USO DI PESTICIDI: SNODO CRUCIALE TRA SALUTE UMANA, TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ E CRISI CLIMATICA
La cronaca recente ci porta alla mente una sostanza che ha già fatto discutere in passato per la sua presunta tossicità, il glifosato. Nelle scorse settimane, infatti, i bollettini di guerra in Medioriente ci hanno informato che l’esercito israeliano avrebbe irrorato i campi nel Sud del Libano con dosi elevate del diserbante – una strategia militare per impedire alla popolazione di sopravvivere coltivando i propri campi.
Nonostante nel 2023 l’Unione Europea abbia deciso di prorogare l’utilizzo di glifosato per ulteriori dieci anni, oggi esistono evidenze scientifiche che dimostrano la cancerogenicità dell’erbicida. Ciò è quanto emerge da uno studio tossicologico coordinato dall’Istituto Ramazzini, uscito a giugno 2025, che rivela un aumento dell’incidenza di vari tipi di tumori in animali da laboratorio esposti a dosi di glifosato considerate “sicure” per l’Unione Europea.
I risultati della ricerca – attualmente in fase di valutazione da parte di EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ed ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche) – potrebbero incidere sulla decisione di continuare ad utilizzare la sostanza per i restanti sette anni. Ma il problema della tossicità non riguarda solo il glifosato, bensì l’intera classe dei fitofarmaci.
Tossicità dei pesticidi per l’essere umano
I dati epidemiologici attualmente disponibili purtroppo non permettono di stabilire nessi causali certi fra l’esposizione ai pesticidi e l’aumento del rischio di insorgenza di determinate patologie. Allo stesso modo, è difficile definire esattamente quali sono le molecole responsabili, poiché l’esposizione, anche ridotta, a miscele di più pesticidi può comunque avere delle conseguenze sulla salute, derivanti dalla “combinazione” degli effetti di ogni singola sostanza.
Fatta questa premessa, vi sono comunque dati che suggeriscono un collegamento fra l’esposizione ai pesticidi – in particolare a quelli più obsoleti, come gli organoclorurati, gli organofosfati e i piretroidi – e l’aumento del rischio di insorgenza di alcune patologie croniche. Tra queste, vari tipi di cancro (ad es. linfoma non Hodgkin, mieloma multiplo, tumori ovarici, mammari, cerebrali e prostatici), disturbi neurologici come il morbo di Parkinson e l’Alzheimer, malattie cardiovascolari, ritardi nello sviluppo dei bambini, infertilità maschile e femminile, disturbi cognitivi e patologie di tipo respiratorio.
In realtà, anche per alcune delle oltre 400 sostanze attualmente approvate nell’UE, vi sono evidenze scientifiche che l’esposizione possa causare effetti avversi sulla salute.
È noto, per esempio, che l’esposizione precoce agli insetticidi piretroidi comunemente utilizzati (già sospetti cancerogeni) possa aumentare il rischio di sviluppare sintomi comportamentali come l’ansia.
Ma quanto siamo davvero esposti ai pesticidi? I fitofarmaci vengono introdotti nel corpo umano principalmente attraverso gli alimenti, l’acqua o l’aria contaminata.
I lavoratori agricoli e le persone che vivono in prossimità delle campagne sono particolarmente esposti, a causa della volatilizzazione dei pesticidi diffusi nei campi e dell’erosione del suolo.
Tra il 2014 e il 2021 in Europa è stata realizzata l’iniziativa di biomonitoraggio umano , un’indagine su larga scala per valutare i livelli di esposizione di bambini e adulti ad alcuni pesticidi considerati prioritari, tra cui i piretroidi, il clorpirifos (vietato nell’UE dal 2020) e il glifosato. Complessivamente, sono stati identificati almeno 46 pesticidi e loro metaboliti.
Lo studio ha messo in luce un’esposizione diffusa in tutto il territorio europeo, con alcuni marcatori per clorpirifos e per i piretroidi rinvenuti in oltre il 90% dei campioni raccolti (tessuti e fluidi biologici umani). L’indagine ha, inoltre, riscontrato un’esposizione importante a miscele di più pesticidi, con l’84% dei campioni raccolti contenenti residui di due o più molecole diverse.
Un dato preoccupante è che tutti i pesticidi monitorati sono stati rilevati in concentrazioni più elevate nei bambini rispetto agli adulti.
I bambini sono fra i soggetti più a rischio, in quanto più sensibili all’esposizione a determinate sostanze chimiche durante le fasi dello sviluppo. Inoltre, in rapporto al peso corporeo, essi tendono a consumare più cibo degli adulti. È stato dimostrato che un consumo elevato di frutta e verdura è associato ad una maggiore esposizione ai pesticidi, sia nelle donne in gravidanza che nei bambini. Tuttavia, consumare alimenti biologici può contribuire a ridurre i livelli di queste sostanze nell’organismo umano.
Impatto dei pesticidi sulla biodiversità
I pesticidi possono avere un impatto anche su una varietà di organismi, terrestri e acquatici, diversi dai parassiti contro cui sono rivolti. L’esposizione ai residui presenti nelle colture, nel suolo, nell’aria e nell’acqua sta, infatti, contribuendo al declino di molte popolazioni di insetti, uccelli, pipistrelli, lombrichi, piante acquatiche, pesci e anfibi, per citarne alcuni.
In molti casi, gli effetti negativi sono riconducibili a sostanze oggi vietate, come gli insetticidi neonicotinoidi per impollinatori, mammiferi terrestri e uccelli o l’insetticida clorpirifos per i pipistrelli. Esistono, tuttavia, anche evidenze di effetti avversi derivanti da sostanze attualmente approvate, come la cipermetrina, che ha un impatto sui pesci, o il glifosato, che può influenzare le reti trofiche.
Gli insetti sono tra le specie più direttamente colpite dai pesticidi, con drastici tassi di declino registrati in tutto il mondo. Uno studio condotto in Germania ha documentato un calo del 76% degli insetti volanti nelle aree protette in 27 anni, identificando i pesticidi come la causa principale.
Analogamente, un’analisi condotta su 576 specie di farfalle in Europa ha rilevato che fertilizzanti e pesticidi hanno influito negativamente sull’80% di esse. Ciò ha ripercussioni indirette anche sugli uccelli insettivori e sugli uccelli delle zone agricole: l’uso estensivo di pesticidi è uno dei principali fattori responsabili del loro declino in Europa e non solo.
Proteggere la biodiversità non è solo un dovere morale, ma ha un’importanza strategica anche per la tutela della sicurezza alimentare. Molte colture dipendono, infatti, fortemente dalla presenza di insetti impollinatori e sono una fonte alimentare imprescindibile di nutrienti chiave, come lipidi, vitamine e minerali.
Le potenziali perdite di raccolto dovute al declino degli impollinatori potrebbero mettere a fortemente rischio la produzione e quindi l’assunzione di frutta, verdura e frutta secca, con possibili ripercussioni sull’incidenza di patologie cardiovascolari e cancro.
Proseguendo lungo questa linea, emerge con sempre maggiore chiarezza come il tema dei pesticidi non possa essere analizzato in modo isolato, ma debba essere inserito all’interno della più ampia crisi climatica ed ecologica.
Pesticidi e cambiamento climatico: interrelazioni
Il rapporto tra pesticidi e cambiamento climatico è bidirezionale e complesso. Da un lato, il riscaldamento globale e l’alterazione dei regimi climatici stanno modificando la distribuzione geografica di insetti, funghi e infestanti, aumentando in molti casi la pressione parassitaria sulle colture. Questo fenomeno può tradursi in un maggiore ricorso ai fitofarmaci da parte degli agricoltori, innescando un circolo vizioso di dipendenza chimica.
Dall’altro lato, l’uso stesso dei pesticidi contribuisce indirettamente al cambiamento climatico. La loro produzione è infatti altamente energivora e dipende in larga parte da combustibili fossili. Inoltre, alcuni studi evidenziano come i pesticidi possano alterare i processi biologici del suolo, riducendo la capacità degli ecosistemi agricoli di sequestrare carbonio.
Un lavoro pubblicato su Frontiers in Environmental Space del 2021 ha mostrato come l’intensificazione agricola, inclusivo dell’uso di pesticidi, sia associata a una riduzione significativa della biodiversità del suolo e delle sue funzioni, tra cui proprio lo stoccaggio di carbonio.
Allo stesso tempo, uno studio pubblicato su Global Change Biology evidenzia come il cambiamento climatico possa aumentare la tossicità e la persistenza di alcune sostanze chimiche nell’ambiente, amplificandone gli effetti sugli organismi non target.
Queste dinamiche dimostrano come utilizzo dei pesticidi e crisi climatica si rafforzino reciprocamente, contribuendo a destabilizzare ulteriormente gli ecosistemi agricoli e naturali.
Quadro normativo e politico europeo
A livello europeo, la regolamentazione dei pesticidi è disciplinata principalmente dal Regolamento (CE) n. 1107/2009, che stabilisce i criteri per l’autorizzazione delle sostanze attive e dei prodotti fitosanitari. Negli ultimi anni, tuttavia, il dibattito politico si è intensificato nell’ambito del Green Deal europeo e della strategia “Farm to Fork”, che prevedeva inizialmente una riduzione del 50% dell’uso e del rischio dei pesticidi entro il 2030.
Nel 2022, la Commissione Europea ha presentato una proposta di regolamento sull’uso sostenibile dei pesticidi (SUR – Sustainable Use Regulation), con l’obiettivo di rendere vincolanti tali target. Tuttavia, il percorso legislativo si è rivelato particolarmente complesso e divisivo, incontrando forti resistenze da parte di diversi Stati membri e del settore agricolo. Nel 2024 la proposta è stata di fatto ritirata, segnando un rallentamento significativo delle ambizioni europee in materia.
Parallelamente, resta in vigore il sistema di valutazione scientifica delle sostanze attive, affidato all’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e all’ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche), che tuttavia è stato più volte criticato per la lentezza dei processi e per la difficoltà di integrare pienamente il principio di precauzione, soprattutto in presenza di evidenze scientifiche emergenti ma non ancora definitive.
Possibili alternative
Alla luce di queste criticità, cresce l’interesse verso modelli agricoli alternativi che riducano o eliminino l’uso dei pesticidi di sintesi.
Tra questi, l’agricoltura biologica rappresenta una delle opzioni più consolidate. Numerosi studi dimostrano come i sistemi biologici siano associati a una minore contaminazione chimica degli alimenti e dell’ambiente, oltre che a benefici per la biodiversità.
Una meta-analisi pubblicata su Journal of Sciences nel 2014 ha evidenziato che le aziende agricole biologiche ospitano in media una biodiversità superiore del 30% rispetto a quelle convenzionali.
Inoltre, uno studio pubblicato su Environ Health Perspect nel 2005 ha mostrato come il passaggio a una dieta biologica possa ridurre significativamente i livelli di pesticidi nell’organismo umano in pochi giorni.
Accanto al biologico, si stanno sviluppando anche pratiche di agricoltura integrata e agroecologia, che combinano tecniche tradizionali e innovazioni scientifiche per limitare l’uso di input chimici. Tra queste, la rotazione delle colture, l’uso di insetti utili, le colture di copertura e le tecniche di precisione.Queste alternative, tuttavia, richiedono un ripensamento complessivo dei sistemi alimentari, che coinvolga non solo gli agricoltori, ma anche le politiche pubbliche, i modelli di consumo e le filiere produttive.
In questo contesto, la questione dei pesticidi si conferma come uno snodo cruciale all’intersezione tra salute umana, tutela della biodiversità e crisi climatica, rendendo sempre più urgente una transizione verso modelli agricoli sostenibili e resilienti.
Articolo a cura di Marta Abbà e Rossella De Poi, Volontarie Italian Climate Network
Immagine di copertina: Pixabay
