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ITALIAN CLIMATE NETWORK PARTECIPA AL DIALOGO DELLA SOCIETÀ CIVILE CON IL G20

I paesi del G20 svolgono un ruolo fondamentale negli sforzi volti a limitare l’innalzamento delle temperature a +1.5°C, essendo responsabili collettivamente di circa il 75% delle emissioni globali di gas serra. Basti pensare che, se ogni membro del G20 rispettasse i propri target di riduzione delle emissioni (sia nel medio che lungo termine), ciò basterebbe a limitare il riscaldamento a +1.7°C. Tuttavia, i target intermedi (per il 2030) presentati dai Paesi del G20 sono per lo più insufficienti, in quanto non permetterebbero di azzerare le emissioni nette in tempo per la fine del secolo.

Alla luce di ciò, fare pressione sui Paesi più industrializzati può essere cruciale per raggiungere l’obiettivo di +1.5°C. Ed è qui che entrano in gioco i gruppi di engagement ufficiali del G20, che permettono a diverse parti interessate di dialogare con i governi dei Paesi del G20. 

Uno di questi è il C20 (Civil 20), che rappresenta la società civile e vede la partecipazione di organizzazioni da tutti i 20 paesi rappresentati (Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sud Africa, Sud Corea, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti, oltre l’Unione Europea). Con l’obiettivo di spingere verso politiche più ambiziose, il C20 organizza nel corso dell’anno dialoghi con i rappresentanti governativi del Paese che detiene la presidenza (quest’anno l’Indonesia) e degli altri membri del G20. Inoltre, invia le proprie proposte in vista del Summit dei Leader sotto forma di documento politico, il “Policy Brief”

Anche Italian Climate Network è coinvolta nel processo, contribuendo alle attività del gruppo “Ambiente, giustizia climatica e transizione energetica” (i lavori sono infatti suddivisi in gruppi tematici in base alle priorità dell’anno).

Le priorità individuate del gruppo sono:

1. Garantire azioni di mitigazione e adattamento inclusive, e accesso alle risorse energetiche alle comunità vulnerabili (giovani, donne, persone con disabilità, popolazioni indigene) e ai Paesi a rischio di disastri climatici;

2. Incentivare una ripresa economica sostenibile, con una maggior resilienza ai cambiamenti climatici e mitigazione di essi, migliorando l’operatività e l’accessibilità dei flussi finanziari e promuovendo l’aumento dei posti di lavoro “verdi”; 

3. Promuovere le tasse sulle emissioni di carbonio come opportunità per accelerare il raggiungimento dell’obiettivo di zero emissioni nette;

4. Accelerare la transizione dalle fonti energetiche fossili alle energie rinnovabili con modalità inclusive, decentralizzate, misurabili ed eque, riconoscendo il potenziale dei rischi e dell’impatto finanziario sul settore bancario del carbone quale attivo non recuperabile;

5. Accelerare la protezione e il ripristino degli ecosistemi vitali per le misure di adattamento.

Da marzo Italian Climate Network lavora con altri rappresentanti della società civile alla stesura delle proposte da presentare ai governi del G20. La speranza è di spingere i paesi verso politiche più ambiziose e ottenere dei progressi reali al Summit dei Leader di quest’anno, dopo l’esito del Summit di Roma del 2021, con una dichiarazione finale forte su molti punti, ma ancora troppo vaga su altri, in primis sulle scadenze temporali comuni sulla decarbonizzazione. Il testo, infatti, ribadiva l’impegno dei paesi a limitare l’innalzamento delle temperature a +2°C (preferibilmente +1.5°C) e armonizzare i propri obiettivi a medio e lungo termine, senza tuttavia definire questo impegno in termini concreti o stabilire una chiara tabella di marcia per monitorare i progressi.

Articolo a cura di Teresa Giuffrè, Volontaria Italian Climate Network

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