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Aprile: “polar vortex” più debole, al via la stagione calda

di Simone Abelli, meteorologo del Centro Epson Meteo

Nel corso del mese di aprile il Vortice Polare stratosferico ha completato la sua definitiva transizione nella modalità anticiclonica tipica del semestre caldo boreale attraverso un ultimo riscaldamento (final warming) cominciato nella seconda metà di marzo, con conseguente graduale indebolimento del vortice stesso, fino alla completa inversione dei venti zonali fra gli ultimi giorni di aprile e i primi di maggio. Anche sotto questo aspetto, quindi, si può considerare avviata la stagione calda.

In corrispondenza del continente europeo la circolazione atmosferica è stata caratterizzata da livelli di pressione mediamente più elevati sul settore centrale, nord-occidentale e mediterraneo, mentre nelle altre zone ha prevalso una circolazione ciclonica, in particolare fra la Russia e i Paesi più orientali dove l’anomalia è stata piuttosto marcata. Questa configurazione lascia trasparire una corrispondente distribuzione dell’anomalia termica, con scarti negativi nelle zone orientali e positivi in quasi tutti gli altri settori, in particolare con i massimi valori tra la Francia e la Svizzera che hanno avuto il 3° aprile più caldo delle rispettive serie storiche secolari. Ancora una volta sul continente hanno prevalso gli scarti positivi, come messo in risalto dalle elaborazioni del Copernicus Climate Change Service che evidenziano un’anomalia complessiva pari a +0.6°C, valore comunque non molto di spicco nell’insieme dei dati storici.

Anche l’Italia rientra nelle aree con anomalia termica positiva. In particolare lo scarto a livello nazionale è stato di +0.9°C, dovuto in gran parte agli elevati valori riscontrati al Nord (mediamente +1.4°C) e in Sardegna (+1.8°C). Pur essendo un valore notevole, non risulta particolarmente rilevante nell’ambito della serie storica che in effetti contempla un buon numero di mesi di aprile molto più miti. In realtà, come nei mesi passati,  le anomalie positive sono ancora una volta dovute ai valori decisamente fuori norma delle temperature massime. Considerando, infatti, questo parametro, il mese di aprile risale la classifica raggiungendo il 6° posto a livello nazionale con un’anomalia delle massime di +1.6°C e addirittura il 4° posto per quel che riguarda le regioni settentrionali dove lo scarto delle massime è stato di +2.4°C. Nonostante la predominanza dei periodi più caldi della media, nel corso del mese si sono evidenziate anche due fasi più fredde della norma: una a metà mese causata dalla discesa di una massa d’aria artica che ha interrotto il lungo periodo mite pasquale, un’altra nei primi giorni del mese, molto più incisiva e derivante dall’ultima irruzione artica di marzo che ha determinato un inizio di aprile piuttosto freddo con nevicate a quote collinari al Sud e temperature minime sottozero in molte zone. Da segnalare i -2.4°C osservati a Grosseto il giorno 1, che rappresentano per questa città il valore più basso degli  ultimi 40 anni.

Per quanto riguarda le precipitazioni, il mese si suddivide grosso modo in due parti distinte: una lunga prima fase siccitosa e un’ultima decade perturbata e piovosa. A livello nazionale ha prevalso la carenza di precipitazioni con un deficit complessivo pari a -31%, ma con una distribuzione non omogenea sul territorio. Questo dato, infatti, è il risultato dei valori decisamente inferiori alla norma al Nord (-40% al Nord-Ovest e -55% al Nord-Est), al Centro (-36%) e in Sicilia (-74%), combinati con i valori sopra la media al Sud (+18%) e in Sardegna (+48%).  Anche in questo caso, pur rappresentando una conferma della tendenza verso mesi di aprile sempre più siccitosi, per l’Italia intera non si tratta di un dato di particolare rilievo nell’ambito della serie storica. Per il Nord, invece, lo scarto medio di -47% rappresenta il 6° deficit più ampio degli ultimi 60 anni.

La stagione primaverile ancora in corso evidenzia anomalie dello stesso segno di quelle del mese di aprile, ma più contenute a causa del mese di marzo più piovoso della media e solo leggermente più caldo del normale. Le anomalie positive di temperatura in tutto il territorio hanno determinato uno scarto complessivo pari a +0.6°C, mentre la combinazione di valori di precipitazione sotto la media al Centro-Nord e quelli sopra la media al Sud e Isole ha dato origine a un’anomalia pluviometrica pari a -5% a livello nazionale. Da inizio anno, invece, la tendenza si mostra molto più netta. I calcoli confermano, infatti, un’anomalia termica decisamente elevata (+1.3°C) che al momento mantiene il 2020 fra gli anni più caldi della serie storica, mentre il deficit pluviometrico si assesta a -34%, con una distribuzione abbastanza uniforme in tutto il territorio, che corrisponde a 21 miliardi di metri cubi di pioggia in meno rispetto alla media.

A livello globale aprile segna un nuovo primato dal punto di vista termico. Infatti, secondo il Copernicus Climate Change Service rappresenta il più caldo della serie storica insieme all’aprile del 2016, a meno di una lieve differenza di 0.01°C. Fra le zone con anomalia positiva più elevata spiccano l’Asia centro-settentrionale, la Groenlandia e l’Antartide, mentre notevoli anomalie negative sono state osservate soprattutto nel Nord America.

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