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11
Ott

10 ANNI DI PLANETARY HEALTH: UNA SCIENZA OLISTICA, POST-DISCIPLINARE E IMPEGNATA

Nei giorni scorsi a Rotterdam, nei Paesi Bassi, si è svolto il congresso annuale della Planetary Health, la salute planetaria. Si tratta di un campo di studi relativamente nuovo, che sta prendendo sempre più piede nel mondo scientifico-sanitario, e si basa sul concetto di salute più ampio che possiamo immaginare, che comprende sia la salute umana che quella degli altri esseri viventi e degli ecosistemi interi (ne abbiamo già parlato qui). 

La Planetary Health si fonda sull’idea che ci sia una sostanziale interdipendenza tra gli esseri umani, gli altri esseri viventi del Pianeta e i sistemi naturali, che ne determina anche le conseguenze quando gli equilibri vengono a mancare, come sta succedendo a causa dei cambiamenti climatici. La Planetary Health propone quindi un approccio ecocentrico alla salute e al benessere: suggerisce di pensare in termini di sistemi – umani e naturali congiuntamente – e di superare la visione antropocentrica che è lo status quo nei nostri sistemi sanitari e nelle nostre società. Si tratta di un cambiamento radicale nella visione della sanità e nel rapporto che abbiamo con il Pianeta, che porta con sé numerose sfide così come opportunità per garantire un futuro sostenibile, salubre e prospero. 

Dieci anni di Planetary Health 

Il concetto di Planetary Health è nato circa dieci anni fa, quando una commissione di scienziati (la Rockefeller Foundation-Lancet Commission on Planetary Health) ha lanciato l’idea di creare un nuovo campo di ricerca e di innovazione, dinamico e transdisciplinare, per rispondere ai crescenti bisogni di comprensione, analisi e adattamento agli impatti della crisi climatica sulla salute delle persone, come parte integrante degli ecosistemi nella loro complessità. 

Durante questo congresso si è quindi celebrato il decimo anniversario della nascita della Planetary Health, che in appena un decennio ha portato a numerose nuove evidenze scientifiche, collaborazioni e proposte di soluzioni concrete per le nostre società. Dieci anni fa nasceva anche la Planetary Health Alliance, un’alleanza internazionale di enti accademici e altre organizzazioni – di cui fa parte anche Italian Climate Network – che oggi include più di 500 organizzazioni da 82 Paesi del mondo. La sua missione è quella di favorire la ricerca, l’educazione, la collaborazione e la diffusione di conoscenze e soluzioni per la salute planetaria in ogni settore, dal sociale all’economia, dall’educazione alla politica. 

Grazie al lavoro accademico di queste persone, oggi abbiamo una conoscenza sempre più approfondita e dettagliata su come e quanto i cambiamenti climatici influenzino la nostra salute. È sempre più sviluppata anche la scienza dell’attribuzione in ambito sanitario, che analizza in che misura la compromissione della salute sia attribuibile ai cambiamenti climatici. Ad esempio, uno studio molto influente pubblicato su Nature Climate Science nel 2021, ha mostrato che il 37% delle morti totali legate al caldo (tra il 1998-2018) è attribuibile ai cambiamenti climatici antropogenici, sulla base di dati da oltre 700 località in più di 40 Paesi. 

La definizione stessa di Planetary Health si è evoluta nel corso degli anni, acquisendo una concezione sempre più olistica dei sistemi del Pianeta, riconoscendo la profonda interconnessione della salute umana e di tutte le altre forme di vita sul Pianeta, e sottolineando la necessità di rigenerare i sistemi naturali, anziché limitarsi a minimizzare i danni. Per fare tutto ciò, la Planetary Health cerca di includere molteplici gruppi socioculturali diversi, alcuni dei quali fortemente vulnerabili ai cambiamenti climatici ma altrettanto impegnati nella difesa e nella protezione del pianeta. Ne sono un esempio le popolazioni indigene, impegnate nella tutela della biodiversità rimasta sul pianeta coltivando un’attitudine di rispetto ed equilibrio con gli elementi della natura. Oltre a questo, la Planetary Health utilizza altre forme di conoscenza che non sono solo l’evidenza scientifica, basata sui dati e sulle misurazioni. Per esempio, include nel proprio bagaglio di conoscenze e valori anche la saggezza tradizionale delle popolazioni, soprattutto quelle che vivono a stretto contatto con la natura, così come la comprensione dei comportamenti degli altri esseri viventi e delle loro forme di adattamento. 
La tendenza attuale della Planetary Health è quella di avere un orientamento ‘post-disciplinare’, che comporta la rottura di ogni schema delle discipline che oggi conosciamo (come la medicina, l’ecologia, l’economia, ecc.) e la creazione di nuovi sistemi di conoscenza che si adattino alle enormi sfide ambientali in atto.

La Planetary Health come scienza impegnata 

L’impegno civile, sociale, economico e di giustizia sta alla base della Planetary Health. È nata come una scienza impegnata perché l’analisi degli impatti climatici sulle persone e sugli ecosistemi, e ancor di più la ricerca di soluzioni concrete, non possono essere slegate dalla risoluzione delle ingiustizie sociali profondamente radicate nella crisi climatica stessa. Sappiamo che i Paesi del cosiddetto Sud globale, che hanno contribuito in minima parte alle emissioni di gas climalteranti, sono anche quelli più colpiti dalle minacce climatiche e con una minore resilienza climatica. I gruppi più vulnerabili a livello di salute psicofisica (come donne, bambini, anziani), oppure socialmente o geograficamente isolati (come le popolazioni indigene o quelle che vivono in aree remote), sono spesso anche quelli più esposti agli impatti più gravi dei cambiamenti climatici. Senza affrontare queste disuguaglianze, non possiamo aspettarci un futuro più prospero per tutte e tutti. 

In un momento storico in cui la scienza – e quella legata al clima in particolar modo – è in pericolo, come vediamo accadere negli Stati Uniti, la comunità della Planetary Health si sta impegnando anche per la difesa della libertà accademica e della conoscenza senza censure. La scienza deve essere trasparente, aperta e accessibile a tutte e tutti. L’oscuramento di una scienza impegnata e vitale come la Planetary Health non comporta solamente una perdita di conoscenze, ma una perdita di vite (umane e non) e il collasso delle nostre società in un pianeta allo stremo, a causa nostra. 

Tra le minacce per la salute planetaria su cui si è riflettuto durante il convegno c’è anche l’ascesa del militarismo degli ultimi anni. Le guerre non solo causano danni diretti agli ecosistemi, ma sottraggono risorse e finanziamenti preziosi che potrebbero invece essere dedicati ad interventi di transizione e rigenerazione per gli ecosistemi. Le guerre costituiscono, a tutti gli effetti, l’opposto della rigenerazione planetaria. Anche in questo senso la Planetary Health non si può svincolare dalle politiche globali e rimanere indifferente di fronte a guerre e conflitti che cancellano vite e distruggono ecosistemi.

 

La ‘roadmap’ della Planetary Health 

L’impegno si tramuta quindi in azioni e influenze concrete nelle nostre società. In questi anni è stato creato un framework educativo sulla Planetary Health per fornire conoscenze e strumenti alle persone, professionisti della salute e non. Questo tipo di educazione è necessaria non solo per preparare i nostri sistemi sanitari, ma anche per guidare tutte le persone verso la cosiddetta ‘Grande Transizione’, che deve coinvolgere ogni disciplina e dimensione della vita umana. Sono state sancite collaborazioni tra accademici e politici, imprenditori e altri esponenti della società civile per ascoltare i bisogni della società e trovare applicazioni concrete delle conoscenze acquisite. Si è cercato il coinvolgimento delle persone più giovani, fornendo loro un’educazione di salute planetaria ma anche dei training per poter acquisire dei ruoli di leadership nelle proprie realtà locali e avviare un cambiamento. Si è parlato anche di indicatori economici alternativi (es. misure di benessere invece che di puro profitto) e di nuovi modelli che stanno gradualmente mettendo piede nelle nostre società, come l’economia circolare o rigenerativa.

Tutto questo è stato riassunto e formulato nella ‘roadmap’ della Planetary Health, che traccia il cammino da percorrere in questi anni e nei prossimi. La roadmap racchiude sei pilastri fondamentali: misurare la salute planetaria tramite metriche multidimensionali, comunicare e diffonderne gli insegnamenti su scala globale, costruire una governance olistica che tenga conto degli aspetti ambientali e sociali, educare le persone a trasformare i propri stili di vita, bilanciare economia e salute planetaria in modo che condividano gli stessi obiettivi, e infine integrare i concetti della Planetary Health nelle nostre vite e nelle nostre società. Perché il ruolo della Planetary Health va oltre quello di mera ricerca e conoscenza; integrarla nelle nostre società comporta una trasformazione radicale dei nostri valori, delle nostre abitudini, del modo in cui costruiamo le nostre società, privilegiando l’ecocentrismo e la rigenerazione planetaria

Come si è detto al congresso, mentre questi primi dieci anni sono stati utili e necessari per definire il quadro concettuale, la missione e gli obiettivi della Planetary Health – raccogliendo evidenze scientifiche, ambientali e socioculturali fondamentali – il prossimo decennio sarà dedicato a disgregare il sistema che ne impedisce lo sviluppo

Articolo a cura di Lucia Giannini, coordinatrice della sezione Clima e Salute di Italian Climate Network

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