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Nov

COP26: L’IMPEGNO PER L’AMBIENTE DEL SETTORE DELLA MODA

Energia, trasporti e agricoltura sono i settori più sotto i riflettori durante ogni Conferenza sui Cambiamenti Climatici. Ma alla COP26, che si sta avviando verso la conclusione, il settore moda ha finalmente fatto capolino in modo più consistente, annunciando un importante passo in avanti nella riduzione delle sue emissioni di CO2.

Nel 2018 era stato sottoscritto un documento, il Fashion Industry Charter for Climate Action, con l’obiettivo di guidare il settore della moda verso l’azzeramento delle sue emissioni nette entro il 2050. I firmatari, 30 aziende e 41 organizzazioni, qui a Glasgow, hanno deciso di rinnovare gli impegni sottoscritti e aumentare così il livello dell’ambizione climatica, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Tra gli altri impegni, le aziende agiranno per:

  • fissare obiettivi basati sulle evidenze scientifiche o dimezzare le proprie emissioni entro il 2030;
  • utilizzare il 100% di elettricità da fonti energetiche rinnovabili;
  • utilizzare materie prime sostenibili;
  • decarbonizzare tutta la supply chain.

Si stima che l’industria della moda, da sola, sia responsabile di una quota che varia dal 2 all’8% delle emissioni globali totali, con enormi impatti negativi anche in termini di risorse idriche e utilizzo del suolo e delle materie prime. La cosiddetta fast fashion – ovvero la produzione di massa di numerose collezioni in un anno a prezzi ridotti -è la principale imputata, ma tutto il settore tessile e della moda è chiamato ad un sostanziale cambio di marcia per diventare più sostenibile e contribuire all’azione climatica in modo più incisivo.

“In un momento in cui la crisi climatica sta accelerando a livelli senza precedenti, abbiamo bisogno che l’economia reale guidi l’azione per il clima. Gli impegni rinnovati dai firmatari della Fashion Charter sono un eccellente esempio di tale leadership”, ha affermato Niclas Svenningsen, Manager di UN Global Climate Action, durante il side event organizzato per il lancio del nuovo documento.

Burberry, Puma, Tal Apparel, LVMH, Crystal Group hanno rappresentato parte delle aziende coinvolte nel Fashion Charter, in un dibattito che ha visto come protagonisti i temi dell’importanza della cooperazione di tutti gli stakeholder coinvolti, della mancanza di incentivi per supportare l’innovazione (soprattutto per le materie prime utilizzate) e della necessità di regolamentazioni più stringenti per indirizzare le aziende e disincentivare azioni contrarie alla salvaguardia dell’ambiente e del nostro Pianeta.

La strada da percorrere è ancora lunga, ma senza un impegno concreto che non rimanga solo sulla carta, sarà difficile invertire davvero la rotta. Le soluzioni ci sono, ma bisogna implementarle e far sì che le aziende agiscano in sinergia. Come dichiarato anche da Stella McCartney, stilista e fondatrice dell’omonimo brand di moda e ospite d’eccezione del side event: “L’innovazione è un elemento chiave e sarà fondamentale diffondere le soluzioni eccellenti per abbattere i costi e permettere a tutto il settore di migliorare”.

di Federica Pastore, Volontaria Italian Climate Network a COP26

Questo articolo del Bollettino COP di ICN fa parte del progetto EC DEAR SPARK. ICN monitora i negoziati e riporta quanto accade in italiano e in inglese, sul nostro sito e sui canali social, come parte di un consorzio paneuropeo di oltre 20 organizzazioni no-profit impegnate nel promuovere la coscienza climatica con particolare attenzione al ruolo dei giovani e ai temi della cooperazione internazionale e delle politiche di genere.

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