ECO-ANSIA, UNA PICCOLA GUIDA PER NON FARSI PARALIZZARE DALLA PAURA
- L’eco-ansia è la preoccupazione persistente per gli effetti dei cambiamenti climatici e per il futuro del pianeta. Può manifestarsi come paura, con annessa tristezza, colpa o rabbia, e diventare invalidante se non viene gestita. Riconoscere l’eco-ansia come manifestazione dei valori più profondi che abbiamo può aiutarci a gestirla meglio e incanalarla in azioni significative
- Alcune pratiche utili della psicologia clinica – come riconoscere e condividere le emozioni, renderci consapevoli dei nostri pensieri in modo non-giudicante, calmare il nostro corpo con la respirazione e radicarci nel momento presente con la mindfulness – ci aiutano a ridurre l’ansia, intesa come l’attivazione naturale della risposta da stress.
- Possono aiutare altre capacità, come imparare a gestire i pensieri catastrofici ed evitare il “doom-scrolling” che li alimenta, cercando fonti d’informazione equilibrate.
- Condividere le proprie preoccupazioni con gli altri e partecipare ad azioni collettive può aiutare a trasformare l’ansia in un senso di scopo, di connessione con i nostri valori e con gli altri, e aumentare anche un senso di speranza verso il futuro.
- Riconnettersi con la natura può aiutarci a gestire le emozioni negative e a incrementare il nostro senso di connessione, gratitudine e responsabilità verso il mondo naturale.
A questo link è possibile consultare il glossario con alcune definizioni tecniche.
Introduzione
Alluvioni, incendi, siccità, estati torride e inverni senza neve: i cambiamenti climatici sono ormai una realtà quotidiana. Dalle notizie allarmanti alle esperienze personali di eventi estremi, sempre più persone sentono crescere ansia, rabbia e impotenza di fronte a una crisi che sembra fuori controllo. Capire cosa stiamo provando è il primo passo per imparare a gestire queste emozioni e trasformarle in azione. Di fronte a questo scenario, molte persone provano un’angoscia profonda che si traduce in ansia climatica, la paura crescente degli eventi climatici estremi, spesso sovrapposta all’eco-ansia, angoscia per il degrado ecologico e il destino del pianeta e dell’umanità. La crisi climatica non minaccia solo l’ambiente, ma anche la nostra salute fisica e mentale, che non possono essere considerate separate da esso.
C’è chi teme l’arrivo dell’estate dopo aver patito ondate di caldo estremo e chi rivive con ansia ogni allerta meteo, temendo nuove tempeste o incendi. Queste reazioni sono comprensibili e, in parte, sane: mostrano che siamo consapevoli di ciò che sta accadendo, come ci spiega l’articolo precedente di questa rubrica. Ma quando l’ansia diventa costante, ci paralizza e ci impedisce di agire, è importante imparare a riconoscerla e a gestirla.
Questo articolo esplora come nasce l’eco-ansia, quando diventa un problema e quali strategie aiutano a ritrovare equilibrio e fiducia, anche in un mondo in cambiamento.
Cos’è l’eco-ansia e perché la proviamo
L’eco-ansia è la preoccupazione persistente per gli effetti dei cambiamenti climatici e per il futuro del pianeta, che spesso viene accompagnata da altre emozioni negative quali tristezza o senso di perdita e lutto, rabbia e senso di impotenza. Il termine “ansia climatica” viene talvolta usato in modo intercambiabile con il termine “eco-ansia”, sebbene quest’ultimo si riferisca più comunemente alle preoccupazioni legate al deterioramento ambientale in generale, dovuto sia ai cambiamenti climatici sia ad altri fattori, come l’inquinamento e lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. Naturalmente, la distruzione ecologica e i cambiamenti climatici vanno di pari passo, quindi eco-ansia e ansia climatica spesso si sovrappongono. In questo articolo viene utilizzato il termine eco-ansia per semplificare, tuttavia alcune delle ricerche citate e delle strategie di coping qui presentate fanno riferimento all’ansia climatica nello specifico.
L’eco-ansia non è un disturbo in sé, ma una risposta psicologica adattiva a una minaccia reale e costante. Per molti, è una forma di “preoccupazione sana” che spinge a informarsi e ad agire. Ma può diventare disfunzionale quando i pensieri si fanno ossessivi, quando si prova colpa per ogni gesto quotidiano (come usare l’auto o dimenticarsi di fare la differenziata) o quando si sviluppano sintomi fisici come insonnia e tachicardia.
Possiamo considerare l’eco-ansia come una manifestazione della risposta da stress “attacco, fuga o congelamento”: una reazione automatica del corpo a una minaccia percepita, in questo caso la crisi climatica. Anche se il pericolo non è immediato o fisicamente presente, il cervello lo interpreta come reale: si attiva l’amigdala, aumentano adrenalina e cortisolo, il corpo si prepara ad agire (attacco), scappare (fuga) o a fingersi morto, immobilizzandosi nell’attesa che la minaccia passi (congelamento). Poiché però i cambiamenti climatici sono un problema globale, complesso e non risolvibile nell’immediato, questa attivazione spesso non trova uno sbocco concreto e può trasformarsi in ansia persistente, senso di impotenza o iperallerta. In breve: il corpo reagisce come se ci fosse un’emergenza immediata, ma la mente non ha un’azione chiara da compiere, e questo mantiene lo stress nel tempo.
Le ricerche mostrano che sono particolarmente vulnerabili all’eco-ansia le persone più giovani, perché già esposte a diversi fattori di stress naturali legati ai rapidi cambiamenti e allo sviluppo fisico, mentale e aspetti complessi quali lo sviluppo dell’identità e l’esplorazione della propria sessualità. Anche le comunità indigene sono particolarmente colpite, perché più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti nel mondo naturale e in condizioni svantaggiate a livello sociale, economico e politico. Sono più vulnerabili inoltre attivisti, giornalisti e chi lavora sulle questioni climatiche ed ecologiche, perché continuamente esposti alle notizie negative. Anche la percezione di inerzia politica può alimentare il senso di disperazione, soprattutto tra le nuove generazioni e i più giovani.
Come gestire l’eco-ansia
L’eco-ansia può essere insidiosa e paralizzante, ma esistono strategie per gestirla e alleviarne gli effetti sulla nostra vita in modo da essere più presenti a noi stessi, agli altri e all’ambiente. Non si tratta di adattarsi passivamente a un mondo ingiusto e problematico, ma di trovare il giusto equilibrio per continuare a muoverci al suo interno costruendo alternative senza smarrirsi.
Se ti senti sopraffatta o sopraffatto dall’eco-ansia, puoi provare a seguire questa guida passo passo per capire e affrontare quello che stai provando.
- Riconoscere e accettare le proprie emozioni come segnali importanti
Vedere le emozioni come bussola e segnale di valori profondi e consapevolezza ci aiuta ad accettarle: le emozioni ci dicono cosa conta per noi e ci rivelano i nostri valori più importanti, quali senso di giustizia per i popoli più vulnerabili, di cura per il mondo naturale, di responsabilità verso future generazioni, solidarietà e protezione della vita.
Esplora con curiosità altre emozioni che possono celarsi dietro la paura:
- Prova a chiederti: oltre alla paura e all’ansia, cosa sto provando? Tristezza, rabbia, colpa o vergogna?
- Quali pensieri mi scatenano queste emozioni? Puoi provare a tenere nota di cosa pensi e provi per fare chiarezza ed esprimere in modo consapevole il tuo stato d’animo.
Accettare anche le emozioni scomode è un atto di cura verso sé stesse e sé stessi: solo riconoscendo ciò che sentiamo possiamo imparare a gestirlo.
- Calmare il corpo e rafforzare la consapevolezza non-giudicante dei pensieri
Perridurre l’attivazione fisica dell’ansia, il respiro è un potente alleato perché è un’ancora per il momento presente quando i pensieri ansiosi ci portano in un futuro catastrofico in cui ci sentiamo soli ed impotenti.
- Prova la respirazione diaframmatica: porta l’attenzione alla pancia e al tuo respiro e in modo lento e profondo, inspira espandendo l’addome lentamente contando 5 secondi, espirando prenditi altri 5 secondi con lentezza osservando l’addome appiattirsi. Ripetilo per dieci minuti due volte al giorno.
- Prova a lasciare andare i pensieri: per radicarsi al momento presente può essere utile osservare con distacco i propri pensieri e sensazioni senza giudizio, come fossero nuvole che attraversano il cielo. Puoi dirti: “noto che sto pensando a X, e che questo mi fa sentire Y”.
- Affrontare i pensieri catastrofici
Chi soffre di eco-ansia tende a immaginare scenari estremamente negativi proiettati nel futuro, quando ancora non sappiamo esattamente come andrà a finire. Questi pensieri aumentano solo la paura e il senso di paralisi.
- Se noti pensieri ansiogeni una tecnica utile, dopo averli etichettati e osservati senza giudizio, può essere la “disputa pragmatica”, ovvero chiedersi: mi serve pensare così? Questo pensiero mi aiuta o mi blocca?
- Liberarsi dal “doom-scrolling” o comportamenti di controllo
Scorri continuamente notizie catastrofiche (“doom-scrolling”) o controlli aggiornamenti meteo più volte al giorno, ogni giorno? Questo alimenta l’ansia e il senso di impotenza perché si resta in uno stato continuo di allerta e ipervigilanza. La consapevolezza non nasce dalla paura, ma dalla conoscenza lucida. Le narrazioni apocalittiche click-bait, prive di soluzioni, portano più facilmente alla paralisi emotiva che all’azione e servono solo ad alimentare impotenza, frustrazione e inazione.
- Un esercizio utile è monitorare il proprio consumo di notizie: quante volte al giorno le leggo? Come mi sento dopo? Se noti che questo peggiora il tuo umore, prova a limitarlo a 15 minuti al giorno e cerca fonti affidabili ed equilibrate, che mostrino anche progressi e soluzioni.
- Alternare informazioni difficili con contenuti positivi o ispiranti aiuta a mantenere la prospettiva. Questo non significa non prepararci a eventuali eventi estremi: è bene essere informati e seguire le indicazioni nel caso di allerte meteo importanti.
- Avere un “emergency bag” e un piano di come muoversi in caso di una reale emergenza può aiutarci a sentirci preparati, senza dover costantemente essere in allerta anche quando non sta succedendo nulla nelle nostre vicinanze.
- Condividere e creare connessioni
Parlare delle proprie emozioni è una forma di sollievo e di forza. L’opposto del senso di allarme e di ansia è il senso di sicurezza che viene dalla connessione con gli altri. Siamo d’altronde esseri sociali. Condividere i propri sentimenti e vissuti sui cambiamenti climatici in contesti collettivi abbatte il senso di solitudine e isolamento.
- Prova a parlarne con amici e familiari: è possibile che qualcuno/a ci deluderà, ma qualcun altro/a potrebbe sorprenderci.
- Avvicinati a gruppi di volontariato e/o attivismo (associazioni, comitati di quartiere) che si occupano di qualcosa che hai a cuore – come tutela degli spazi verdi, promozione del riuso e del riciclaggio, protezione degli animali, associazioni di volontariato per le emergenze.
- Agire insieme: dalla paura all’impegno
Incanalare emozioni condivise all’interno di gruppi e associazioni che offrono un senso di appartenenza e costruiscono la propria identità attorno alle tematiche climatiche ed ecologiche può rappresentare un forte predittore dell’azione collettiva.
- Come piccolo passo iniziale, prova a spostare l’attenzione da ciò che non possiamo controllare a ciò che possiamo fare individualmente, come ridurre gli sprechi alimentari personali, mangiare meno carne, evitare voli intercontinentali o sostenere iniziative locali.
- Ancora meglio se le iniziative sono collettive e non individuali. Focalizzarsi troppo sulla responsabilità delle singole persone rischia di aumentare sensi di colpa infondati e a distrarci dai sistemi e dalle problematiche strutturali realmente responsabili dello stato del mondo. È importante ricordare che nessuno è singolarmente responsabile del problema: la crisi climatica è sistemica e richiede cambiamenti globali e nei nostri sistemi politici, sociali ed economici.
- Riconnettersi con la natura
Quando si parla di eco-ansia, la natura può sembrare un paradosso: da un lato è fonte di meraviglia e sollievo, dall’altro può suscitare paura e dolore. Eppure, riconnettersi con la natura è uno dei modi efficaci per ritrovare equilibrio e speranza. Secondo la teoria della biofilia di Wilson, l’essere umano ha un bisogno innato di contatto con l’ambiente naturale. Studi mostrano che passare tempo all’aperto riduce lo stress e favorisce emozioni positive, oltre a favorire un senso di responsabilità e protezione verso essa.
- Prova piccoli gesti a contatto con la natura – come curare una pianta, osservare il cielo, passeggiare in un parco -, camminando lentamente e usando tutti i sensi per percepire odori, suoni, temperature e sensazioni tattili.
Riconnettersi con la natura non significa ignorare la crisi, ma trovare un modo per relazionarsi a essa con consapevolezza e gratitudine, sentendosi parte della rete della vita. In fondo, riconnettersi con la natura porta anche a riconnettersi con noi stessi.
Quando l’eco-ansia diventa un problema
L’eco-ansia è generalmente di tipo anticipatorio, poiché riguarda eventi futuri temuti. Qualora invece l’ansia fosse legata ai ricordi di un evento climatico traumatico già vissuto in passato, potrebbe rientrare in un quadro di disturbo post-traumatico e richiedere una valutazione e un intervento specifici.
Inoltre, se il disagio emotivo dovesse persistere e causare difficoltà a portare avanti attività quotidiane (come dormire, socializzare, lavorare o studiare), potrebbe voler dire che abbiamo bisogno di un aiuto professionale in più.
Conclusioni
L’eco-ansia è il riflesso umano di un mondo in crisi, ma anche la prova che per noi è importante. Non possiamo eliminare del tutto la paura, che è adattiva e fondamentale per la nostra sopravvivenza, ma possiamo imparare a viverla in modo costruttivo: riconoscendo le emozioni e riconnettendoci con il nostro corpo, identificando i valori profondi che motivano queste emozioni, coltivando maggior consapevolezza dei nostri pensieri, condividendo il nostro stato d’animo con gli altri, trovando forza nel gruppo e trasformando l’angoscia in azione collettiva. Ricordiamoci che non siamo soli: ogni persona che sceglie di agire, anche nel proprio piccolo, contribuisce a una rete di resilienza e speranza. L’eco-ansia non è un segno di debolezza, ma di connessione.
Articolo a cura di Lucia Tecuta, volontaria di Italian Climate Network, con il contributo e la revisione critica di tutte le collaboratrici della rubrica Il Clima della Mente.
Bibliografia:
Bratman G. N., Anderson C. B., Berman M. G., Cochran B., de Vries S., Flanders J., Folke C., Frumkin H., Gross J. J., Hartig T., Kahn P. H., Kuo M., Lawler J. J., Levin P. S., Lindahl T., Meyer-Lindenberg A., Mitchell R., Ouyang Z., Roe J., …& Daily G. C. (2019). Nature and mental health: An ecosystem service perspective. Science Advances, 5, eaax0903–eaax0903.
Brosch, T. (2025). From individual to collective climate emotions and actions: A review. Current Opinion in Behavioral Sciences, 61, Article 101466.
Clayton, S., Manning, C., Krygsman, K., & Speiser, M. (2017). Mental health and our changing climate. APA. https://doi.org/10.1037/e538772017-001
De Jong, A., Harris, S., Costanian, C., & Skinner, H. (2025). Climate cafés as a space for navigating climate emotions: A scoping review. The Journal of Climate Change and Health, 24, Article 100466. https://doi.org/10.1016/j.joclim.2025.100466
Hickman, C., et al. (2021). Climate anxiety in children and young people. The Lancet Planetary Health, 5(12), e863–e873. https://doi.org/10.1016/S2542-5196(21)00278-3
Kasser, T. (2017). Living both well and sustainably. Social Issues and Policy Review, 11(1), 101–149. https://doi.org/10.1111/sipr.12021
Wilson, E. O. (1984). Biophilia. Harvard University Press. https://doi.org/10.4159/9780674045231
