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10
Dic

Side Event – INDCs: considerazioni e prospettive per il futuro

di Federica Pastore

“Ora dobbiamo scrivere la storia”

Gian Luca Galletti, Ministro dell’Ambiente

Poche ore prima del rilascio dell’ultima versione del testo negoziale, il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha partecipato al side event relativo agli elementi chiave dell’Accordo di Parigi e le sue implicazioni nel settore privato.

Ora dobbiamo scrivere la storia” – afferma Galletti – “L’Accordo porterà ad un nuovo modello di sviluppo mondiale, ma dobbiamo metterci al lavoro subito dopo la fine della Conferenza per rodare i meccanismi e puntare a target più ambiziosi: la mia volontà è di ottenere già qui a Parigi l’obiettivo di 1.5°C“.

Nel suo intervento, molto spazio è stato dedicato a considerazioni sugli INDCs, ovvero i contributi nazionali volontari, delineati per raggiungere lo scopo del limite di aumento di temperatura a 2°C. Dal Protocollo di Kyoto ad oggi c’è stata un’importante evoluzione sul tema e soprattutto nelle negoziazioni sul clima. Se nella prima fase del Protocollo di Kyoto erano solo i Paesi industrializzati ad avere degli obblighi di riduzione delle emissioni, gli INDCs adesso coprono invece il 96%, grazie al contributo di ben 186 paesi.

Secondo il Ministro ciò sottolinea il buon lavoro che è stato fatto e le grandi opportunità che riserva un Accordo di questo tipo: “L’economia dopo Parigi sarà diversa: circolare, con l’uso di nuove tecnologie e buone pratiche ambientali“. In realta’ il nuovo accordo non sara’ da solo sufficiente a ridurre le emissioni in maniera tale da assicurare un futuro climaticamente sostenibile: l’Accordo, che potremo valutare meglio una volta approvato nella sua versione definitiva, costituira’ solo l’avvio di un percorso che continuera’ nei prossimi decenni (per le novita’ sull’accordo, seguite gli articoli dei prossimi giorni).

Serve però un sistema di misurazione condiviso. L’Italia richiede misure che siano quantificabili, trasparenti e non condizionali. Inoltre, è necessario avere degli impegni crescenti nel tempo, cioè adeguabili a condizioni climatiche e nazionali che possono cambiare, e un sistema di contabilizzazione per i meccanismi di mercato.

Riprendendo l’Enciclica di Papa Francesco, il Ministro Galletti ha concluso il suo intervento con toni positivi: “Si tratta di una rivoluzione economica, sociale e ambientale. Tutti sono chiamati ad un cambiamento di mentalità e abitudini. Tutti sono utili e indispensabili“.

In questo contesto, come si colloca il settore privato?

Se da un lato gli INDCs sono un punto cardine all’interno dei negoziati, con il più alto tasso di partecipazione mai registrato prima, dall’altro riservano delle questioni ancora controverse da risolvere, che ne indeboliscono la reale efficacia.

Durante lo stesso side event a cui ha preso parte il Ministro dell’Ambiente italiano, Jeffrey Swartz dello IETA (International Emissions Trading Association) ha sottolineato l’importanza di strumenti di comparazione per i diversi INDCs per il settore privato, poichè costretto a lavorare con misure e regole diverse tra loro: “La comparazione è fondamentale, non è solo un mero esercizio accademico“.

Il dibattito ha infine evidenziato come la cooperazione tra le parti, la trasparenza e un rigoroso meccanismo di revisione siano elementi fondamentali per far sì che gli INDCs non siano solo dichiarazioni di ambizioni, ma veri e propri mezzi di implementazione di politiche e azioni concrete per constrastare l’aumento delle emissioni globali.

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