WE ARE NATURE
Il legame tra natura e salute mentale, dalle nature-based solutions all’eco-lutto
Abstract
La relazione tra natura e salute mentale rappresenta un tema sempre più rilevante nel campo della psicologia e della salute pubblica. Il contatto con gli ambienti naturali può favorire il benessere psicologico, ridurre lo stress e sostenere la regolazione emotiva, mentre la perdita e la trasformazione degli ecosistemi possono diventare una fonte di sofferenza psicologica. In questo articolo esploreremo il rapporto tra natura e salute mentale, partendo dai benefici del contatto con la natura e passando alle esperienze di perdita ambientale, come l’eco-lutto e la solastalgia, fino ad arrivare alle nature-based solutions, inclusi interventi per la promozione del benessere psicofisico. Si esplorerà il passaggio dalla connessione alla cura dell’ambiente, sottolineando come prendersi cura della natura possa rappresentare non solo una forma di responsabilità ecologica, ma anche un modo per promuovere salute, appartenenza e benessere.
Introduzione: perché parlare di natura e salute mentale?
Parlare di natura e salute mentale significa riconoscere che la nostra salute non può essere separata dalle condizioni dell’ambiente in cui viviamo. La connessione con la natura è una fonte essenziale di benessere fisico e psicologico e, in questo senso, il contatto con gli ambienti naturali non dovrebbe essere considerato un lusso o un’attività ricreativa, ma una componente necessaria della nostra salute. Allo stesso tempo, però, la distruzione degli ecosistemi può diventare una fonte di sofferenza. Incendi, alluvioni, tempeste, deforestazione e cementificazione non producono soltanto danni materiali, ma possono generare perdita, paura, impotenza e solastalgia, cioè il disagio legato alla trasformazione o alla distruzione dell’ambiente a cui si è legati. La crisi ecologica e climatica mette quindi in discussione anche il modo in cui concepiamo il nostro rapporto con la natura. Dopo secoli di una relazione prevalentemente estrattivista, fondata sull’idea della natura come risorsa da sfruttare, diventa necessario ripensare questo rapporto in termini di reciprocità. La cura dell’ambiente non dovrebbe essere soltanto una conseguenza dei benefici che ne ricaviamo, ma una forma di responsabilità e rispetto verso un sistema da cui dipendiamo. Proteggere la natura significa, in questo senso, proteggere anche le condizioni che rendono possibile il nostro benessere e la nostra salute mentale.
Il nostro rapporto con la natura
Il rapporto tra l’essere umano e la natura è una relazione complessa che coinvolge aspetti biologici, psicologici ed emotivi. Secondo Wilson (1984), la biofilia è una predisposizione biologicamente radicata che porta gli esseri umani a ricercare il contatto con la natura. Tale predisposizione si sarebbe sviluppata nel corso dell’evoluzione, poiché la preferenza per ambienti naturali favorevoli alla sopravvivenza ha rappresentato un vantaggio adattivo. Tuttavia, il legame con la natura non si limita a una predisposizione biologica: attraverso le esperienze vissute si sviluppano relazioni affettive con i luoghi, descritte dal concetto di attaccamento al luogo o place attachment. Questo indica il legame emotivo che le persone instaurano con determinati ambienti naturali, ai quali vengono associati ricordi, esperienze significative e sentimenti di sicurezza, appartenenza e continuità. Un bosco frequentato durante l’infanzia, un parco del proprio quartiere o una spiaggia visitata ogni estate possono diventare luoghi capaci di evocare emozioni positive e di rafforzare il senso di familiarità. Parallelamente, questi ambienti contribuiscono anche allo sviluppo dell’identità personale e sociale. L’interazione con il territorio influenza infatti il modo in cui gli individui percepiscono sé stessi, i propri valori e il proprio senso di appartenenza a una comunità e a un ambiente. La natura diventa quindi parte integrante della costruzione dell’identità ambientale, favorendo un rapporto di responsabilità e cura nei confronti dei luoghi. Comprendere questa relazione significa riconoscere che il benessere umano dipende non solo dalla presenza della natura, ma anche dalla qualità del legame affettivo e identitario che le persone costruiscono con gli ambienti in cui vivono e che contribuiscono a definire chi sono.
Natura e relazione: dal beneficio individuale al senso di appartenenza
Il contatto con la natura produce numerosi benefici sul benessere psicologico, emotivo e sociale degli individui. Numerose ricerche hanno supportato la Attention Restoration Theory e la Stress Reduction Theory, riportando che trascorrere del tempo in ambienti naturali favorisce un incremento del benessere soggettivo, migliorando la soddisfazione di vita, il tono dell’umore e la percezione della propria qualità di vita. Parallelamente, l’esposizione agli spazi verdi contribuisce a ridurre lo stress e i livelli di cortisolo, promuovendo uno stato di rilassamento sia a livello fisiologico sia psicologico. Questi effetti si riflettono anche sulla salute mentale: diversi studi evidenziano una diminuzione dei sintomi di ansia e depressione e una riduzione della ruminazione, ossia la tendenza a ripensare in modo ripetitivo a pensieri ed emozioni negative, uno dei principali fattori di rischio per il mantenimento dei disturbi depressivi.
Oltre a questi effetti, la natura favorisce l’esperienza dell’awe(meraviglia), un’emozione complessa che emerge di fronte alla vastità e alla bellezza degli ambienti naturali. L’esperienza della meraviglia induce le persone a percepire sé stesse come parte di qualcosa di più grande, ampliando la prospettiva individuale e favorendo apertura mentale, riflessione e connessione con il mondo circostante. Tale stato emotivo è frequentemente associato a un aumento della gratitudine, della consapevolezza e del senso di significato attribuito alla propria esperienza.
Infine, il contatto con gli ambienti naturali rafforza il senso di appartenenza, sia verso il luogo sia verso la comunità e il mondo naturale nel suo complesso. Questo sentimento favorisce comportamenti prosociali e atteggiamenti di cura nei confronti dell’ambiente, contribuendo allo sviluppo di una maggiore responsabilità ecologica.
Nel loro insieme, questi benefici dimostrano che la natura non costituisce soltanto una risorsa ricreativa, ma rappresenta un elemento fondamentale per il benessere psicologico, la salute mentale e la costruzione di relazioni positive con gli altri e con l’ambiente.
Perdita e cambiamento: quando la natura che amiamo scompare
Se il rapporto con la natura contribuisce al nostro benessere e al senso di appartenenza, cosa accade quando l’ambiente a cui siamo legati cambia o scompare? La perdita di un ecosistema, di un paesaggio o di una specie non rappresenta necessariamente soltanto una perdita ambientale: può diventare anche una perdita personale, soprattutto quando quel luogo è associato alla propria storia, alla propria identità o a esperienze significative. I cambiamenti climatici e il degrado ambientale possono quindi produrre forme di sofferenza legate non soltanto alla paura di ciò che potrebbe accadere in futuro, ma anche alla consapevolezza di ciò che è già stato perso.
In questo contesto si parla di eco-lutto o lutto ecologico, cioè la risposta emotiva alla perdita di specie, ecosistemi, paesaggi, luoghi e modi di vivere legati all’ambiente naturale. Il lutto ecologico può riguardare una perdita già avvenuta ma anche una perdita anticipata, quando si percepisce che un ambiente o una specie rischiano di scomparire. Può manifestarsi attraverso tristezza, dolore, rabbia, impotenza e senso di perdita, ma non deve essere necessariamente considerato un segnale di psicopatologia. Il lutto può infatti rappresentare una risposta comprensibile e funzionale alla perdita di qualcosa che per noi ha valore.
Un concetto strettamente collegato è quello di solastalgia, introdotto da Albrecht e colleghi nel 2007 per descrivere il disagio che può emergere quando l’ambiente che consideriamo casa viene trasformato o degradato mentre continuiamo a viverci. A differenza della nostalgia, che nasce dalla lontananza da un luogo amato, la solastalgia nasce proprio dalla sua trasformazione: il luogo è ancora presente, ma non è più quello che conoscevamo. La perdita può quindi riguardare anche la familiarità, il senso di sicurezza, l’identità e il senso di appartenenza associati a quel territorio.
Queste esperienze possono essere particolarmente intense quando i cambiamenti ambientali sono rapidi, irreversibili o al di fuori del controllo individuale. Incendi, siccità, alluvioni, deforestazione, cementificazione e trasformazioni del paesaggio possono modificare luoghi che rappresentano una parte importante della storia personale o collettiva. La ricerca sull’eco-lutto mostra infatti come l’esperienza della perdita sia influenzata non solo dall’entità del cambiamento ambientale, ma anche dal significato attribuito al luogo, dal legame con il territorio, dall’identità individuale e collettiva e dalle condizioni sociali e culturali in cui la perdita avviene.
Il confine tra una risposta emotiva fisiologica e una sofferenza più significativa non dipende quindi semplicemente dalla presenza di tristezza o dolore. Come per le altre eco-emozioni, è importante considerare l’intensità, la durata e l’impatto sulla vita quotidiana. Alcune evidenze recenti suggeriscono inoltre un’associazione tra solastalgia e sintomi di depressione, ansia e disturbo post-traumatico da stress, anche se sono ancora necessari ulteriori studi per comprendere meglio i meccanismi attraverso cui il cambiamento ambientale influenza la salute mentale.
Riconoscere queste esperienze significa quindi dare spazio anche a emozioni che possono essere difficili da condividere o da spiegare. Non riusciamo a curarci di ciò che per noi non ha valore, né sentire il peso di una perdita senza un legame emotivo. L’eco-lutto può essere letto anche in questa prospettiva: il dolore per ciò che scompare testimonia l’esistenza di un legame. La sfida diventa allora trovare modalità individuali e collettive per elaborare la perdita senza trasformare il dolore in impotenza, mantenendo la possibilità di costruire nuove forme di relazione e di cura nei confronti dell’ambiente.
Nature-based solutions: quando la natura diventa parte della cura
Quando parliamo del rapporto tra natura e salute mentale, non ci riferiamo soltanto alla possibilità di trascorrere del tempo in un ambiente naturale. La natura può infatti diventare parte integrante degli interventi di prevenzione e promozione della salute attraverso le nature-based solutions, un insieme di strategie che utilizzano gli ecosistemi e i processi naturali per affrontare problemi sociali e ambientali, producendo contemporaneamente benefici per la salute e il benessere. Le soluzioni basate sulla natura possono includere, per esempio, il ripristino di ecosistemi, la creazione di infrastrutture verdi, la presenza di parchi e corridoi ecologici nelle aree urbane e interventi finalizzati alla riduzione dell’esposizione al calore, all’inquinamento atmosferico e al rumore. In questo senso, la natura non rappresenta semplicemente uno sfondo nel quale svolgere attività finalizzate al benessere, ma diventa una componente dell’ambiente di vita e uno strumento di prevenzione.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che gli spazi verdi possono contribuire alla salute fisica e mentale attraverso diversi meccanismi, tra cui la riduzione dello stress, la promozione dell’attività fisica, il rafforzamento della coesione sociale e la riduzione dell’esposizione a calore, rumore e inquinamento.
Questa prospettiva è particolarmente importante negli ambienti urbani, dove trascorriamo gran parte della nostra vita e dove l’accesso alla natura può essere limitato e distribuito in modo diseguale. La presenza di aree verdi facilmente accessibili può contribuire a creare ambienti più favorevoli alla salute, offrendo luoghi in cui rilassarsi, muoversi, incontrare altre persone e sviluppare un rapporto più diretto con il proprio territorio. Per questo motivo, progettare città più verdi non significa soltanto migliorare l’estetica degli spazi urbani, ma intervenire sulle condizioni che influenzano quotidianamente il benessere delle persone.
Le evidenze disponibili suggeriscono che questi interventi possono avere effetti positivi anche sulla salute mentale. Una recente revisione della letteratura ha rilevato che le soluzioni basate sulla natura sono associate a miglioramenti soprattutto nei sintomi di depressione, ansia e stress, mentre una meta-analisi più ampia ha evidenziato effetti favorevoli anche sul benessere e sugli stati affettivi positivi. Tuttavia, gli studi differiscono molto per tipologia, durata e modalità di intervento e, per questo, è importante evitare di considerare la natura come una soluzione universale o sostitutiva degli interventi psicologici e sanitari già disponibili.
Le nature-based solutions ci permettono quindi di ampliare la prospettiva: la salute mentale non viene promossa soltanto attraverso interventi rivolti direttamente alla singola persona, ma anche attraverso la costruzione di ambienti capaci di sostenere il benessere collettivo quotidiano. In quest’ottica, prendersi cura degli ecosistemi e progettare luoghi più verdi, accessibili e vivibili può diventare parte di una più ampia strategia di prevenzione e promozione della salute.
Quali approcci esistono?
Negli ultimi decenni, l’interesse verso gli interventi basati sulla natura (Nature-based interventions) è cresciuto in modo significativo, sia nell’ambito della ricerca sia nella pratica clinica ed educativa. Questi interventi comprendono un insieme di attività che sfruttano il contatto con gli ambienti naturali per promuovere il benessere psicofisico, prevenire il disagio e sostenere i processi di cura. Tra gli approcci più diffusi c’è l’outdoor education, che utilizza gli spazi naturali come contesto di apprendimento, offrendo esperienze dirette in grado di favorire lo sviluppo cognitivo, relazionale ed emotivo. In ambito riabilitativo e terapeutico si colloca invece l’ortoterapia, dove la cura di piante e giardini diventa uno strumento per migliorare il benessere psicologico, stimolare le capacità cognitive e rafforzare il senso di autoefficacia e partecipazione.
Altro termine ombrello diffuso per raggruppare interventi mirati a ripristinare una relazione di reciprocità con la natura, è eco-terapia, che comprende diverse modalità di intervento nelle quali la natura viene integrata nel percorso di promozione del benessere e di supporto psicologico o di psicoterapia. Tra questi troviamo un intervento sempre più studiato, ovvero il bagno di foresta (shinrin-yoku), nato in Giappone, che consiste nell’immergersi consapevolmente nell’ambiente forestale attraverso un’esperienza lenta e multisensoriale, con l’obiettivo di favorire il rilassamento e ridurre lo stress, spesso sovrapposto alla terapia forestale, che però ha un obiettivo più esplicitamente sanitario-terapeutico.
Tra gli interventi svolti solitamente da professionisti della salute mentale, troviamo la walk and talk therapy o terapia camminata, una forma di psicoterapia in cui terapeuta e paziente svolgono la seduta camminando in un ambiente naturale. Camminare fianco a fianco, anziché sedersi uno di fronte all’altro, può rendere la conversazione più spontanea, facilitare l’espressione emotiva e ridurre il senso di formalità tipico del setting tradizionale. Pur differenziandosi per finalità e modalità di applicazione, tutti questi interventi condividono l’idea che la natura può rappresentare una risorsa preziosa per promuovere salute, benessere e crescita personale.
Prendersi cura della natura: dalla connessione all’azione
Se la natura contribuisce al nostro benessere e alla costruzione della nostra identità, il rapporto con l’ambiente non può essere considerato soltanto in termini di ciò che ne possiamo ricevere. La connessione con la natura può infatti rappresentare anche una base per sviluppare atteggiamenti di cura e comportamenti orientati alla sua protezione. Sentirsi parte di un ambiente significa riconoscere che ciò che accade agli ecosistemi non è completamente separato da ciò che accade a noi. In questo senso, la connessione con la natura può diventare un ponte tra benessere individuale e responsabilità collettiva.
La connessione con la natura va di pari passo con il rispetto e la cura degli ambienti naturali: le persone che si percepiscono maggiormente connesse alla natura tendono infatti a mettere in atto con maggiore frequenza comportamenti finalizzati alla sua protezione. Una meta-analisi condotta su oltre 13.000 partecipanti ha evidenziato una relazione significativa tra connessione con la natura e comportamento pro-ambientale, suggerendo che il modo in cui percepiamo il nostro rapporto con il mondo naturale può influenzare anche il modo in cui agiamo nei suoi confronti.
Questo passaggio è importante anche dal punto di vista psicologico. Prendersi cura dell’ambiente non significa infatti assumersi individualmente la responsabilità di risolvere una crisi che è, prima di tutto, sistemica e politica. Al contrario, significa riconoscere che anche le azioni quotidiane possono diventare occasioni di partecipazione, connessione e senso di agency. La possibilità di contribuire, insieme ad altre persone, alla cura di un luogo o di un ecosistema può rafforzare il senso di appartenenza e trasformare la preoccupazione in un’esperienza orientata all’azione.
La cura può assumere forme molto diverse: partecipare alla riqualificazione di uno spazio verde, prendersi cura di un giardino o di un orto condiviso, scegliere modalità di mobilità più sostenibili, partecipare ad attività di volontariato ambientale oppure semplicemente conoscere meglio il territorio in cui viviamo. Non tutte le azioni hanno lo stesso impatto sui cambiamenti climatici e le crisi ambientali, e non dovrebbe essere la singola persona a farsi carico di una responsabilità che riguarda istituzioni, aziende e sistemi economici. Tuttavia, sentirsi parte di una comunità e di un ambiente può rendere più facile passare dalla percezione di essere spettatori della crisi alla possibilità di partecipare, nel proprio contesto, alla costruzione di un cambiamento.
La connessione con la natura diventa quindi qualcosa di più di un’esperienza individuale di benessere. Può rappresentare il punto di partenza per una relazione più reciproca con l’ambiente: non soltanto andare nella natura per stare meglio, ma stare meglio anche perché ci sentiamo parte di qualcosa di cui possiamo prenderci cura. In questa prospettiva, proteggere la natura non significa soltanto preservare una risorsa esterna all’essere umano, ma contribuire a proteggere uno dei sistemi da cui dipendono la nostra salute, il nostro benessere e il nostro senso di appartenenza.
Prova l’esercizio Sit Spot per favorire una maggiore connessione con la natura, anche in un parco cittadino.
Scegli un luogo all’aperto che possa diventare il tuo posto: un albero, un angolo del parco, un giardino, una spiaggia o anche un piccolo spazio verde vicino a casa. Non dev’essere un luogo spettacolare, l’importante è poterci tornare con regolarità, idealmente per alcuni minuti ogni giorno o più volte alla settimana.
Quando arrivi, siediti e rimani semplicemente lì per almeno 10-15 minuti. Non devi meditare, né cercare di svuotare la mente: osserva. All’inizio puoi prestare attenzione a ciò che cattura il tuo sguardo, ma prova gradualmente ad ampliare la percezione: quali suoni senti? Cosa si muove? Com’è cambiata la luce? Ci sono animali, piante o tracce che non avevi mai notato?
Nel corso di qualche giorno, torna nel luogo scelto per altri periodi di 10-15 minuti e prova a riconoscere ciò che cambia e ciò che rimane uguale.
L’obiettivo è imparare a conoscere un luogo attraverso l’esperienza, fino a sviluppare familiarità e un senso di appartenenza. Puoi tenere un piccolo diario e annotare ogni volta una cosa che hai notato, o se hai voglia anche fare dei disegni. Non si tratta quindi di andare nella natura per “staccare” dalla vita quotidiana, ma di fermarsi abbastanza a lungo da entrare in relazione con un luogo.
Articolo scritto da Lucia Tecuta e Giulia Gialdi, volontarie di Italian Climate Network, con il contributo e la revisione critica di tutte le collaboratrici della rubrica Il Clima della Mente.
Immagine di copertina: photo by Gilles Rolland-Monnet on Unsplash
