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Apr

VERSO IL 2030: L’EUROPA ALLA PROVA DELLA SOSTENIBILITÀ TRA SICUREZZA ENERGETICA E SPAZI CIVICI IN CRISI

  • Nonostante gli evidenti progressi, la regione UNECE è sulla buona strada per conseguire solo il 15% dei target degli SDG
  • L’SDG 7 ha registrato progressi notevoli, con la capacità di energia rinnovabile aumentata del 20%, ma permangono ineguaglianze dettate soprattutto dall’inaccessibilità economica
  • La transizione a sistemi energetici rinnovabili e resilienti è una necessità strategica per la sicurezza e l’indipendenza energetica, come dimostra la recente crisi energetica
  • La società civile è un attore cruciale per garantire la trasparenza dei processi decisionali, ma la sua partecipazione è minacciata dalla crescente contrazione dello spazio civico

Con l’incombere della scadenza dell’Agenda 2030, il Regional Forum on Sustainable Development dell’UNECE (Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite) – tenutosi a Ginevra il 21 e 22 aprile scorsi – ha riunito attori governativi e della società civile per analizzare i progressi compiuti nel conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) e proporre soluzioni per accelerarli. I risultati del Forum confluiranno nell’High-Level Political Forum di New York che analizza annualmente un gruppo specifico di SDG: quest’anno si tratta di SDG 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari), SDG 7 (Energia pulita e accessibile), SDG 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), SDG 11 (Città e comunità sostenibili) e SDG 17 (Partnership per gli obiettivi). Il bilancio che ne emerge è critico: come evidenziato dalla relazione pubblicata dall’UNECE a ridosso dell’evento. Allo stato attuale la regione dovrebbe riuscire a conseguire solo il 15% dei target misurabili dei 17 SDG.

Di particolare rilievo è l’analisi dell’SDG 7: garantire energia pulita che sia anche affidabile ed economicamente accessibile è un obiettivo interconnesso a tutta l’Agenda 2030, rendendo possibile lo sviluppo sostenibile in numerosi settori. Da un lato, la regione ha registrato progressi tangibili: la capacità di energia rinnovabile è aumentata del 20% (rispetto al 2000) e l’intensità energetica è in costante calo, segno di economie più efficienti. Dall’altro, tuttavia, la velocità di questa transizione non è ancora sufficiente per eliminare la dipendenza dai combustibili fossili entro i tempi stabiliti. 

Permangono, inoltre, ineguaglianze, in particolare in termini di accessibilità economica, che rimane il vero ostacolo. I dati indicano che circa 42 milioni di persone nella regione UNECE non sono ancora in grado di riscaldare adeguatamente le proprie case, una vulnerabilità esasperata dai recenti shock dei prezzi energetici. Per affrontare il problema dell’accessibilità economica, la società civile presente al Forum ha ricordato che una soluzione prioritaria sono le riforme fiscali, con l’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili e il reindirizzamento di tali risorse verso il sostegno finanziario mirato ai gruppi più vulnerabili. Questo percorso richiede anche un rafforzamento della cooperazione internazionale. È indispensabile un aumento significativo dei finanziamenti verso le economie in via di sviluppo, per far sì che la transizione energetica non proceda a velocità diverse.

L’attuale crisi energetica, con gli shock dei prezzi che ne derivano, dimostra ancora una volta che la transizione a sistemi energetici rinnovabili e resilienti non è solo una questione di sostenibilità ed equità sociale, ma anche una necessità strategica per la sicurezza e l’indipendenza energetica. Tuttavia, come sottolineato dai rappresentanti della società civile, la transizione energetica deve essere partecipativa. Coinvolgere le comunità interessate sin dalla fase di progettazione fino a quella di attuazione è un imperativo democratico per garantire che i progetti di energia rinnovabile rispettino i diritti umani e i limiti ecologici, evitando modelli puramente estrattivi. Ma è anche una necessità pratica: affinché i progetti siano attuabili nel lungo termine, essi devono generare fiducia a livello locale ed essere percepiti come inclusivi e non come una mera “imposizione dall’alto”. Proprio in questi giorni l’attenzione, per chi segue i processi climatici internazionali, è rivolta alla Conferenza di Santa Marta per l’uscita dai combustibili fossili, pensata come uno spazio complementare alle COP dell’UNFCCC in cui i Paesi più ambiziosi stanno discutendo seriamente su come conseguire una transizione che sia anche giusta ed equa.

Per far sì che le decisioni tengano conto dei diritti e delle necessità dei gruppi interessati, in particolare quelli più vulnerabili, è necessario che i processi decisionali siano partecipativi e inclusivi. A questo proposito, uno dei problemi maggiormente richiamati al Forum di Ginevra è la contrazione dello spazio civico, minacciato da una sempre maggior carenza di finanziamenti per le organizzazioni della società civile e dal rischio di processi decisionali opachi che spesso bypassano i percorsi multilaterali e partecipativi. Tuttavia,senza uno spazio civico protetto e adeguatamente finanziato rischia di venir meno un meccanismo di sorveglianza cruciale che contribuisce a garantire la trasparenza e  la responsabilità dei Governi dinanzi agli impegni assunti.

In questo senso, la Conferenza di Santa Marta è da leggersi anche come un atto di resilienza da parte della società civile, un tentativo di reclamare uno spazio di dialogo che diventa sempre più precario nei processi multilaterali. Una conclusione analoga sembra giungere dalle sale di Ginevra: per “salvare” l’Accordo di Parigi e l’Agenda 2030 occorre proteggere lo spazio civico, accelerare una transizione energetica equa e avere il coraggio di ripensare un sistema che metta finalmente le persone e il pianeta al centro di ogni decisione.

Articolo a cura di Teresa Giuffrè, Volontaria Italian Climate Network

Foto di copertina: di Teresa Giuffrè

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