VERSO UNA RIFORMA DEL MULTILATERALISMO CLIMATICO? LA VISIONE DELLA PRESIDENZA BRASILIANA
Negli ultimi anni il sistema internazionale di governance del clima si trova ad affrontare una doppia pressione. Da un lato, l’urgenza scientifica impone un’accelerazione delle politiche climatiche; dall’altro, il contesto geopolitico e istituzionale rende sempre più complesso il coordinamento multilaterale. È in questo quadro che si colloca la riflessione proposta da André Corrêa do Lago nella sua dodicesima lettera programmatica pubblicata a febbraio 2026, nella quale il Presidente della COP30 ha invitato a ripensare il funzionamento del multilateralismo climatico.
Secondo il diplomatico brasiliano, la sfida non consiste nell’abbandonare l’architettura multilaterale costruita attorno alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite (UNFCCC) e all’Accordo di Parigi, ma nel farla evolvere per renderla più capace di produrre risultati concreti.
La proposta centrale della presidenza brasiliana è quella di un multilateralismo climatico a due livelli (“two-tier multilateralism”), capace di conciliare la legittimità che deriva da un processo decisionale basato sul consenso di tutti gli Stati membri con la necessità di accelerare l’implementazione delle politiche climatiche.
Questa riflessione si inserisce in un dibattito più ampio sulla presunta crisi e sulla possibile trasformazione delle Conferenze sul clima (COP), sempre più spesso criticate per la loro lentezza decisionale, per il crescente riflesso della politica di potenza e delle contese geopolitiche nei negoziati e la difficoltà di tradurre gli impegni presi in cambiamenti fattuali – economici, tecnologici e finanziari – su larga scala.
Dalla negoziazione all’implementazione: il multilateralismo climatico a due livelli
La lettera di Corrêa do Lago parte da una constatazione: il sistema multilaterale ha avuto successo nel costruire un quadro normativo globale per l’azione climatica, ma incontra maggiori difficoltà nel trasformare le decisioni collettive in azioni concrete e rapide.
Negli ultimi trent’anni, il processo della Convenzione sul clima, con i relativi accordi che ne sono discesi, ha progressivamente costruito un regime internazionale articolato: obiettivi globali, meccanismi di trasparenza, contributi nazionali e strumenti di cooperazione. Tuttavia, come evidenziato dalla presidenza brasiliana, nell’attuale fase la questione centrale non è più definire nuovi obiettivi, ma mobilitare rapidamente i mezzi necessari per attuare quelli già concordati: finanza climatica, tecnologie pulite, capacità istituzionali e cooperazione tra attori pubblici e privati.
Per conciliare le esigenze di legittimità politica e rapidità operativa, Corrêa do Lago propone un’evoluzione del sistema multilaterale verso un modello a due livelli istituzionali.
Il primo livello continuerebbe a basarsi sul consenso universale tra gli Stati all’interno della UNFCCC e dei relativi negoziati. In questo ambito si definirebbero le regole fondamentali del regime climatico internazionale, garantendo universalità, legittimità giuridica e orientamento strategico collettivo. È qui che verrebbero negoziati gli accordi globali, come l’Accordo di Parigi alla COP21, e stabiliti gli obiettivi di lungo periodo della cooperazione climatica.
Il secondo livello, invece, dovrebbe concentrarsi sull’implementazione delle politiche climatiche. In questa dimensione operativa, gruppi ristretti di Paesi potrebbero coordinarsi per assumere decisioni attuative e mobilitare rapidamente risorse, tecnologie e capacità senza dover riaprire continuamente i negoziati politici già conclusi e senza sottostare alle lungaggini e ai compromessi che necessariamente un sistema basato sul consenso implica.
Come si sostanzi nella pratica questo secondo livello non è ancora esplicitato; tuttavia, il Presidente Corrêa nella sua lettera fa riferimento a due iniziative che potrebbero aiutare a comprendere meglio cosa ha in mente la presidenza brasiliana della COP30.
Il Global Implementation Accelerator come prototipo del secondo livello
Per dare concretezza a questo secondo livello operativo, la presidenza brasiliana della Conferenza sul clima ha promosso la Global Implementation Accelerator Initiative, che da quanto emerge dalla lettera di Corrêa do Lago dovrebbe funzionare come prototipo di una nuova dinamica istituzionale nel multilateralismo climatico a doppia velocità.
L’iniziativa, guidata congiuntamente dalla presidenza della COP30 e dalla futura presidenza della COP31, è concepita come un meccanismo sperimentale di coordinamento finalizzato ad aumentare la velocità e la scala dell’implementazione delle politiche climatiche. Attraverso il coordinamento tra attori pubblici e privati, istituzioni finanziarie, organizzazioni internazionali e governi nazionali, il Global Implementation Accelerator dovrebbe facilitare la diffusione di tecnologie, l’accesso ai finanziamenti e la condivisione delle migliori pratiche.
Il successo di questa iniziativa viene presentato come una sorta di “stress test” del regime climatico internazionale: la sua capacità di accelerare concretamente l’implementazione degli impegni climatici rappresenterebbe un indicatore della possibilità di introdurre nuovi meccanismi permanenti di coordinamento globale.
Alla luce dell’esempio richiamato, si potrebbe dedurre che questo secondo livello di multilateralismo implichi una partecipazione congiunta di attori statali e non statali – tra cui istituzioni finanziarie, imprese e organizzazioni non governative – ampliando così la platea dei soggetti coinvolti rispetto al tradizionale livello dei negoziati climatici internazionali, che rimane invece prerogativa esclusiva degli Stati.
Lo ‘UN Climate Change Council’ e la possibile evoluzione istituzionale
Seppur ancora vago e poco definito nel suo complesso il secondo livello, come indicato nella lettera, si collegherebbe ad un’altra proposta già avanzata dal Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva durante il G20 del 2024: la creazione di uno “UN Climate Change Council”. Nella logica della proposta brasiliana, il ‘Climate Change Council’ potrebbe rappresentare una piattaforma istituzionale permanente capace di sostenere proprio quel secondo livello operativo del multilateralismo climatico integrandolo all’interno del sistema delle Nazioni Unite. Il Consiglio avrebbe l’obiettivo di aggregare e coordinare i diversi strumenti di implementazione oggi dispersi nel sistema internazionale, facilitando la cooperazione tra governi, istituzioni finanziarie, imprese e altri attori rilevanti.
Dalla visione prospettata dalla presidenza brasiliana nella lettera si deduce che il Global Implementation Accelerator costituirebbe una prima sperimentazione pratica, mentre il Consiglio potrebbe trasformarsi in una struttura più stabile di coordinamento globale.
Tuttavia, il disegno complessivo rimane solo vagamente definito, non essendo stati chiariti ancora né la struttura istituzionale del Consiglio né il suo rapporto con i meccanismi esistenti della UNFCCC. La riforma evocata dalla leadership brasiliana appare quindi, per il momento, più come l’avvio di un preliminare dibattito su possibili riforme nel quale viene delineata una vaga direzione strategica, che come un vero e proprio progetto di riforma istituzionale.
È necessario riformare il multilateralismo climatico?
Sebbene ancora in una fase prevalentemente programmatica, la proposta di riforma della presidenza brasiliana della COP30, guidata da André Corrêa do Lago, rappresenta uno dei tentativi più significativi di ripensare il multilateralismo climatico alla luce delle nuove pressioni sistemiche.
Il modello a due livelli – che affianca alla dimensione negoziale della UNFCCC e un livello operativo più flessibile – mira a colmare il divario tra impegni formali e capacità di attuazione, favorendo una mobilitazione più rapida di risorse, tecnologie e attori. Tuttavia, questa evoluzione comporta anche rischi non trascurabili, in particolare in termini di frammentazione della governance globale e di possibile esclusione dei Paesi con minori capacità.
La sfida centrale resta, quindi, quella di bilanciare inclusività ed efficacia, preservando la legittimità universale del sistema multilaterale, mentre se ne rafforza la dimensione operativa. In questo senso, più che offrire una soluzione definitiva, la riflessione della presidenza brasiliana segnala un passaggio cruciale: dopo oltre trent’anni di negoziati, il problema non è più soltanto definire obiettivi comuni, ma costruire meccanismi in grado di attuarli alla velocità richiesta dalla crisi climatica.
Articolo a cura di Ruben David, Volontario Italian Climate Network
Foto di copertina: UNFCCC
