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20
Feb

“Neve chimica”? Cerchiamo di capire il fenomeno…

Negli ultimi due giorni si è verificato un fenomeno meteorologico molto raro che ha suscitato molta attenzione da parte dei media e della stampa. Cerchiamo di capirne di più partendo dalla base.

Qualunque tipo precipitazione si origina per accumulo di vapore acqueo su nuclei di condensazione (aerosol, polveri, particelle microscopiche di vario tipo, di origine naturale – spray marino, incendi boschivi naturali, tempeste di sabbia – o antropica – industrie, processi di combustione, riscaldamento, autoveicoli, freni dei tram, …), in inglese cloud condensation nuclei (CCN).
Se non ci fossero i CCN, la fisica ci dice che dovremmo arrivare ad avere un tasso di umidità intorno al 400% prima che il vapore d’acqua possa condensare sulla sua stessa molecola.

E’ chiaro che nelle città e in generale in tutta la Pianura Padana ci sono molte polveri, che in condizioni di alta pressione persistono nello strato stabile sotto l’inversione termica accumulandosi nel tempo, e che possono agire da CCN.

Di solito, quando c’è nebbia, il terreno è umido, spesso bagnato, perché le goccioline di acqua liquida prodottesi nella nebbia si aggregano e precipitano. Eppure nessuno urla che piove dalla nebbia!
Ma il fenomeno che si è verificato in questi giorni in molte zona della Pianura Padana (da Milano a Verona) è lo stesso.
Quando fa freddo e ci sono parecchi gradi sotto lo zero, si può avere o il congelamento di qualche gocciolina di acqua in ghiaccio o la sublimazione diretta del vapore in ghiaccio sul CCN (per quest’ultimo fenomeno, deve essere molto freddo).
Nel momento in cui la mia nebbia contiene sia goccioline (minutissime) di acqua liquida, sia particelle (finissime) di ghiaccio, per un altro meccanismo fisico noto col nome di Bergeron-Findeisen (vado a memoria) le particelle di ghiaccio si ingrossano a spese di quelle di acqua.
Con la turbolenza dell’aria, le particelle minute di ghiaccio possono aggregarsi tra loro, usando come “colla” le gocce di acqua liquida, e formare fiocchi, con un meccanismo del tutto simile a quello che avviene nelle nubi.
Del resto, se lo strato di nebbia è sufficientemente denso, non è assolutamente diverso da una nube…

Perché dunque stupirsi se si generano precipitazioni?
Quello delle nevicate da nebbia è un fenomeno raro perché non è frequente avere nebbie con temperature molto rigide, ma tuttavia si è già verificato in passato, anche a Torino.
La chimica non c’entra certamente niente in tutto questo. Al limite, si possono imputare le attività umane per la maggiore concentrazione di CCN, che favoriscono il fenomeno.

Dire che è solo colpa degli inquinanti, o che sono gli inquinanti che cristallizzano, e che è un fenomeno solo chimico significa fare cattiva informazione.

 

 

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