. Italian Climate Network ha seguito la presentazione dei dati aggiornati.

L’Indice, elaborato da Germanwatch, NewClimate Institute e CAN International, è uno strumento di monitoraggio per tracciare gli sforzi di mitigazione del clima dei Paesi: a Belém è stata presentata la ventunesima edizione.

“Siamo a 10 anni dall’Accordo di Parigi e abbiamo fatto molta strada”, ha sottolineato Niklas Höhne del NewClimate Institute, tra gli autori del rapporto. “Le nostre prospettive sulle temperature globali entro la fine del secolo sono molto migliori di quanto non fossero solo 10 anni fa: allora pensavamo di andare nella direzione di 3.5°C, ora sono più di 2.5°C o un po’ più bassi ma sfortunatamente le emissioni di gas serra sono ancora in aumento”. “La buona notizia – ha sottolineato Höhne – è che negli ultimi 10 anni molti Paesi hanno implementato più politiche climatiche e possiamo vedere che due terzi dei Paesi che stiamo osservando stanno riducendo le emissioni di carbonio, un terzo le aumenta ostinatamente”. 

Fiducia nel picco di emissioni globali

Il ricercatore del NewClimate Institute, tuttavia, si è detto fiducioso che “raggiungeremo un picco nelle emissioni globali molto presto e poi le emissioni diminuiranno, perché l’energia rinnovabile si sta espandendo in modo esponenziale”.

L’Indice esamina 63 Paesi e l’Unione europea come soggetto collettivo, in quattro aree: emissioni di gas serra (40% del peso dell’Indice), energia rinnovabile (20%), efficienza energetica (20%) e politiche climatiche (20%). 450 esperti di tutto il mondo valutano le politiche climatiche che i Paesi stanno implementando, esaminando, per ciascuna area, le tendenze passate, lo stato attuale e le prospettive future. Per queste ultime, un elemento importante è costituito dai nuovi Contributi determinati a livello nazionale (NDC).

Classifica 2026 degli Indici di performance

I dati del rapporto 2026 sono stati illustrati da Thea Uhlich di Germanwatch, coautrice dell’analisi, che ha evidenziato come “i primi tre posti della classifica rimangono vuoti, perché nessun Paese sta facendo abbastanza in tutte e quattro le categorie”. 

La Danimarca è in testa alla classifica per il sesto anno consecutivo, avendo in tutte e quattro le categorie le migliori prestazioni. Seguono il Regno Unito, che continua la sua ascesa, il Marocco e il Cile. 

Nella fascia dei Paesi con prestazioni medie, tra gli altri, troviamo l’Unione europea nel suo complesso (al ventesimo posto), Francia, Germania, India e Brasile. Sull’India, la ricercatrice ha chiarito che scende di qualche posizione “perché ora è ultima nella categoria delle emissioni” e per “la politica climatica principalmente perché manca un piano di eliminazione graduale del carbone”.

Tra le prestazioni basse compaiono 8 Paesi membri dell’Unione europea, tra cui l’Italia (al quarantaseiesimo posto; quattro anni fa era al ventinovesimo), Colombia, Egitto, Sudafrica, Indonesia e anche il Paese dell’UE con le peggiori prestazioni, la Bulgaria.

Metà G20 con le peggiori performance

Nella fascia delle prestazioni molto basse, ha enfatizzato Uhlich, “vediamo 10 Paesi del G20, il che è abbastanza preoccupante perché sappiamo tutti che i Paesi del G20 sono responsabili di circa il 75% delle emissioni globali di gas serra. Hanno una responsabilità speciale nel ridurre le loro emissioni e al momento non tutti lo stanno facendo abbastanza velocemente”. In questa fascia, si trovano Cina, Australia, Giappone, Canada, Emirati Arabi Uniti, Corea del Sud, Russia, Stati Uniti, Iran e Arabia Saudita, negli ultimi posti. 

La Cina è migliorata di una posizione, principalmente per l‘altissimo punteggio nella categoria delle energie rinnovabili. Anche entrambi i Paesi candidati a ospitare la prossima COP31 – Australia e Turchia – sono tra quelli con prestazioni molto basse. 

Gli indicatori del CCPI prima e dopo Parigi

Tra gli aspetti più interessanti evidenziati dal rapporto troviamo anche la tendenza di molti indicatori prima e dopo l’Accordo di Parigi: gas serra (GHG), gas serra pro capite, energie rinnovabili (RE), fornitura totale di energia primaria (TPES), rapporto tra rinnovabili ed energia primaria totale, rapporto tra gas serra ed energia primaria totale.
Un quadro che, in sintesi, mostra chiaramente il ruolo dell’Accordo – di cui quest’anno cade il decennale -, che è stato fondamentale per l’abbattimento delle emissioni.

Un Accordo, quello del 2015, che la COP30 brasiliana non può limitarsi a celebrare, ma deve avere l’ambizione di superare in termini di risultati su tutti i temi in discussione nelle sale negoziali – e la Presidenza brasiliana ci sembra stia spingendo molto in questa direzione. C’è solo da sperare che i veti, le ritrosie e le miopie di alcune Parti, che troviamo in coda a questa speciale classifica, non sabotino il lavoro di chi invece sembra voler remare in direzione di un risultato ambizioso. 

Articolo a cura di Paolo Della Ventura, coordinatore della sezione Clima e Advocacy di Italian Climate Network

Grafici tratti dal rapporto Climate Change Performance Index 2026. Qui il rapporto 2026.

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