IL BELEM 4X PLEDGE E LA FRATTURA TRA POLITICA E ATTIVISMO SUL FUTURO DEI COMBUSTIBILI
Il “Belém 4X Pledge on Sustainable Fuels” co-sponsorizzato da Brasile, Italia e Giappone e sostenuto dall’India
- Il Belém 4X Pledge punta a quadruplicare l’uso di combustibili definiti come sostenibili al 2035, rispetto al 2024
- Per il mondo dell’attivismo climatico è una “distrazione pericolosa” dalla vera transizione energetica
Prima ancora dell’inizio di COP30, un’iniziativa lanciata in occasione della Pre-COP ha fatto registrare la prima frattura tra le scelte “politiche” dei Paesi, da un lato, e società civile e attivismo climatico dall’altro.
Il Belém 4X Pledge on Sustainable Fuels (“Impegno di Belém 4X sui Combustibili Sostenibili“) è stato lanciato durante la pre-COP da Brasile, Italia e Giappone con il sostegno dell’India, e per ora ha visto l’adesione di circa una ventina di Paesi. L’iniziativa pone l’obiettivo di quadruplicare entro il 2035, rispetto ai livelli del 2024, l’uso di combustibili definiti sostenibili: biogas, biocarburanti, idrogeno rinnovabile e a basse emissioni di carbonio, e-fuel ed e-metano.
Lo scopo dichiarato è quello di ridurre le emissioni di gas serra nei settori difficili da decarbonizzare come aviazione, trasporto marittimo, trasporto su strada e industria. Il documento, scritto nello stesso formato dei testi negoziali, richiama le conclusioni della COP28 di Dubai sulla “transizione dai combustibili fossili” e la dichiarazione del G20 di Rio de Janeiro 2024, proponendo un approccio “tecnologicamente neutro” per accelerare la transizione energetica. I governi firmatari si impegnano ad adottare politiche nazionali ambiziose, armonizzare i sistemi di contabilità del carbonio e mobilitare finanziamenti per ridurre i costi nelle economie emergenti.
Alcune realtà dell’attivismo climatico, come CAN International, hanno criticato l’iniziativa descrivendola come una “distrazione pericolosa” dalla vera transizione energetica, e hanno confutato l’idea che la bioenergia possa rappresentare una “soluzione climatica” universale e significativa, sostenendo solo l’idrogeno da fonti rinnovabili e i suoi derivati, prodotti principalmente utilizzando energia solare ed eolica e utilizzati in prossimità della fonte di produzione.
Si tratterebbe di un’operazione di greenwashing, accusano, portata avanti attraverso l’utilizzo del linguaggio della sostenibilità per giustificare l’uso continuato di combustibili fossili. Aumentarne la produzione su larga scala significherebbe infatti intensificare l’estrattivismo soprattutto nel Sud globale, con infrastrutture per l’idrogeno e coltivazioni di biomasse che minacciano ecosistemi naturali, diritti umani e benessere socio-economico.
La priorità, commenta CAN International, “dovrebbe essere l’eliminazione graduale di tutti i combustibili fossili e la decarbonizzazione dell’energia e dei trasporti con le energie rinnovabili, oltre a garantire l’accesso all’energia a tutti nel Sud del mondo”. Questo obiettivo non può essere raggiunto potenziando tecnologie costose e rischiose che esercitano un‘eccessiva pressione sul clima, sulle comunità e sull’ambiente, sottolineano gli attivisti: la dipendenza da questi combustibili rischia di indebolire la transizione dai combustibili fossili e di rappresentare una pericolosa distrazione da una transizione giusta. Per questo, l’organizzazione ha esortato le Parti “a non firmare l’impegno Belém 4X sui carburanti sostenibili”.
Articolo a cura di Paolo Della Ventura, coordinatore della sezione Clima e Advocacy di Italian Climate Network.
Immagine di copertina: Rafa Neddermeyer/COP30 Brasil Amazônia/PR
