IL CERVELLO “IN PAPPA” PER LA CRISI CLIMATICA
I cambiamenti climatici compromettono il funzionamento del nostro cervello. Per affrontarli serve un approccio olistico che consideri la costante interazione tra cervello, mente e ambiente
Abstract
I cambiamenti climatici, soprattutto il caldo estremo e l’inquinamento atmosferico, sono importanti fattori di stress per il nostro cervello e sistema nervoso, e possono portare a manifestazioni di disfunzione neurologica. Nelle persone con malattie neurologiche, la termoregolazione è spesso compromessa, il che le rende più suscettibili agli effetti delle temperature elevate. Gran parte delle malattie neurologiche, come l’ictus cerebrale, la demenza, l’emicrania e l’epilessia, vengono aggravate dai cambiamenti climatici. Anche i casi di malattie infettive che colpiscono il sistema nervoso (come la meningite e l’encefalite) sono in aumento. Nei pazienti neurologici, non si ha solo una vulnerabilità alle conseguenze fisiche dei cambiamenti climatici, ma anche a quelle psichiche. Per questo, l’approccio per affrontare queste sfide deve essere olistico, considerando il cervello e la mente come un tutt’uno, incorporato nell’insieme di fattori ambientali che li influenzano. Comprendere queste interazioni con l’ambiente, adottare comportamenti protettivi e preventivi, prenderci cura della nostra salute psicofisica e del pianeta, sono tutte azioni che dobbiamo intraprendere per favorire la salute e la resilienza del nostro cervello nella crisi climatica.
A questo link è possibile consultare il glossario con alcune definizioni tecniche.
Introduzione
Il nostro cervello è l’organo fondamentale che – assieme al sistema nervoso diffuso nel nostro corpo – registra le sensazioni provenienti dall’esterno e guida le nostre azioni, pensieri ed emozioni. Per questa costante interazione con l’ambiente circostante, il cervello e il sistema nervoso sono soggetti alle influenze di un ambiente che cambia, a cui cercano di rispondere adattandosi e mantenendo il corpo in equilibrio. Tuttavia, di fronte a sfide ambientali nuove e importanti come i cambiamenti climatici, il nostro cervello può andare ‘in pappa’.
Negli articoli precedenti di questa rubrica abbiamo visto come, e perché, i cambiamenti climatici hanno un impatto significativo sulla nostra salute mentale, suscitando una gamma di eco-emozioni diverse, e innescando spesso una paralisi dell’azione e manifestazioni di eco-ansia. Oltre a questo, è sempre più chiaro un impatto diretto anche sulla nostra salute cerebrale e neurologica, non solo da un punto di vista psichico-emozionale, ma anche da un punto di vista fisico-organico, con risvolti quali la compromissione neurologica o l’aggravamento di disturbi neurologici già presenti.
In questo articolo parleremo del legame tra i cambiamenti climatici e la salute neurologica delle persone. Vedremo come i cambiamenti climatici non influiscono solo sulla psiche delle persone, ma anche sulle cellule del nostro sistema nervoso e su tutta una serie di meccanismi che da esse vengono regolati.
Calore estremo e disfunzione neurologica
Il calore estremo può portare a conseguenze neurologiche sia acute che croniche. A causa di un colpo di calore, possono insorgere sintomi quali sonnolenza, letargia, giramento di testa, disorientamento, convulsioni, alterazioni del tono muscolare e dello stato di coscienza, coma. Inoltre, alcuni studi scientifici hanno suggerito una relazione tra l’esposizione al calore estremo e una disfunzione dei neuroni nel lungo termine, con conseguente disturbo cognitivo o deterioramento di altre funzioni neurologiche in persone precedentemente sane.
Ma come agisce il calore estremo sul nostro sistema nervoso? Poiché il nostro sistema nervoso funziona al meglio in un ambiente equilibrato e stabile, quando l’equilibrio ambientale si rompe, per esempio in condizioni di calore estremo, il sistema entra in modalità di stress. Le risposte a livello cerebrale e nervoso sono molteplici. Si tratta di stress ossidativo (cioè danno diretto alle cellule dai radicali liberi), cambiamenti nell’apporto sanguigno al cervello e neuroinfiammazione (cioè l’attivazione delle cellule immunitarie del cervello), con conseguente danno cellulare. Questi meccanismi possono portare ad alterazioni irreversibili del tessuto neuronale del cervello e del sistema nervoso.
Le malattie neurologiche, o i farmaci utilizzati per trattarle, possono portare a problemi di termoregolazione, per cui le persone con queste malattie sono meno capaci di adattarsi in modo adeguato al calore estremo prolungato o a picchi di temperatura elevata. Per questo sono più vulnerabili allo stress termico e ai colpi di calore, che a loro volta colpiscono il sistema nervoso, portando ad alterazioni neurologiche. Inoltre, il caldo estremo e i tentativi di termoregolazione del corpo possono aggravare la severità di patologie neurologiche preesistenti. Anche i bambini sono particolarmente vulnerabili alle conseguenze neurologiche del caldo estremo, e di altri fattori climatici avversi, per diversi motivi: i loro organi e sistemi sono meno resilienti poiché ancora in fase di sviluppo, i loro corpi – per massa corporea e metabolismo – sono maggiormente colpiti dal calore in eccesso, i meccanismi di termoregolazione sono meno efficienti e la barriera ematoencefalica (ossia il filtro che protegge il cervello da sostanze potenzialmente dannose presenti nel circolo sanguigno) è più permeabile a tossine e a mediatori di infiammazione. Le persone anziane, invece, ne sono soggette a causa di un declino delle funzionalità corporee legato all’età e a malattie coesistenti, per cui le risposte del loro sistema immunitario, la loro capacità di termoregolazione e la loro mobilità autonoma sono limitate.
Cambiamenti climatici e malattie neurologiche
Diversi studi scientifici hanno riscontrato un legame tra gli estremi di temperatura e il rischio di ictus cerebrale. L’ictus cerebrale è una delle cause più importanti di morbilità e mortalità a livello globale, la cui incidenza sta aumentando in particolar modo nei Paesi del Sud Globale, che sono anche quelli i Paesi più colpiti dalla crisi climatica. In particolare, la frequenza dell’ictus – ma anche la sua gravità e mortalità – aumentano con le temperature più elevate e con le ondate di calore. Alcuni studi hanno anche riscontrato un’associazione tra la frequenza dell’ictus e le temperature più fredde, suggerendo che gli estremi di temperatura, sia in eccesso che in difetto, aumentano la suscettibilità delle persone a questa malattia. I meccanismi che portano a questo rischio non sono stati ancora dimostrati a livello scientifico, ma potrebbero includere la disidratazione in caso di temperature elevate, che rende il sangue più viscoso con maggiori concentrazioni di particelle disciolte e di colesterolo, e il malfunzionamento delle cellule endoteliali, cioè le cellule che formano le pareti dei vasi sanguigni.
La demenza, la cui forma più comune è il morbo di Alzheimer, è una malattia neurologica cronica in forte crescita a livello globale. Mentre attualmente sono circa 55 milioni le persone affette da demenza, le stime ci dicono che saranno circa 150 milioni entro il 2050. Gli studi scientifici ci dicono che la variazione delle temperature, e soprattutto il caldo estremo, portano ad una maggiore gravità e mortalità nei pazienti con demenza. Uno studio spagnolo ha dimostrato che gli ingressi in Pronto Soccorso di pazienti con il morbo di Alzheimer aumentano del 23% nei giorni in cui la temperatura massima è di un grado in più rispetto alla soglia dell’ondata di calore (34°C). I meccanismi che legano la gravità della demenza al caldo estremo sono molteplici. Questi pazienti sono particolarmente suscettibili agli estremi di temperatura e agli eventi climatici estremi poiché, per la loro compromissione cognitiva, sono meno capaci di adattare il loro comportamento a seconda dei cambiamenti ambientali. Una minore consapevolezza del rischio va di pari passo con una difficoltà nel cercare aiuto o nel prevenire potenziali danni, ad esempio tramite l’assunzione di comportamenti protettivi. Inoltre, la vulnerabilità è anche acuita dalla fragilità fisica di questi pazienti, spesso anziani e affetti da altre malattie (come quelle cardiovascolari), e dall’utilizzo di farmaci che agiscono sul sistema nervoso alterando la termoregolazione del corpo.
Anche l’emicrania, una malattia neurologica molto comune, peggiora a causa dei cambiamenti climatici, poiché il caldo estremo può innescare episodi di emicrania. Uno studio ha mostrato un aumento degli accessi in Pronto Soccorso per emicrania del 7.5% per ogni aumento di 5 gradi della temperatura. Le temperature più alte, ma anche altri fattori climatici come l’inquinamento atmosferico e gli eventi climatici estremi, influiscono anche sulla gravità dell’emicrania, peggiorandone i sintomi e aumentando la frequenza e la durata degli episodi.
L’epilessia è un altro disturbo neurologico che colpisce un gran numero di persone, circa 60 milioni a livello globale. Anche se gli studi in merito sono ancora pochi, sembra esserci una relazione tra gli estremi di temperatura (soprattutto il caldo estremo) e la frequenza degli accessi in Pronto Soccorso per attacchi epilettici. È possibile che questa relazione sia mediata da alcuni fattori di rischio che contribuiscono a innescare gli attacchi epilettici, come la carenza di sonno, direttamente influenzati da circostanze ambientali quali i cambiamenti climatici. Inoltre, aumenta il rischio di soffrire di attacchi epilettici come sintomo di malattie infettive che colpiscono il sistema nervoso, sempre più diffuse a causa dei cambiamenti climatici.
Mano a mano che le evidenze scientifiche in merito crescono, ci rendiamo conto che sono moltissime le malattie neurologiche che vengono aggravate dai cambiamenti climatici. Nella sclerosi multipla il caldo estremo può quindi portare a ricadute della malattia dal punto di vista clinico, con aumenti temporanei di fatica, deficit motori, sensitivi e cognitivi legati alle temperature più calde. Nel morbo di Parkinson, la gravità e la mortalità aumentano. Ancora non ci sono evidenze in merito agli effetti dei cambiamenti climatici sulle malattie neurologiche, metaboliche e genetiche, che colpiscono soprattutto i bambini, però è probabile che anch’esse vengano aggravate dai cambiamenti climatici.
Inquinamento atmosferico e funzione neurologica
Non è solo il caldo estremo ad avere un effetto nocivo sul nostro sistema nervoso. Un altro fattore ambientale che ha un impatto significativo è l’inquinamento atmosferico, causato da inquinanti come il particolato fine, il biossido di azoto, il biossido di zolfo, il monossido di carbonio e l’ozono. Tra questi, il particolato fine può penetrare nelle cellule del sistema nervoso, causando danno diretto e aumentando il rischio di malattia. L’effetto deleterio di questi inquinanti non rimane isolato; si parla infatti di sinergismo di diversi fattori ambientali, come il riscaldamento globale e l’inquinamento atmosferico, i cui effetti moltiplicano i rischi e i danni potenziali per il nostro sistema nervoso.
L’inquinamento atmosferico è considerato uno dei più importanti fattori di rischio per l’insorgenza o l’aggravamento dell’ictus cerebrale e della demenza nella popolazione anziana. Uno studio sistematico (6 milioni di casi in 28 Paesi del mondo) ha evidenziato un’associazione molto forte tra le concentrazioni degli inquinanti atmosferici e gli accessi in Pronto Soccorso per ictus, così come la mortalità ad esso legata. Un altro studio europeo ha stimato un aumento del 19% dei casi di ictus negli over 60 per ogni aumento di 5 μg/m3 di particolato fine (<2.5 μm). Diversi studi hanno invece dimostrato un’associazione tra le concentrazioni di inquinanti atmosferici e lo sviluppo di disturbo cognitivo e demenza di diversa eziologia, tra cui il morbo di Alzheimer. Non vi è una chiara correlazione tra l’inquinamento atmosferico e l’insorgenza di altre malattie neurologiche, come il morbo di Parkinson e la sclerosi multipla, ma l’esposizione temporanea ad alte concentrazioni di inquinanti può aggravare le condizioni cliniche dei pazienti con queste malattie. Gli inquinanti atmosferici portano inoltre a un peggioramento dell’emicrania, aumentandone la frequenza degli episodi e la gravità.
Oltre a un possibile danno diretto degli inquinanti atmosferici alle cellule neuronali, si ipotizza un danno indiretto al sistema vascolare del cervello, poiché gli inquinanti possono aumentare la viscosità del sangue, la frequenza cardiaca e il rischio di aritmie cardiache, tutti fattori che predispongono all’ictus cerebrale. Inoltre, gli inquinanti atmosferici causano un’attivazione eccessiva del sistema nervoso simpatico, che porta al restringimento dei vasi sanguigni, all’aumento della pressione arteriosa e a un maggiore rischio di coaguli che causano l’ictus. Gli inquinanti atmosferici inoltre contribuiscono alla produzione di radicali liberi che causano neuroinfiammazione e stress ossidativo nel cervello. Questi meccanismi inducono sia la formazione di coaguli nei vasi sanguigni, aumentando il rischio di ictus, sia il danno cellulare e il deterioramento del tessuto cerebrale.
Cambiamenti climatici e malattie neuroinfettive
Sappiamo che la crisi climatica influenza la trasmissione di moltissime malattie infettive, alterando il ciclo di vita e il comportamento degli agenti patogeni, dei loro vettori o dei loro serbatoi di malattia non-umani (cioè le specie animali o gli ambienti in cui un patogeno sopravvive e si riproduce). Inoltre, fattori sociodemografici come le migrazioni, le carestie, le crisi sociali e i conflitti, anch’esse legate ai cambiamenti climatici, compromettono l’accesso a servizi igienico-sanitari, all’acqua potabile e a un’alimentazione adeguata, aumentando il rischio di diffusione e aggravamento delle infezioni.
Molte di queste malattie infettive colpiscono il sistema nervoso, come ad esempio le arbovirosi (malattie virali trasmesse da artropodi, come la Dengue, Chikungunya, Zika, West Nile, febbre gialla), la cui presenza in una regione e trasmissibilità sono influenzate dalla temperatura, dall’umidità e dalle piogge. Al momento, il virus Dengue, trasmesso dalla zanzara tigre (specie Aedes Aegypti e Aedes Albopictus), è quello che si sta diffondendo di più anche nelle nostre zone, con casi registrati di trasmissione autoctona sia in Francia che negli Stati Uniti. È un virus che può causare un quadro di infezione cerebrale, o encefalite. Il virus Zika, anch’esso trasmesso dalla zanzara tigre, oltre a causare un’infezione delle meningi e del cervello (meningoencefalite) in una minoranza dei casi, pone particolarmente a rischio le donne in gravidanza, poiché può causare una malformazione del cervello del feto (microcefalia congenita). Questo virus non è presente in Europa, ma la sua diffusione sta aumentando in zone tropicali e subtropicali. La maggiore diffusione del virus West Nile, trasmesso dalla zanzara Culex e causa di meningoencefalite, è stata associata a fattori ambientali come aumento delle temperature, ondate di calore e siccità. Ne abbiamo assistito un focolaio l’estate scorsa in Italia, con più di 500 casi confermati.
È previsto anche un aumento delle malattie trasmesse dalle zecche, come la malattia di Lyme e l’encefalite da zecca. Entrambe queste malattie colpiscono il sistema nervoso. La malattia di Lyme, causata dal batterio Borrelia Burgdorferi, può portare a un’infezione del sistema nervoso centrale e periferico causando una paralisi dei nervi facciali, un coinvolgimento delle radici nervose con conseguenti deficit neurologici degli arti, una meningite, e nella fase cronica, un disturbo cognitivo-comportamentale. Invece, l’encefalite da zecca è una malattia virale, presente soprattutto nel Nord-Est dell’Italia, che causa forme gravi, e potenzialmente fatali, di meningoencefalite.
Le malattie infettive che causano un interessamento del sistema nervoso centrale (meningite o encefalite) sono molte, alcune delle quali in aree geografiche diverse dalle nostre (ad esempio l’encefalite giapponese, presente nel Sud-Est asiatico e nel Pacifico Occidentale). A livello globale è stato stimato che, per ogni aumento di 1 unità logaritmica nella variazione di temperatura, il rischio globale di meningite aumenta del 4.8%.
Ci sono alcune infezioni rare ma molto pericolose. È il caso della Naegleria Fowleri, un’ameba presente nelle acque dolci e nel suolo in regioni tropicali e subtropicali, che causa una forma grave di meningoencefalite, letale nella maggior parte dei casi. L’ameba penetra nel cervello tramite le cavità nasali, forzando la barriera ematoencefalica, dove si nutre delle cellule cerebrali. Questa ameba predilige acque calde, per cui il riscaldamento delle acque ne favorisce la proliferazione. È fondamentale, pertanto, studiare e conoscere questi nuovi rischi per poter attuare delle misure di prevenzione, in questo caso salvavita.
Cervello, psiche e ambiente, un tutt’uno
L’ambiente che ci circonda è fondamentale per la determinazione del nostro benessere neurologico. I fattori di stress ambientali, come il caldo estremo e l’inquinamento atmosferico, sono tasselli che possono predisporre a un deficit o una malattia neurologica, o anche causarli direttamente. Nell’ambito scientifico si parla sempre di più di esposoma, cioè del catalogo di fattori di stress ambientali, e di interazioni tra ambiente e genetica, che influenzano il nostro rischio di malattia (contrapposto al genoma, cioè il nostro bagaglio genetico vero e proprio). Questi fattori ambientali non agiscono solamente nel breve termine, ma possono sommarsi nel tempo e portare a cambiamenti a lungo termine nell’architettura cerebrale e nella funzione neurologica. Sappiamo anche che, già durante la gravidanza o l’infanzia, i fattori ambientali possono influenzare lo sviluppo del sistema nervoso e aumentare la vulnerabilità per le malattie neuropsichiatriche.
Dato che molti disturbi neurologici e psichici sono interconnessi, è imprescindibile mantenere un approccio olistico dell’insieme mente-cervello e della loro connessione con l’ambiente circostante. Le malattie neurologiche e quelle psichiche si influenzano a vicenda. I pazienti con malattie neurologiche soffrono spesso di disturbi psichici, come la depressione e l’ansia, che influiscono sul corso della malattia esacerbandone i sintomi o la loro esperienza soggettiva, e compromettendo la capacità delle persone di adattarsi ai deficit causati dalla malattia. Al tempo stesso, l’insorgenza di un deficit neurologico può essere causa diretta di sofferenza psichica. Sappiamo anche che i pazienti con malattie neurologiche sono più vulnerabili ai disturbi psichici legati ai cambiamenti climatici, come l’eco-ansia. È pertanto fondamentale, nel contesto della crisi climatica, considerare cervello e mente come un tutt’uno, incorporato nell’ambiente circostante, e prendersi cura non solo dei sintomi organici del cervello, ma anche della salute mentale delle persone.
Cervello in pappa, ma non tutto è perduto
Anche solo leggere di tutti questi possibili rischi neurologici dei cambiamenti climatici può provocare stress e inquietudine, ma è importante ricordarsi che la conoscenza dei rischi ci aiuta a prevenirli. Il cervello è un organo resiliente che possiede una capacità importante di riorganizzarsi e adattarsi a condizioni nuove, anche detta neuroplasticità. Quindi, non tutto è perduto: ci sono molte azioni che possiamo fare per proteggere la nostra salute neurologica dai cambiamenti climatici, e il nostro cervello può aiutarci ad imboccare la strada giusta.
Possiamo adattare i nostri stili di vita e i nostri ambienti ai cambiamenti climatici, tramite l’adozione di comportamenti protettivi (minore esposizione al sole, maggiore idratazione, abbigliamento adatto) e il controllo delle temperature degli ambienti, se possibile in modo sostenibile, con la realizzazione di isole climatiche nelle città ed edifici termoprotettivi. A livello individuale e delle comunità possiamo intraprendere azioni per migliorare la qualità dell’aria, per dare accesso a tutte le persone a nutrizione e acque di buona qualità, per favorire stili di vita salutari. Il cervello, per poter funzionare al meglio, ha bisogno di un corpo sano e di un ambiente salubre.
Sono utili anche gli interventi che aumentano il controllo delle persone sui fattori ambientali chiave (ad esempio, misurare la temperatura domestica) e che favoriscono la loro resilienza psicofisica allo stress (mindfulness, terapia forestale). Passare del tempo nel verde, a contatto con la natura e in aree meno cementificate, garantisce condizioni ambientali più favorevoli (zone ombrose, aria pulita) e aiuta a migliorare la salute psichica e neurologica delle persone. Anche l’azione climatica e l’adozione di comportamenti pro-ambientali possono migliorare la percezione di controllo, sia sull’ambiente circostante che sulla propria salute, migliorando il benessere psichico e neurologico.
Una parte del lavoro deve essere fatta a livello dei sistemi sanitari, degli enti di studio e di ricerca e delle amministrazioni. Il monitoraggio climatico, i sistemi di previsione per eventi climatici estremi e i sistemi di allerta precoce devono essere accompagnati da un’educazione sanitaria adeguata delle persone, da programmi di monitoraggio sanitario e di prevenzione efficaci e da un sistema sanitario resiliente e preparato a rispondere ai nuovi rischi e alle richieste delle persone. È importante identificare le persone che, per le loro caratteristiche fisiologiche, cliniche o psicosociali, sono più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici (bambini, anziani, persone con patologie note, popolazioni marginalizzate).
A livello globale, ricordiamoci anche che il peso delle malattie neurologiche sarà sempre più addossato alle persone del Sud Globale, sia per una loro maggiore frequenza sia per la carenza di accesso alle cure necessarie o ai vaccini per prevenire le infezioni. Per questo sarà importante concentrare gli impegni internazionali – finanziari e progettuali – nelle regioni che sono maggiormente colpite.
Cosa puoi fare tu per il tuo cervello, nel bel mezzo della crisi climatica?
- Riparati dal caldo estremo: non esporti al sole durante le ore più calde, prediligi luoghi freschi e ombrosi, porta un abbigliamento leggero nei giorni più caldi, idratati bene, non intraprendere attività fisiche troppo pesanti.
- Infezioni, meglio prevenirle che curarle: se hai in programma viaggi o escursioni, informati sui rischi infettivi tramite il tuo medico di famiglia o presso un ambulatorio di medicina dei viaggi e assumi le necessarie misure preventive (vaccini, repellenti, ecc). Dopo un’escursione, anche in Italia, controlla sempre di non avere punture di zecca.
- Cerca spazi verdi e aria pulita: passa un po’ del tuo tempo in aree verdi, meno urbanizzate e inquinate, più salubri per il tuo corpo e per il tuo cervello.
- Mantieni il tuo corpo in salute: fai attività fisica (non nelle ore più calde), mantieni un’alimentazione salutare ed equilibrata, proteggi la tua salute cardiovascolare, se necessario consultando il tuo medico di famiglia.
- Non farti paralizzare dall’(eco-)ansia: dall’essere più consapevole delle tue emozioni e preoccupazioni all’adottare comportamenti costruttivi, sono tanti i passi che puoi fare per migliorare il tuo benessere mentale. Qui una piccola guida.
- Fai scelte pro-ambiente, a casa e nella tua comunità: impegnarsi in azioni concrete di sostenibilità e rispetto della natura ti aiuta a sentirti più responsabile e in controllo della tua salute e dell’ambiente, a creare un ambiente più salubre attorno a te, oltre a contribuire a combattere le cause dei cambiamenti climatici.
- Fragilità neurologica e psichica? Accettala e prenditene cura: se sei una persona con una malattia neurologica, o hai intorno a te persone che ne soffrono, presta ancora più attenzione ai fattori di stress ambientale e psichico e cerca di proteggere te stessa/o o le persone a te care. Cerca di tenere in considerazione e proteggere anche le persone fragili attorno a te, come bambine/i e persone anziane. Chiedi aiuto (medico o psicologico) nei momenti di bisogno. Non sei sola/o!
Articolo a cura di Lucia Giannini, coordinatrice della sezione Clima e Salute di Italian Climate Network, con il contributo e la revisione critica di tutte le collaboratrici della rubrica Il Clima della Mente.
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