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09
Lug

CALDO ESTREMO: IN EUROPA LA CRISI CLIMATICA TRIPLICA I DECESSI

Secondo le stime, senza i cambiamenti climatici le vittime sarebbero state il 65 per cento in meno. Milano la città più colpita, con 317 morti attribuibili ai cambiamenti climatici.

Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio 2025, un’ondata di caldo estremo ha soffocato quasi tutta l’Europa. Uno studio pubblicato da World Weather Attribution, Grantham Institute e Imperial College di Londra, ha analizzato le conseguenze del caldo sulla salute delle persone che abitano in 12 città europee, e in particolare il numero delle morti in eccesso che si sono verificate durante l’ondata di calore. Il quadro emerso è netto: i cambiamenti climatici generati dall’attività umana hanno triplicato il numero di decessi legati al caldo rispetto a uno scenario senza riscaldamento globale.

L’evento ha avuto caratteristiche straordinarie per intensità, durata e tempistica. I picchi di temperatura si sono verificati già a giugno, un mese prima rispetto alle ondate di calore tipiche di luglio e agosto. L’ondata è stata innescata da un’area di alta pressione – il cosiddetto heat dome, o “bolla di calore” – che ha intrappolato masse d’aria molto calda e secca, alimentata da venti provenienti dal Nord Africa.

Le conseguenze sono state immediate, e in molti casi tragici: in Italia diverse persone costrette a lavorare all’aperto sono morte per malori legati al caldo, sono divampati incendi diffusi e sono stati registrati molti record di temperatura, la Francia ha chiuso le scuole e si è resa necessaria la chiusura di attrazioni come la Tour Eiffel a Parigi e l’atomium a Bruxelles.

L’anomalia termica rispetto alla media estiva (giugno-agosto), nel periodo compreso tra il 23/06/2025 e il 02/07/2025. I cerchi neri indicano le dodici città oggetto dell’analisi: Londra, Parigi, Francoforte, Zagabria, Budapest, Atene, Roma, Milano, Sassari, Barcellona, Madrid, Lisbona. Dati provenienti da ERA5.

L’impatto sulla salute pubblica

Solo nelle 12 città analizzate, lo studio ha stimato un totale di 2.305 decessi in eccesso legati al caldo durante i 10 giorni dell’evento, dal 23 giugno al 2 luglio. Di questi, 1.504 morti – circa il 65% – sono stati attribuiti direttamente ai cambiamenti climatici di origine antropogenica. In assenza di riscaldamento globale, hanno spiegato gli esperti, le temperature osservate sarebbero state da 2 a 4 gradi più basse, e l’ondata di calore avrebbe avuto un impatto decisamente inferiore.

La città con il numero assoluto più alto di decessi legati ai cambiamenti climatici è risultata essere Milano, con 317 morti attribuibili ai cambiamenti climatici su un totale di 499 morti in eccesso. In termini relativi, però, il dato più preoccupante è quello di Madrid: oltre il 90% dei decessi legati al caldo è attribuibile ai cambiamenti climatici.
Tra le città italiane, lo studio ha esaminato anche quanto accaduto a Roma, con 282 decessi legati al caldo, di cui 161 attribuibili ai cambiamenti climatici, e Sassari, dove 8 persone sono morte per le conseguenze del caldo, e secondo lo studio sono state 6 quelle uccise dalla crisi climatica.

La fascia d’età più colpita è quella oltre gli 85 anni, con oltre mille decessi stimati in totale (considerando le 12 città in esame), di cui più di 650 legati ai cambiamenti climatici. Lo studio ha inoltre stimato che le persone maggiori di 65 anni contribuiscono a più dell’80% delle morti in eccesso. Ma l’effetto è evidente in tutte le fasce d’età, sebbene in misura minore: anche tra i giovani adulti (20-44 anni) sono state registrate più di 40 morti, di cui 25 direttamente legate ai cambiamenti climatici.

Fonte: World Weather Attribution, Grantham Institute e Imperial College di Londra

Il rischio di mortalità aumenta anche a causa dell’effetto cumulativo delle temperature elevate e dell’inadeguata acclimatazione; eventi di calore estremo così precoci, nel periodo estivo o pre-estivo, risultano infatti più letali perché colpiscono una popolazione ancora non abituata alle alte temperature.

Un rischio crescente

Questo non è un evento isolato. Negli ultimi anni l’Europa è diventata il continente che si sta riscaldando più rapidamente in estate. Secondo gli studi citati nel report, i cambiamenti climatici hanno reso le ondate di calore almeno cinque volte più frequenti.

Le proiezioni per il futuro sono altrettanto allarmanti. Questi picchi di calore precoci non sono più un evento isolato, ma – secondo una stima basata sul livello di riscaldamento globale attuale – sono destinati a ripetersi ogni 2-5 estati. Se il riscaldamento globale dovesse raggiungere i +2 °C rispetto ai livelli preindustriali, si stima che circa 163 milioni di europee e europei potrebbero essere esposti a ondate di calore estremo, quasi il doppio rispetto a oggi. 

La risposta: adattamento e riduzione delle emissioni

Secondo il report, le città europee stanno iniziando a implementare piani d’azione contro il caldo, sistemi di allerta precoce e misure di adattamento urbano, come rifugi climatici, l’espansione di aree verdi e il miglioramento dell’isolamento termico degli edifici. Tuttavia, la risposta resta frammentaria e spesso inadeguata.

È urgente accelerare queste politiche, soprattutto in un contesto che vede l’invecchiamento della popolazione, che spesso presenta altre problematiche di salute, e la continua urbanizzazione come fattori aggravanti della vulnerabilità. È inoltre necessario rendere i sistemi sanitari più preparati ad affrontare l’impatto crescente dei cambiamenti climatici sulla popolazione. Al tempo stesso, sottolineano le autrici e gli autori dello studio, non possiamo ignorare il fatto che “fino a quando il mondo non smetterà di bruciare combustibili fossili, questi eventi diventeranno sempre più frequenti, intensi e prolungati”.

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