global stocktake 2
16
Nov

GLOBAL STOCKTAKE 2, TESTO ANCORA IN BILICO: LA PALLA PASSA AI MINISTRI

  • Nessun avanzamento sul GST2 e rischio di “no text option”: Il tavolo sul secondo ciclo del Global Stocktake non ha fatto il salto politico atteso; il testo rimane informale, pieno di parentesi e senza status, mentre il rischio di chiudere senza decisione è ancora concreto.
  • Profonda divisione sulle tempistiche, la struttura e il ruolo delle fasi tecnica e politica: I gruppi sono divisi tra chi vuole più tempo e tre dialoghi tecnici e chi preferisce mantenere la struttura del GST1. Persistono tensioni anche sulla sovrapposizione tra le fasi e sulla possibile introduzione del Loss and Damage come area tematica separata.
  • Ruolo dell’IPCC irrisolto e passaggio della decisione ai Ministri: Nessun progresso sul coordinamento con l’AR7 dell’IPCC; tutte le linee di frattura arrivano irrisolte alla CMA, dove saranno i Ministri a decidere se raffinare il GST2 o accettare di fatto la “no text option”.

Alla COP30 di Belém il tavolo sulle modalità procedurali e logistiche del secondo ciclo del Global Stocktake (GST2) non è riuscito a compiere il salto politico in cui si sperava. La minaccia della “no text option”, di cui vi abbiamo raccontato giovedì, non è scomparsa: resta un rischio concreto che per fortuna, almeno per ora, non si è materializzato. Le Parti stanno cercando un accordo in incontri a porte chiuse e gli organi sussidiari (SB) chiudono con una conclusione procedurale che rimanda alla CMA7, l’organo decisionale delle Parti che hanno ratificato l’Accordo di Parigi, l’attuale bozza invece di accantonarla. Il testo, però, arriva ai Ministri pieno di parentesi e senza uno status formale: un materiale grezzo, ancora tutto da lavorare e non una base consolidata.

Sulle tempistiche e sulla struttura del secondo ciclo del Global Stocktake, la discussione è tutt’altro che lineare. Le proposte in campo si sono ormai cristallizzate in due posizioni opposte. Da un lato alcuni gruppi (EIG, Gruppo Africano, AILAC e LDC) chiedono più tempo complessivo e tre dialoghi tecnici. Dall’altro, India e LMDC (Like-Minded Developing Countries) insistono sull’idea che, se non si trova un accordo, di default debba restare la struttura del GST1: niente aggiornamenti, niente nuova decisione, si applica quanto già previsto da 19/CMA.1. 

Il braccio di ferro più netto riguarda la sovrapposizione tra fase tecnica e fase politica. AOSIS (Alliance of Small Island States) e LDC (Least Developed Countries) rivendicano almeno un anno pieno per la Consideration of Outputs, evitando di ripetere la compressione vissuta nel 2023. Altri, più cauti, temono che ampliare la finestra politica significhi sacrificare la parte tecnica, specie in un ciclo che dovrà integrare molti più contenuti del precedente.

Sul contenuto tematico la frattura è ancora più evidente. Piccoli stati insulari e diversi Paesi latinoamericani chiedono che il Loss and Damage (Perdite e Danni) diventi un’area distinta del Global Stocktake. Sudafrica, India, Arabia Saudita e Ghana preferiscono invece mantenere l’architettura originaria, magari richiamando “emerging issues”, ma senza ridefinire il perimetro. È una disputa politica più che tecnica e a questo punto solo i Ministri possono sbloccarla. La seconda settimana di COP – quella davvero politica – andrà seguita con molta attenzione.

E il nodo del ruolo dell’IPCC? Quasi intatto. Nessuna discussione sostanziale, nonostante il calendario del Settimo ciclo di Assessment Report dell’IPCC (AR7) non coincida con quello del secondo Global Stocktake e richieda scelte precise su come utilizzare rapporti che arriveranno a scaglioni.

In questa nuova settimana di COP si andrà, dunque, in CMA con un testo che non risolve nulla e porta dentro tutte queste linee di frattura. Adesso toccherà ai Ministri decidere se raffinare davvero il Global Stocktake 2 o se lasciare che, dietro l’apparenza di un rinvio tecnico, prevalga la “no text option”. Un esito che significherebbe ripetere gli errori del primo ciclo, ma con ancora meno tempo per correggerli.

Articolo a cura di Anna Pelicci, capa delegazione di Italian Climate Network alla COP30 di Belém.

Immagine di copertina: UN Climate Change – Kiara Worth

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