BONN, AGENDA APPROVATA MA RESTANO LE DIVERGENZE POLITICHE
- Apertura dei negoziati intermedi di Bonn verso la COP31 con approvazione dell’agenda dei due corpi tecnici di supporto al negoziato SBI e SBSTA: due punti congelati (”in abeyance”) e tre punti rimandati a sessioni successive (”deferral”)
- Alcuni coalizioni negoziali esprimono preoccupazione per la mancanza dei Piani Nazionali di Adattamento e del tema di Perdite e Danni tra i punti dell’agenda
- Viene richiamata l’attenzione sul mancato rispetto degli impegni di finanza da parte dei Paesi sviluppati e riemerge la centralità del tema del commercio
I negoziati intermedi di Bonn verso la COP31 sul clima si sono aperti lunedì con una plenaria di quattro ore, sebbene la rigida gestione del tempo da parte dei co-chairs abbia quasi sempre lasciato le Parti con interventi incompiuti.
L’approvazione dell’agenda dei lavori dei due corpi tecnici di supporto al negoziato, SBI (Subsidiary Body for Implementation) e SBSTA (Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice) è stata rapida ed efficiente. Due punti dell’agenda SBI sono stati congelati e tre punti – due di SBI e uno di SBSTA – sono stati rimandati a sessioni successive.
Come avevamo anticipato qui, su questi negoziati intermedi pesa la pressione di essere un momento cruciale tra gli esiti di COP30 e le aspettative di COP31, portando avanti discussioni centrali in tema di Global Goal on Adaptation, Giusta Transizione e Global Stocktake.
In generale, è stata ampiamente enfatizzata la necessità di accelerare nell’implementazione dell’Accordo di Parigi, mettendosi al lavoro per fare in modo che l’era dell’attuazione si concretizzi effettivamente nel contesto economico, geopolitico e sociale attuale.
Simon Stiell, Segretario Esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), ha ribadito che la dipendenza dai combustibili fossili significa continuare ad importare inflazione e instabilità economica, esportando al contempo sicurezza energetica, sovranità e autonomia decisionale.
Chris Bowen, Presidente australiano della COP31, ha sottolineato la cornice politica di questi negoziati intermedi riferendosi esplicitamente alla chiusura dello stretto di Hormuz e all’instabilità del Medio Oriente, presentando la vulnerabilità energetica come rischio geopolitico oltre che economico. Dunque le rinnovabili sono una questione di sicurezza, di sanzioni, di blocchi e di resilienza agli shock.
Tuttavia, questa volontà di accelerazione ha già incontrato degli ostacoli. Un episodio interessante è stata la richiesta dell’Arabia Saudita di riferirsi esclusivamente al termine “fuel”, evitando “fossil” nel corso dell’approvazione del punto 11 (b) dell’agenda SBSTA (“Emissions from fuel used for international aviation and maritime transport”). L’intervento, seppur tecnico, rende evidente la delicatezza e la tensione politica attorno al tema dei combustibili fossili, anche dopo che a COP28 l’ormai nota dicitura “transitioning away from fossil fuels” era stata scritta nero su bianco nel primo inventario globale delle politiche sotto l’Accordo di Parigi (il Global Stocktake).
Come anticipato in apertura, la discussione su due punti dell’agenda SBI è stata “sospesa” (”in abeyance”), il punto 2 (a) (Biennial Transparency Reports – BTR) e il punto 4 (a) (National communications), mentre tre punti sono stati rinviati a sessioni successive (”deferral”):
- posticipato a SB65 il punto 10 (b) presente in entrambe le agende SBI e SBSTA sulla revisione dei progressi, dell’efficacia e delle prestazioni del Comitato per l’Adattamento (Adaptation Committee);
- su richiesta dell’Ucraina, il punto 3 (b) dell’agenda SBI sulla relazione sui dati degli inventari nazionali dei gas a effetto serra, nel contesto della comunicazione e revisione delle Parti incluse nell’Allegato I della Convenzione;
- posticipato a SB65 il punto 10 (b) dell’agenda SBI sulla seconda revisione delle funzioni del Comitato permanente per la finanza (Standing Committee on Finance – SCF).
Alcune coalizioni negoziali, tra cui il Gruppo dei 77 e Cina (G77+China), il Gruppo dei Negoziatori Africani (African Group of Negotiators – AGN) e i Paesi Meno Sviluppati (Least Developed Countries – LDCs), si sono detti preoccupati per la mancanza tra i punti dell’agenda dei Piani Nazionali di Adattamento (National Adaptation Plans – NAPs) e del tema di Perdite e Danni (Loss & Damage). La richiesta non riguarda solo la possibilità di “presentare” nuovi piani o documenti: per molti Paesi in via di sviluppo, i NAPs sono soprattutto strumenti da rendere operativi, attraverso risorse finanziarie, assistenza tecnica, capacity building e modalità più chiare di accesso alla finanza per l’adattamento. L’adattamento, comunque, non scompare dai lavori di Bonn: continuerà a essere discusso soprattutto attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA).
Sul tema di Perdite e Danni, la preoccupazione dei Paesi in via di sviluppo riguarda soprattutto l’assenza di un punto autonomo in agenda. Pur esistendo già diversi strumenti e processi collegati, come il Warsaw International Mechanism, il Santiago Network e il Fund for Responding to Loss and Damage, molti Paesi vulnerabili chiedono uno spazio negoziale dedicato che permetta di discutere in modo più politico e a 360 gradi le priorità ancora aperte: l’accesso alle risorse, la prevedibilità del sostegno e il coordinamento tra i diversi strumenti.
Allo stesso tempo, i Paesi più vulnerabili, inclusi G77 e Gruppo SUR (coalizione di Paesi dell’America Latina e dei Caraibi), hanno richiamato l’attenzione sul mancato rispetto degli impegni di finanza da parte dei Paesi sviluppati. G77+China, AGN, LDCs e Gruppo SUR hanno richiamato i Paesi sviluppati al rispetto degli impegni già presi, denunciando contributi insufficienti, difficoltà di accesso ai fondi e ritardi su strumenti chiave come l’Adaptation Fund. In particolare, è stata ribadita la necessità di aumentare il sostegno per adattamento, Perdite e Danni e mezzi di implementazione, anche alla luce del nuovo obiettivo di finanza climatica concordato a Baku e dell’impegno a rafforzare la finanza per l’adattamento entro il 2035.
Anche il commercio torna tra le questioni che alcuni Paesi vorrebbero in agenda, tema richiesto e per molti aspetti controverso. A seguito delle forti discussioni emerse nelle sessioni precedenti e culminate a COP30, come abbiamo raccontato in questo articolo, sabato 13 giugno si terrà il primo dialogo in assoluto sulle misure commerciali verdi, pensato per discutere il rapporto tra politiche climatiche e commercio internazionale. Il gruppo dei G77 ha oggi espresso in plenaria la sua insoddisfazione per il fatto che il dialogo preveda il coinvolgimento di diverse organizzazioni anziché dei soli governi.
Articolo a cura di Anna Pelicci, capa delegazione di Italian Climate Network, e di Elisa Mauri, delegata di Italian Climate Network
Immagine di copertina: foto di Elisa Mauri
