perdite e danni
16
Nov

COP30, A CHE PUNTO SIAMO CON IL FONDO PERDITE E DANNI

  • Il Fondo per rispondere a Perdite e Danni è stato reso operativo ed è stato pubblicato il primo bando per le richieste di finanziamento secondo le modalità di attuazione delle Barbados (BIM).
  • Nella prima settimana di COP30 si è lavorato su una bozza di testo snella, sostanzialmente identica per la COP e il CMA, a esclusione di uno specifico riferimento ad alcuni paragrafi del NCQG nel testo sotto il CMA. La seconda settimana si apre con un documento con soli due paragrafi ancora presentati tra parentesi.

Nella prima settimana di COP30 si è avviato con un discreto entusiasmo il tavolo negoziale sul Fondo per rispondere alle Perdite e Danni (FRLD). Diverse Parti hanno accolto favorevolmente la rapida operatività del fondo, compreso il lancio del primo bando per le richieste di finanziamento tramite le modalità di attuazione delle Barbados (Barbados Implementation Modalities – BIM), che stabiliscono chi può accedere ai fondi, quali danni coprire, le procedure per richiederli e i criteri di trasparenza e rendicontazione.

Sono previsti una prima serie di interventi per gli anni solari 2025 e 2026, per cui è stato stanziato un totale di 250 milioni di dollari e le richieste di finanziamento potranno essere presentate alla segreteria del Fondo in una finestra di 6 mesi, dalla metà di dicembre 2025 alla metà di giugno 2026.

L’attenzione al tema delle perdite e danni deriva, tra gli altri aspetti, dal fatto che le azioni messe in pratica per l’adattamento non potranno comunque impedire che si verifichino le conseguenze legate ai cambiamenti climatici in atto, determinando appunto perdite e danni soprattutto nei Paesi più vulnerabili. Per questo il tema è di rilievo, ancora di più considerando che perdite e danni sono rimasti esclusi dal mandato della decisione 1/CMA.6 sul Nuovo Obiettivo Quantitativo Globale (NCQG) del 2024.

Nella prima sessione il gruppo di contatto, che lavora sotto la COP (la Conferenza delle Parti della Convenzione sul clima) e la CMA (la Conferenza delle Parti come organo dell’Accordo di Parigi), le Parti hanno commentato la bozza presentata dallo Standing Committee on Finance (SCF), il comitato permanente che fornisce analisi e raccomandazioni sulla finanza climatica.

Il gruppo G77+Cina ha sottolineato la necessità di aumentare significativamente le risorse finanziarie, di garantire che il Fondo parta con successo ricevendo subito i primi finanziamenti, e che il meccanismo finanziario funzioni in modo prevedibile e tempestivo, con procedure di erogazione trasparenti e applicabili equamente a tutte le Parti.

Anche la delegazione delle Filippine, Paese ospitante il Fondo, ha sottolineato la necessità di fondi tempestivi e adeguati ai bisogni dei Paesi più vulnerabili. E ha precisato che sono necessarie delle linee guida brevi e chiare, con delle specifiche evidenti sulle finestre di finanziamento dei progetti, e con approcci guidati a livello locale per la formazione e lo sviluppo, economico e non. Dal punto di vista delle Filippine, formazione e sviluppo dovrebbero inoltre essere abbinati a misure di protezione sociale, e il Fondo dovrebbe prendere in considerazione una “finestra di genere”, per garantire un sostegno mirato alle donne.

I Paesi meno sviluppati (LDC), allineati con G77 e Cina, hanno chiesto tra le altre cose di sollecitare i contributori a impegnarsi, a rispettare nuovi impegni ambiziosi e proporzionati alle esigenze dei Paesi, e di dare priorità alla definizione di modalità per un rapido esborso. L’Alleanza dei piccoli stati insulari ha poi descritto il rifornimento del Fondo Perdite e Danni come una priorità, e ha anche evidenziato la necessità di velocizzare l’istituzione di modalità di accesso diretto.

Il Gruppo Arabo, insieme ai Paesi meno sviluppati e con l’opposizione dell’UE, ha poi chiesto di inserire un riferimento diretto al paragrafo della decisione del NCQG in cui si menziona il proseguimento degli sforzi per triplicare la finanza pubblica anche attraverso le entità operative del Meccanismo Finanziario.

L’Unione europea ha ribadito che il Consiglio di Amministrazione del Fondo è responsabile della preparazione della strategia a lungo termine di raccolta fondi e della mobilitazione delle risorse.

Il Gruppo Africano, l’UE, il Canada, l’Australia e il Regno Unito hanno chiesto una decisione breve, che dia al Consiglio di Amministrazione del Fondo il tempo di portare avanti il proprio mandato.

Il dialogo è ripreso quindi venerdì con la bozza di decisione predisposta dai presidenti della sessione, su mandato delle delegazioni. 

Il testo negoziale risulta identico per entrambe le conferenze, COP e CMA, a eccezione di un punto del testo sotto il CMA, il paragrafo 13, in cui si menziona in maniera diretta il paragrafo 16 della decisione 1/CMA.6 del NCQG, accogliendo la richiesta dal Gruppo Arabo e dai Paesi meno sviluppati (LDC) nonostante la resistenza dell’UE.

Il co-presidente del tavolo negoziale ha quindi illustrato brevemente i punti del testo.

  • Il primo paragrafo fa riferimento al report sul Fondo Perdite e Danni.
  • I paragrafi dal 2 al 7 si focalizzano sull’accogliere i rapidi progressi del Consiglio, espressi dalle Parti nel gruppo di contatto, con particolare riferimento al BIM e a coloro che hanno supportato il Fondo in vari modi. 
  • Il paragrafo 8 ha lo scopo di raccogliere le varie priorità menzionate dalla Parti nel contesto del piano di lavoro del Consiglio, citando anche la questione del risk management, della mobilitazione delle risorse, della strategia, della coerenza e complementarietà, nonché i rapidi esborsi e le piccole sovvenzioni (small grants), oltre alle modalità di accesso e aspetti legati agli osservatori, implicitamente riferiti a specifici stakeholders e gruppi.
  • Il paragrafo 9 ha lo scopo di parlare dell’idoneità del processo decisionale del Consiglio di Amministrazione.
  • Il paragrafo 10 guarda al piano di lavoro futuro riconoscendo che c’è ancora del lavoro da fare.
  • I paragrafi 11 e 12 affrontano le questioni relative al reintegro delle risorse in seguito alla conversione degli impegni assunti da diverse Parti.
  • I paragrafi dal 13 al 15 sono quelli standard relativi alle proposte di linee guida provvisorie del SCF e al prossimo rapporto del Consiglio.

La sala si è mostrata complessivamente favorevole alla semplificazione che si sta attuando sul documento.

L’Alleanza dei piccoli stati insulari e i Paesi meno sviluppati (LDC) hanno sottolineato nuovamente la necessità di enfatizzare l’accesso diretto e la rapidità dell’erogazioneLDC hanno aggiunto di accogliere positivamente il paragrafo 8, restando fermi sulla posizione di ritenere il ruolo della COP e del CMA nel fornire linee guida al Consiglio e ribadendo, insieme a G77, di volere il solo riferimento al paragrafo 16, nel citare il NCQG.

Il Gruppo Arabo ha sottolineato che tutti i Paesi in via di sviluppo hanno accesso diretto alle risorse del Fondo, chiedendo che questo sia esplicitato nel paragrafo 8 (facendo riferimento alla Decisione 1/CP.28, paragrafo 20e), e ha supportato G77 e LDC rispetto allo specifico riferimento del NCQG.

L’Unione europea e l’Australia hanno sollevato dubbi sul concentrarsi su singoli elementi. Inoltre, hanno segnalato di voler eliminare parti ritenute ridondanti (come ad esempio i riferimenti alle linee guida, già fornite al Fondo), proprio nell’ottica di avere un documento più asciutto e immediato. Sul paragrafo 8, inoltre, l’UE ha ritenuto di non voler riaprire il tema del piano di lavoro, ricevendo l’appoggio del Giappone, e ha mostrato lo stesso spirito per il paragrafo 9, per cui ha sostenuto l’importanza di lavorare sulle modalità, escludendo che ce ne sia una unica.

Il Canada ha invece chiesto di inserire un riferimento specifico alle donne, ai giovani e alle popolazioni indigene in relazione al coinvolgimento degli osservatori, mentre il Giappone ha ribadito la proposta di un processo basato sulle lezioni apprese sulle modalità di attuazione delle Barbados per la riduzione del rischio. Inoltre, insieme all’UE, all’Australia e al Regno Unito, Tokyo continua a opporsi alla menzione del solo paragrafo 16 del NCQG, poiché ritiene che debbano essere menzionati anche altri paragrafi. Il Regno Unito su questo punto ha sottolineato che il NCQG non riguarda solo la mobilitazione finanziaria, ma anche il funzionamento dei fondi e altri aspetti.

La bozza di decisione si presenta quindi alla seconda settimana con un testo abbastanza snello, in termini di numero di paragrafi e con parentesi limitate a due paragrafi.

Sugli altri tavoli negoziali legati al tema delle Perdite e Danni segnaliamo anche l’adozione della conclusione sul report del Comitato esecutivo del Meccanismo di Varsavia e della Rete di Santiago, mentre per la Revisione dello stesso Meccanismo gli organi sussidiari hanno concordato di inoltrare agli organi direttivi per l’esame nelle sessioni di novembre 2025, considerando nota informale preparata nell’SB63.

Nella settimana che si apre, quella decisiva e più politica, continueremo a seguire gli sviluppi su questo tema.

Articolo a cura di Giada Fenocchio, delegata di Italian Climate Network.

Immagine di copertina: UN Climate Change – Kiara Worth

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