perdite e danni cop30
18
Nov

PERDITE E DANNI, IL NEGOZIATO SUL FONDO ENTRA NELLA FASE PIÙ DELICATA

  • La prima settimana di COP30 aveva visto un avvio promettente del negoziato sul Fondo Perdite e Danni: lancio delle Barbados Implementation Modalities e primo bando, 250 milioni annunciati e priorità chiare dei gruppi negoziali in attesa di un nuovo testo.
  • La seconda settimana si è aperta con una nuova bozza di compromesso che riconosce i progressi del Fondo, ma toglie il riferimento ai 250 milioni: subito emergono tensioni forti su accesso, riferimenti a COP28, promesse finanziarie e barriere burocratiche.
  • Le divergenze restano profonde e si passa agli “informal informals”, discussioni a porte chiuse per tentare un accordo su quattro nodi chiave: riferimenti alle decisioni passate, accesso diretto, conversione delle promesse finanziarie, standard fiduciari e semplificazione.

Dove eravamo

Nella prima settimana di COP30 il negoziato sul Fondo per rispondere alle Perdite e Danni (FRLD) si era aperto con un cauto ottimismo. Le Parti avevano accolto positivamente il rapido avvio operativo del Fondo e il lancio del suo primo bando di finanziamento attraverso le Barbados Implementation Modalities (BIM), le regole che definiscono chi può accedere ai fondi, quali danni possono essere coperti e quali procedure seguire.
Era stata annunciata una prima serie di interventi per il 2025–2026, con 250 milioni di dollari disponibili.

In quella fase, i gruppi negoziali avevano messo sul tavolo le loro priorità:

  • G77 e Cina chiedevano più risorse e meccanismi di erogazione rapidi e prevedibili;
  • le Filippine, Paese ospitante del Fondo, insistevano su linee guida chiare e su un approccio sensibile alle dimensioni sociali e di genere;
  • Least Developing Countries e Alliance of Small Island States (LDC e AOSIS) sottolineavano l’urgenza dell’accesso diretto e della rapidità degli esborsi;
  • il Gruppo Arabo chiedeva riferimenti espliciti alle decisioni sul finanziamento del nuovo obiettivo globale (NCQG), mentre l’UE ricordava che la responsabilità di una strategia di raccolta fondi spetta al Consiglio di Amministrazione del Fondo.

Dopo questa prima tornata di interventi, si è attesa una versione aggiornata del testo negoziale.

Seconda settimana al via con tensioni in aumento per la nuova bozza

La settimana si è aperta con una seconda versione del testo negoziale, presentata dai co-facilitatori come possibile base di compromesso (“landing zone”). La nuova versione mantiene in buona parte l’impianto del testo iniziale con alcune modifiche. Si riconoscono i progressi del Fondo – tra cui il lancio delle BIM, l’avvio del bando e la definizione del piano di lavoro 2026 – e si affrontano temi come la conversione dei pledges, l’accesso diretto, la futura strategia di mobilitazione delle risorse e la necessità di evitare ostacoli burocratici nell’accesso ai fondi. Scompare il riferimento ai 250 milioni di dollari di finanziamento a fondo perduto.
Nella sessione negoziale di lunedì, la discussione su questa nuova bozza ha  mostrato che numerosi passaggi restano altamente politicizzati e fonte di scontro tra le Parti.

Le principali tensioni nella sala negoziale

1. Accesso al Fondo e riferimenti alle decisioni della COP28

Il delegato del Gruppo Arabo ha espresso forte preoccupazione e sdegno per l’assenza di riferimenti specifici alla decisione adottata a Dubai (1/CP.28), chiedendosi in tono sarcastico se si stesse “cercando di rivedere le decisioni della COP28”. In particolare la richiesta è quella di inserire un riferimento esplicito al paragrafo 12 della decisione 1/CP28 riguardo alla strategia di mobilitazione delle risorse che prevede siano i Paesi sviluppati a fornire sostegno finanziario per le attività volte ad affrontare le perdite e i danni, mentre incoraggia le altre Parti a farlo solo su base volontaria. Inoltre la richiesta è quella di riformulare il linguaggio sull’accesso con un riferimento esplicito al paragrafo 20(e) per ribadire che tutti i Paesi in via di sviluppo abbiano diritto ad accedere alle risorse del Fondo.

Per il Gruppo Arabo, omettere questi riferimenti equivarrebbe a un passo indietro (“backtracking”) rispetto agli accordi già presi. La delegazione ha avvertito che, senza questi inserimenti, è pronta a chiedere l’applicazione della Rule 16, rimandando l’intero dossier al prossimo anno.

In particolare l’Unione europea, sostenuta anche da Giappone e Regno Unito, ha respinto l’accusa di “backtracking” e ha affermato che una decisione precedente va interpretata e implementata nella sua interezza, e non richiamata solo nei punti più convenienti per alcuni gruppi (in quella che ha descritto come una pratica di “cherry picking”).

2. L’accesso diretto tramite sostegno al bilancio nazionale

Per l’Alliance of Small Island States, i piccoli Stati insulari che spesso faticano ad accedere ai fondi climatici, la possibilità di ricevere risorse direttamente nei bilanci nazionali è cruciale. Il gruppo ha quindi chiesto di rafforzare il riferimento alle modalità di accesso diretto.

L’UE ha proposto una formulazione meno vincolante: riconoscere che la COP “attende con interesse” che il Consiglio del Fondo operi tali modalità alla sua prossima riunione, rinviando al Board il compito di definirle in concreto.

3. Conversione dei pledges in contributi effettivi

Un altro tema molto discusso riguarda la trasformazione delle promesse finanziarie (pledges) in veri e propri contributi.

L’UE ha segnalato che sta lavorando con l’Alliance of Small Island States per proporre un linguaggio che colleghi la conversione dei pledges all’allocazione delle risorse attraverso le BIM, riconoscendo le diverse normative nazionali dei Paesi contributori.

4. Barriere burocratiche e standard fiduciari

Il paragrafo 13 del nuovo testo, dedicato al tema delle barriere burocratiche nell’accesso ai fondi, ha aperto uno dei confronti più delicati della sessione. I Paesi meno sviluppati (LDC), sostenuti dal Gruppo Africano e dall’Alliance of Small Island States, hanno ricordato che la burocrazia rappresenta già oggi uno degli ostacoli principali nei meccanismi finanziari esistenti, e hanno chiesto che il Fondo operi in maniera più semplice e rapida, come previsto dalle Barbados Implementation Modalities (BIM). Per questo hanno insistito affinché il richiamo alla necessità di evitare procedure eccessivamente complesse non venga confuso con il tema del mantenimento degli standard fiduciari, che dovrebbe essere trattato separatamente per non suggerire che la semplificazione equivalga a ridurre le garanzie.

Il Gruppo Arabo ha proposto una modifica ancora più diretta al paragrafo: sostituire l’espressione “elevati standard fiduciari” con il più semplice “standard fiduciari”, temendo che un linguaggio troppo rigido possa trasformarsi in una barriera aggiuntiva all’accesso.

5. E sotto la CMA? Ritorna il tema del finanziamento futuro

Nel passaggio alla CMA (la riunione delle Parti che hanno ratificato l’Accordo di Parigi) il dibattito si è concentrato quasi interamente sul paragrafo 14 della bozza di decisione, che rimanda alla decisione 1/CMA.6 sul nuovo obiettivo di finanza climatica (NCQG). L’Alliance of Small Island States e i Paesi meno sviluppati hanno chiesto di citare esplicitamente il paragrafo 16 di quella decisione, che impegna la comunità internazionale a triplicare, entro il 2030, i flussi di finanza pubblica attraverso i principali fondi climatici. Per loro, questo riferimento è essenziale per assicurare un futuro rafforzamento delle risorse del Fondo Perdite e Danni.

Il Gruppo Arabo ha sostenuto la proposta, chiedendo inoltre di includere anche altri riferimenti già discussi sotto la COP.

L’Unione europea, invece, ha chiesto di mettere tra parentesi il paragrafo 14, avvertendo che selezionare singoli paragrafi della decisione NCQG costituirebbe una forma di “cherry picking”.

Il tema è rimasto aperto per ulteriori consultazioni informali.

Nessun accordo per ora: si passa agli “informal informals

Preso atto della distanza tra le posizioni, i co-facilitatori hanno convocato un ‘informal informal’, una sessione di discussioni a porte chiuse, invitando le delegazioni a continuare il confronto in un piccolo gruppo ristretto per tentare di avvicinarsi a un punto di equilibrio. Il loro lavoro si concentrerà in particolare su questi nodi più critici:

  • riferimenti alle decisioni di COP28;
  • accesso diretto ai fondi;
  • conversione dei pledges;
  • formulazione su barriere burocratiche e standard fiduciari.

I risultati di questi “informal informal” saranno decisivi per valutare la possibilità di convergere su un testo condiviso, ed è possibile che già nelle prossime ore ci siano novità. Vi faremo sapere nel prossimo bollettino.

Aggiornamento:
Le consultazioni inf-inf hanno effettivamente permesso di superare lo stallo. Dopo la pubblicazione dell’articolo le Parti si sono riunite in una nuova sessione di consultazioni informali convergendo su un testo rivisto, che è appena stato trasmesso alla Presidenza.
Lo analizzeremo, seguiremo il processo e torneremo da voi con gli aggiornamenti.

Articolo a cura di Ruben David, delegato di Italian Climate Network.

Immagine di copertina: foto UN Climate Change – Kiara Worth

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