PAGINE PER IL FUTURO – ECOLOGIA LETTERARIA
Pagine per il futuro è una rubrica di Italian Climate Network curata da Andrea Vico, giornalista esperto di divulgazione scientifica, che in questo spazio propone ogni volta un nuovo libro da leggere per approfondire e capire meglio i temi che ci stanno a cuore.
Il nuovo appuntamento con Pagine per il Futuro ci propone Ecologia Letteraria, di Serenella Iovino.
ECOLOGIA LETTERARIA
Di Serenella Iovino per Edizioni Ambiente, 333 pagine.
In poche parole
Ecologia Letteraria è un saggio pubblicato in prima edizione nel 2006, ora riproposto in versione aggiornata e ampliata. Serenella Iovino è docente alla University of North Carolina, dove dirige il dottorato in Italian Studies e insegna Environmental Humanities; con questo volume offre una panoramica molto ben strutturata per comprendere questo nuovo campo di studi, in Italia decisamente sconosciuto. Le Environmental Humanities sono un campo di ricerca interdisciplinare che vuole mettere insieme le domande e i metodi di indagine tipici delle discipline umanistiche (filosofia, storia, antropologia, sociologia, studi culturali, letteratura, arte e comunicazione) per analizzare con un diverso punto di vista sia i dati scientifici raccolti dalla fisica, la chimica, la biologia, le scienze naturali che il modo in cui i sapiens nel tempo si sono relazionati con l’ambiente. L’obiettivo è capire meglio dove collocare le responsabilità etiche che modellano il rapporto tra società industriale e mondo naturale, e riuscire ad affrontare con più lucidità e trasparenza le sfide ecologiche contemporanee, tra cui i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità e le ingiustizie ambientali.
Perché leggerlo
«I cambiamenti climatici hanno modificato, da 30-40 anni almeno, anche il clima culturale», dichiara Iovino. «L’ecologia interpella la cultura a tutti i livelli: non solo nella saggistica, ma anche in narrativa e poesia, arte figurativa e musica. Dal 2000 in poi l’accademia ha recepito il messaggio e sono nate le Environmental Humanities perché studiare la letteratura e la comunicazione scientifica in ogni sua declinazione significa riconoscerla come parte di un ecosistema più ampio, integrato con storia, antropologia, filosofia e altre discipline, tutte fondamentali per comprendere il nostro rapporto con l’ambiente».
Una parte del libro presenta un breve compendio “storico-evolutivo”, che aiuta a comprendere la differenza tra ecocritica ed Environmental Humanities. L’ecocritica arriva prima, si sviluppa tra gli anni ’80 e ’90, con radici nel nature writing e nei movimenti ambientalisti (per alcuni attinge anche nei testi ottocenteschi di Waldo Emerson, Henry Thoreau, Thomas Carlyle…) e ha combattuto con un attivismo più viscerale e politico che scientifico l’approccio capitalista e postcoloniale dello sviluppo socio economico dell’Occidente dal boom economico in poi. L’ecocritica nasce come “studio letterario” del rapporto tra testi culturali (soprattutto letteratura) e ambiente, e si concentra su narrazioni, rappresentazioni e immaginari ecologici nei testi.
Le Environmental Humanities emergono nei primi anni Duemila come risposta alla necessità di un approccio culturale più ampio alla crisi ambientale e nascono esplicitamente per creare un dialogo tra discipline e superare i confini accademici tradizionali. Sono una sorta di “ombrello interdisciplinare” che include l’ecocritica e punta a rileggere le narrazioni ritenute inefficaci o manipolative alla luce di storia ambientale, antropologia, filosofia ambientale, studi sui media, geografia umanistica, ecc. Le Environmental Humanities mirano a integrare saperi umanistici e sociali per affrontare la crisi ecologica in modo sistemico, per produrre conoscenza critica utile per affrontare la complessità della crisi ecologica e intervenire nel dibattito pubblico e nelle politiche ambientali.
Il libro è diviso in due parti. La prima è dedicata all’etica della cultura ambientale, e la sua lettura è quasi “studio”, come quando si affronta un testo universitario con numerosi riferimenti alla filosofia. La seconda parte è dedicata a una serie di esempi di letture ecocritiche (Anna Maria Ortese, Jean Giono, Primo Levi, Clarice Lispector e molte altre), analizzate con cura e soprattutto ben contestualizzate nel luogo e nel tempo in cui questi scritti sono diventati una vera e propria esigenza di raccontare.
A parer mio
Quando in Italia si parla di scienza e ambiente spesso si finisce per evidenziare un dualismo: natura/cultura, umano/non umano, istinto (natura)/ragione (civiltà), chimico/naturale… ma anche auto elettrica sì o no, pale eoliche sì o no, e così via. Questo dualismo degenera facilmente in una polarizzazione che poco aiuta a capire il nocciolo della questione. Anche per questo le Environmental Humanities possono essere un alleato prezioso per far emergere complessità e sfumature, proprio grazie alla collaborazione tra discipline umanistiche, scienze sociali e scienze fisico-naturali, e quindi anche per offrire un dibattito pubblico più sincero e trasparente affinché i cittadini e le cittadine possano attivarsi nelle politiche ambientali attraverso un approccio culturale, etico e critico ai problemi ecologici.
Articolo a cura di Andrea Vico, volontario di Italian Climate Network.
