PAGINE PER IL FUTURO – IL MONDO SENZA INVERNO
Pagine per il futuro è una rubrica di Italian Climate Network curata da Andrea Vico, giornalista esperto di divulgazione scientifica, che in questo spazio propone ogni volta un nuovo libro da leggere per approfondire e capire meglio i temi che ci stanno a cuore.
Il nuovo appuntamento con Pagine per il Futuro ci propone il libro di Bruno Arpaia “Il mondo senza inverno”.
IL MONDO SENZA INVERNO
Di Bruno Arpaia per Guanda Editore, 235 pagine.
In poche parole
“Il mondo senza inverno” è un’opera di narrativa e riprende dove si era concluso “Qualcosa là fuori”, precedenze romanzo di Arpaia. Un gruppo di migranti climatici, partito da Napoli a piedi e attraversando un’Europa devastata dal cambiamento climatico, è arrivato rocambolescamente in Scandinavia, che nel frattempo si è trincerata dietro un muro per tenere fuori tutti i disperati che scappano dai loro territori diventati inabitabili. E questa famiglia italiana (i superstiti) che ha pagato a peso d’oro l’ingresso in Svezia scopre di essere dei Cittadini B, con tanto di chip sottopelle che ne limita la libertà di spostamento e i diritti. Sono tollerati dai Cittadini A, donne e uomini modificati e migliorati dall’ingegneria genetica, resi più robusti e più immuni a malattie e all’invecchiamento, che devono rigare dritto per non venire declassati a Cittadini C, veri e propri schivi, che vivono in baraccopoli e fanno i lavori più umili. Siamo oltre il 2070 e nessuno ha fatto nulla per limitare l’uso di combustibili fossi e produrre inquinamento e il cambiamento climatico ha ridisegnato tutto: in Svezia si vive appena bene, c’è comunque un clima tropicale e le risorse sono per pochi. La società è super tecnologica: robot che si occupano di tutto, I.A. che controlla tutto e agisce come una super polizia, persone trattate come merci da un’élite di pochi fortunati (autoctoni e super ricchi) che vive in gabbie dorate. Ma succede qualcosa: nasce un gruppo di resistenti, di ribelli che si organizza per…
Perché leggerlo
È un ottimo esempio (penso il migliore prodotto da un autore italiano) di speculative fiction, una definizione ombrello che racchiude il mix di generi diversi: fantascienza, distopia, ucronia, fantasy politico, post‑apocalittico (a volte anche horror, ma non in questo caso). Non è un saggio scientifico ma la storia possiede una rigorosa coerenza concettuale: cosa accadrebbe se cambiasse una regola fondamentale del mondo? E quindi la speculative fiction aiuta a superare i confini rigidi dei generi e per parlare del presente attraverso metafore narrative, immaginando qualcosa che non esiste (ancora) ma che potrebbe esistere perché l’autore attinge agli scenari scientifici (IPCC e altri) per costruire la sua narrazione.
In questa cornice strutturale Arpaia si muove benissimo. Immagina un’Europa meridionale tropicalizzata e resa invivibile dal riscaldamento globale fuori controllo. Esplora migrazioni climatiche, nuove gerarchie sociali basate su biotecnologie e neurochip, e sistemi di sorveglianza avanzati. Proietta nel 2078 uno scenario che non è pura fantasia, ma una proiezione del presente basata sulle evidenze scientifiche e sugli scenari IPCC. Utilizza elementi distopici (caste A/B/C, controllo tecnologico, collasso delle risorse) come strumenti per leggere criticamente il mondo contemporaneo. Ovvero Arpaia non inventa un mondo impossibile: specula su come potrebbe evolvere il nostro, se alcune tendenze attuali venissero portate alle estreme conseguenze. Con pagine acute ed estraneamente vivide.
“Il mondo senza inverno” è la seconda puntata del romanzo “Qualcosa là fuori” (sempre di Arpaia pubblicato da Guanda nel 2016) che partiva proprio dagli scenari dell’IPCC di quel tempo per immaginare Napoli (città natale di Arpaia) al 2050 se la crisi climatica avesse fatto il suo percorso peggiore. L’autore, giornalista di lungo corso e letterato (è un fine conoscitore della narrativa latino-americana e traduttore di numerosi romanzi di Luis Sepulveda) ha saputo raccontare questioni scientifiche (non solo in questi due libri appena citati ma anche altri titoli) a partire da un rigorosissimo e capillare lavoro di documentazione. Arpaia è stato amico e collega di Pietro Greco un maestro di giornalismo scientifico e la voglia di Arpaia di mettere tantissima scienza nei suoi romanzi è stata spesso istigata da Greco. Un retroscena non trascurabile che può confermare la qualità dei suoi romanzi.
La crisi climatica è spesso percepita come lenta, distante, statistica. Molti grafici sono “respingenti”, c’è una fetta di pubblico che non si riesce a sensibilizzare attraverso la saggistica tradizionale. La narrativa, invece, trasforma dati e grafici in esperienze umane, mostrando come potrebbero cambiare città, ecosistemi, economie e vite quotidiane. La climate fiction costruisce scenari futuri plausibili, spesso distopici, che funzionano come avvertimenti narrativi. Educa lettori di tutte le età permettendo di allontanarsi dalla logica del mondo reale e riflettere criticamente sulla sostenibilità futura, diventando più consapevoli e attivi rispetto alle emergenze ambientale.
A parer mio
A chi conosce bene la situazione e gli scenari della crisi climatica questo libro non aggiunge nulla. Ma chi si occupa di comunicazione della crisi climatica potrebbe trovare spunti interessanti per migliorare l’aggancio con il pubblico di una conferenza, di una lezione, di una intervista, di un post sui social. Perché la speculative fiction non evade dalla realtà, ma la osserva attraverso un mondo alternativo per renderla più leggibile. Si parte sempre da un “what if?”assai concreto per costruire un mondo futuro coerente con dati scientifici attuali. Nel caso del romanzo di Arpaia ci sono anche i temi dell’intersezionalità e dell’approccio One health: l’immaginazione è usata per analizzare potere, disuguaglianze, tecnologia, migrazioni e vulnerabilità sociale.
Articolo a cura di Andrea Vico, volontario di Italian Climate Network.
