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Giu

NEGOZIATI INTERMEDI DI BONN, ASPETTATIVE E TEMI CHIAVE VERSO LA COP31 SUL CLIMA

Dall’8 al 18 giugno 2026 la città di Bonn, in Germania, ospiterà gli SB64, la sessantaquattresima sessione degli Organi sussidiari della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) – per gli amici, i negoziati intermedi verso la COP31 sul clima. Anche quest’anno, l’appuntamento di giugno rappresenterà un passaggio intermedio fondamentale e servirà a preparare il terreno per le decisioni da adottare a COP31 di Antalya, in Turchia, e oltre.

Dopo una COP30 in Brasile segnata da passi avanti significativi, ma anche da evidenti limiti e criticità su temi come mitigazione, combustibili fossili e finanza climatica, Bonn sarà un banco di prova cruciale. Le decisioni adottate a Belém permetteranno di superare gli stalli degli ultimi anni nei negoziati, aprendo una nuova era focalizzata sull’implementazione?
Come ogni anno, Italian Climate Network seguirà i negoziati con una delegazione in presenza e una da remoto, tenendovi aggiornate e aggiornati con il Bollettino COP, gratuito e indipendente. Per riceverlo ci si iscrive qui.

Dove ci eravamo lasciati

La COP30 ha confermato la centralità dell’obiettivo di 1.5°C, in un momento in cui le temperature medie globali hanno temporaneamente superato questa soglia già nel 2024, e ha fatto registrare  passi avanti concreti su adattamento, Global Stocktake, Giusta Transizione, Perdite e Danni, Articolo 6 e Gender Action Plan. 

Sul fronte della mitigazione, nonostante il richiamo a una mobilitazione collettiva per rafforzare l’azione climatica globale, il risultato complessivo resta debole. Nei testi finali non è entrata una roadmap per l’uscita dai combustibili fossili, limitata a un’azione portata avanti dalla Presidenza di COP30, né sono stati rafforzati in modo significativo gli strumenti per colmare i gap di ambizione e implementazione degli NDC. Sono stati tuttavia lanciati due spazi, il Global Implementation Accelerator e la Belém Mission to 1.5, di natura volontaria e sotto la guida delle Presidenze di COP30 e 31, con l’obiettivo di aumentare l’ambizione e l’implementazione dei piani nazionali di mitigazione e adattamento. Per un approfondimento sul bilancio complessivo della COP30, qui trovate la nostra analisi finale.

Sul Global Goal on Adaptation (GGA), l’adozione di circa cinquanta indicatori volontari per monitorare i progressi rappresenta un passaggio importante, ma la discussione su metadati, metodologie e reporting resta aperta. Sul piano politico, il nodo principale continua a essere la finanza: senza risorse nuove, prevedibili e accessibili, gli indicatori rischiano di rimanere un esercizio tecnico.

Riguardo alla finanza climatica, COP30 ci ha dimostrato quanto la decisione sul nuovo obiettivo definito a COP29 (il New Collective Quantified Goal o NCQG) abbia lasciato scontenti i Paesi in via di sviluppo. Sotto la spinta di India e Arab Group, in particolare, i Paesi sviluppati non hanno potuto fare altro che cedere. La COP ha quindi deciso di istituire un work programme di due anni per discutere di finanza climatica, incluso anche l’articolo 9.1 nel contesto dell’articolo 9. Oltre a questo, il testo del Mutirao richiede un impegno (“calling for efforts”) per triplicare la finanza per l’adattamento entro il 2035, inserendo questo sforzo all’interno dell’obiettivo del NCQG.

La COP30 ha inoltre deciso di sviluppare un Meccanismo per la Giusta Transizione, uno dei risultati più rilevanti del vertice brasiliano. A Belém, la Giusta Transizione ha guadagnato spazio soprattutto nella sua dimensione sociale, attraverso richiami alla tutela dei diritti umani, al lavoro dignitoso, alla protezione sociale, alle competenze e alla partecipazione. Allo stesso tempo, però, nei compromessi raggiunti a COP30 è mancato un collegamento esplicito tra Giusta Transizione, uscita dai combustibili fossili e trasformazione dei sistemi energetici. Nelle discussioni sul programma di lavoro per la Giusta Transizione si era parlato anche dei minerali critici, ma il tema non è poi stato incluso nel testo della decisione finale. Alla base del dibattito restano divergenze tra le Parti sul significato politico e operativo della Giusta Transizione e sul modo in cui dovrebbe tradursi concretamente.

Le prime consultazioni informali tra le Presidenze COP30 e COP31 e le Parti, tenutesi a marzo 2026, hanno già confermato alcune delle principali linee di tensione verso Antalya: insufficienza degli NDC attuali rispetto all’obiettivo di 1.5°C, aspettative sulla piena operatività del Just Transition Mechanism, necessità di rafforzare la finanza climatica e centralità dell’implementazione dei risultati del primo Global Stocktake. Allo stesso tempo, diversi Paesi hanno sottolineato l’importanza di garantire processi trasparenti, inclusivi e realmente multilaterali anche in una fase sempre più orientata all’implementazione.

Le aspettative per i negoziati intermedi di Bonn verso la COP31

Gli SB64 non saranno una conferenza da grandi annunci politici, ma una sessione decisiva per preparare il terreno politico e tecnico verso COP31. Come emerge dalle agende di SBI e SBSTA, i negoziati dovranno avanzare su molti dossier rimasti aperti a Belém: dal futuro del Programma di lavoro sulla Mitigazione alla piena operatività del Meccanismo per la Giusta Transizione, dal lavoro sugli indicatori del Global Goal on Adaptation fino alle modalità del secondo Global Stocktake.

Tra i filoni più delicati ci sarà il Mitigation Work Programme. Dopo il mancato inserimento di una roadmap sui combustibili fossili nei testi di COP30, il rischio è che anche questo spazio di confronto perda centralità o si chiuda senza un mandato rafforzato. Per Italian Climate Network, questo sarà uno dei punti da seguire con maggiore attenzione: senza un luogo negoziale dedicato alla riduzione delle emissioni, l’Accordo di Parigi rischia di indebolirsi proprio sul suo obiettivo principale.

Sull’adattamento, Bonn dovrà portare avanti il lavoro tecnico sugli indicatori del GGA e avviare la preparazione della revisione del framework. Il punto politico sarà capire se la nuova fase riuscirà a collegare indicatori, piani nazionali di adattamento, reporting e finanza, oppure se le discussioni resteranno frammentate.

La Giusta Transizione sarà un altro banco di prova centrale. A Bonn inizierà il lavoro per rendere concretamente operativo il Meccanismo, che dovrebbe essere discusso a COP31, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione internazionale, l’assistenza tecnica, il capacity-building e la condivisione delle conoscenze. Ma il suo valore dipenderà dalla capacità di alzare il livello di ambizione climatica, evitando che il nuovo strumento consolidi una giusta transizione ampia sul piano della giustizia sociale, ma debole su quello climatico. 

Bonn sarà anche il luogo in cui prenderà avvio il work programme sulla finanza climatica. Modalità, tematiche e possibili risultati non sono ancora chiari, ma la sua importanza è già evidente. Come spesso sottolineato dai Paesi in via di sviluppo, senza finanza climatica non è possibile andare avanti neanche sugli altri filoni negoziali.

Sul Global Stocktake, Bonn dovrà iniziare a preparare il percorso verso il secondo ciclo del 2028. Sarà importante difendere il ruolo della migliore scienza disponibile e garantire processi inclusivi, trasparenti e realmente accessibili anche agli osservatori e agli attori non statali.

Infine, attenzione ad Articolo 6, finanza e commercio.
Le discussioni sull’Articolo 6.2 riguarderanno infrastrutture, review tecniche e capacity-building, elementi molto tecnici ma essenziali per l’integrità dei mercati del carbonio. Sul fronte finanziario continueranno i negoziati sull’Adaptation Fund, mentre i dialoghi sul commercio e sulle misure unilaterali (il CBAM, in particolare) potrebbero riaprire tensioni tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo.

Difficilmente Bonn potrà sciogliere i nodi politici lasciati aperti da Belém, ma potrà mostrarci quanto spazio reale esiste per affrontarli alla COP31 di Antalya. La domanda di fondo è: i richiami a 1.5°C, adattamento, giustizia climatica e implementazione diventeranno processi dotati di strumenti, responsabilità e risorse, oppure resteranno formule condivise nei testi ma deboli nella pratica?

I negoziati intermedi dovranno quindi essere letti nella prospettiva di COP31, ma nemmeno Antalya rappresenterà un punto di arrivo. La COP31 sarà infatti uno snodo intermedio verso il secondo Global Stocktake del 2028 a COP33, quando le Parti saranno nuovamente chiamate a valutare i progressi collettivi nell’attuazione dell’Accordo di Parigi. In questo senso, il lavoro che inizierà a Bonn e proseguirà fino ad Antalya sarà rilevante non solo per i risultati immediati della prossima COP, ma anche per la qualità del percorso che porterà alla prossima grande verifica multilaterale dell’azione climatica globale.

Articolo a cura di Claudia Concaro, Elisa Mauri e Anna Pelicci, delegate di Italian Climate Network alla COP30 di Belém.

Immagine di copertina: foto di IISD/ENB – Kiara Worth 

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