PAGINE PER IL FUTURO – BIODIVERSE
Pagine per il futuro è una rubrica di Italian Climate Network curata da Andrea Vico, giornalista esperto di divulgazione scientifica, che in questo spazio propone ogni volta un nuovo libro da leggere per approfondire e capire meglio i temi che ci stanno a cuore.
Il settimo appuntamento con Pagine per il Futuro ci propone la lettura di “Biodiverse“.
BIODIVERSE
A cura di: Giada Peterle e Margherita Cisani – Storie a fumetti di: Eliana Albertini, Marina Girardi, Cristina Portolano, Elena Mistrello. Becco Giallo, 128 pagine.
In poche parole
Negli ultimi 10-15 anni alle tradizionali storie a fumetti, i comics, si sono affiancate le graphic novel, storie illustrate di narrativa autoconclusive che usano il disegno e il fumetto al posto delle parole – ridotte al minimo essenziale – e che sempre più spesso attingono alla realtà, diventando un’opera di reportage, di inchiesta giornalistica.
Biodiverse raduna in un solo volume 4 storie disegnate, molto diverse come argomenti e stile – ognuna è firmata da un’illustratrice diversa -, ma sono racchiuse tutte nella cornice della biodiversità. In coda al volume troviamo un’intervista a Elena Canadelli, docente di Storia della scienza e Museologia naturalistica all’Università di Padova e presidente della Società italiana di storia della scienza, che spiega come è nato questo libro: un progetto sviluppato fra le attività di outreach del National Biodiversity Future Center (NBFC).
Leggetelo perché
Ogni tentativo di usare linguaggi diversi, magari più vicini alle persone più giovani, è prezioso. Le illustratrici e fumettiste Eliana Albertini, Marina Girardi, Cristina Portolano, Elena Mistrello (nate tra il 1979 e il 1992) hanno preso in mano dati scientifici e raccontato la storia di persone e luoghi aiutando a comprendere meglio la valenza della ricerca. Un’antologia che riflette sul rapporto tra esseri umani e natura curata da Giada Peterle e Margherita Cisani, geografe e ricercatrici dell’Università di Padova.
Iniziamo con “A semo a posto” (Eliana Albertini), ambientata nella laguna del Delta del Po per affrontare il tema delle specie aliene, l’arrivo dei granchi blu, la convivenza tra specie alloctone e autoctone e le ricadute sull’economia, non solo sull’habitat. E restiamo in mare con “La posidonia dell’Arenaria” (Cristina Portolano) che esplora il mondo sommerso attorno all’isola di Ischia, con una narrazione che intreccia scienza e immaginazione, mostrando come la posidonia conservi “tracce del tempo” e della memoria del mare.
Con “Un pranzo per rana toro” (Elena Mistrello) ci spostiamo nei non-luoghi verdi, in questo caso il margine della tangenziale milanese. Il fumetto dà voce a chi abita questi spazi invisibili (anfibi, rettili e insetti di ogni tipo), mostrando come anche le aree più trascurate possano essere ecosistemi di cura, solidarietà e biodiversità urbana. Infine, saliamo sulle Dolomiti con “Le ossa della Luna” (Marina Girardi) dove i disegni fanno emergere figure mitologiche e saperi antichi legati al bosco. Tra leggende, spiritualità e geografie interiori, la natura diventa occasione di riconnessione con il passato e con la propria identità. E si celebra la memoria femminile come archivio vivente del territorio.
Biodiverse è un volume curato, scritto, disegnato solo da donne, professioniste dell’illustrazione, della narrazione e della ricerca scientifica. È fondamentale creare spazio allo sguardo delle donne nella narrazione della ricerca scientifica, arricchendola di un approccio spesso diverso da quello canonico. Cito ancora le parole di Elena Canadelli: “Penso, ad esempio, alla microbiologa statunitense Lynn Margulis (1938-2011), che negli anni Sessanta mise al centro dei suoi studi sull’evoluzione il concetto di simbiosi e cooperazione tra i viventi piuttosto che quello di lotta e competizione all’epoca dominante nella spiegazione neo-darwiniana dell’evoluzione”. Quando gli sudi sono fatti da soli uomini, aggiungo io, è possibile che il punto di vista maschile prevalga sullo sguardo distaccato e aperto che dovrebbe avere chi fa scienza.
Il National Biodiversity Future Center è il primo Centro Nazionale di ricerca e innovazione dedicato alla biodiversità, finanziato dal MUR attraverso i fondi dell’Unione Europea – NextGenerationEU. Si tratta di una struttura di coordinamento che da un lato raccoglie e valorizza gli sforzi della ricerca, dall’altro rende accessibili le conoscenze e le tecnologie a diversi ricercatori e operatori interessati ai temi della tutela della biodiversità. Vi partecipano 2000 tra ricercatori e ricercatrici di alcune decine di dipartimenti universitari, musei di scienze naturali e altri istituti di ricerca. E tra le sue mansioni ha un ampio spazio dedicato alla comunicazione e alla divulgazione: quando si spendono soldi pubblici, è importante e doveroso raccontare, con linguaggi diversi, a cosa servono e come vengono usati.
A parer mio
Le 4 storie sono anche il tentativo di recuperare la biodiversità degli studi scientifici sulla biodiversità. A partire dai luoghi: la biodiversità non è solo quella degli habitat esotici come l’Amazzonia o il Borneo. C’è biodiversità anche dietro casa, forse meno “eclatante” ma ugualmente degna di attenzione, su cui possiamo noi tutti avere, dopo aver letto Biodiverse, un occhio di riguardo.
Articolo a cura di Andrea Vico, esperto di divulgazione scientifica e volontario di Italian Climate Network.
