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SUPER EL NIÑO E CRISI CLIMATICA: COMPRENDERE IL FENOMENO PER COSTRUIRE RESILIENZA

A partire dalla fine del 1500, nell’Oceano Pacifico tropicale gli scienziati hanno registrato un fenomeno oceanografico e climatico che si sussegue secondo ampi intervalli temporali, è caratterizzato da temperature oceaniche insolitamente elevate e ha una forza in grado di propagarsi attraverso i continenti.  Questo fenomeno è noto come El Niño, che in spagnolo significa letteralmente “il bambino” e si riferisce al nome attribuito dai pescatori peruviani, i quali notarono un insolito aumento delle temperature delle acque del Pacifico che tendevano a intensificarsi verso la fine del medesimo anno; per questo motivo gli attribuirono il nome di El Niño de Navidad. Tipicamente, El Niño raggiunge il picco tra novembre e gennaio, ma può iniziare anche molto prima.
Il termine “super El Niño”, invece, indica una versione particolarmente intensa del fenomeno e non deriva da una classificazione ufficiale di alcuna organizzazione scientifica. Come riporta The Guardian, con un “super El Niño” “il riscaldamento della temperatura superficiale del mare supera i 2°C rispetto alla norma”.

Come funziona El Niño? 

In condizioni normali, gli alisei spingono le acque calde superficiali verso ovest lungo il Pacifico, dal Sud America verso l’Asia. Durante un evento di El Niño, questi venti si indeboliscono, permettendo alle acque calde di spostarsi verso est e riducendo la risalita di acque fredde lungo le coste del Sud America. Questo cambiamento può sembrare minimo, ma le sue conseguenze sono tutt’altro che trascurabili. Gli eventi di El Niño si verificano ogni due-sette anni e durano generalmente circa un anno, influenzando precipitazioni e temperature a livello globale.

Fonte: El Niño, Britannica

Per monitorare e prevedere questo tipo di fenomeno, gli scienziati utilizzano una combinazione di osservazioni satellitari, boe oceaniche e modelli climatici complessi. “Dall’inizio di aprile, 13 diversi gruppi di modellizzazione hanno pubblicato stime sull’intensità futura dell’El Niño almeno fino a settembre”, conferma un articolo di Carbon Brief. Le previsioni più recenti, basate su centinaia di simulazioni, indicano un’elevata probabilità che le condizioni di El Niño si sviluppino e persistano nel corso dell’anno. Se questo evolverà in un evento particolarmente intenso, sarà più chiaro entro l’inizio dell’autunno.

In questi casi, il tempismo è cruciale. Con l’aumento delle temperature globali dovuto ai cambiamenti climatici di origine antropica, anche la variabilità del clima si manifesta su una scala più calda. Ciò significa che un super El Niño potrebbe temporaneamente spingere le temperature globali verso nuovi record, aumentando la probabilità di superare la soglia di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, anche se per un periodo limitato. 

Cosa significa questo in pratica? 

Un super El Niño può agire come un moltiplicatore degli eventi estremi. Le variazioni della corrente a getto possono deviare le traiettorie delle tempeste, portando piogge intense in alcune regioni e siccità prolungate in altre. Parti del sud-est asiatico e dell’Australia tendono a diventare più aride, mentre i Paesi lungo la costa occidentale del Sud America possono subire gravi inondazioni. Anche le condizioni oceaniche cambiano drasticamente. Il riscaldamento delle acque superficiali riduce la risalita di nutrienti essenziali per gli ecosistemi marini, causando un calo delle popolazioni ittiche e effetti a catena lungo la catena alimentare. Le conseguenze possono essere significative. Ad esempio, uno studio del 2006 pubblicato su Biological Conservation ha rilevato un drastico calo della popolazione di pinguini nelle Isole Galápagos a seguito di due forti eventi di El Niño negli anni ’80 e ’90, dovuto alla scarsità di risorse alimentari. Sulla terraferma, gli impatti si estendono all’agricoltura, alle risorse idriche e alla salute pubblica. Le rese agricole possono diminuire a causa di ondate di calore, siccità o inondazioni. In alcune regioni già vulnerabili possono verificarsi carenze idriche, mentre altre devono affrontare danni causati da eventi meteorologici estremi.

Questi cambiamenti non sono isolati. Attraverso le cosiddette teleconnessioni atmosferiche, le perturbazioni nel Pacifico possono influenzare i modelli meteorologici in Africa, nelle Americhe e oltre. In questo senso, El Niño ci ricorda un concetto cruciale: il sistema climatico terrestre è profondamente interconnesso. Anche se gli scienziati stanno ancora studiando come i cambiamenti climatici influenzeranno la frequenza degli eventi estremi del Niño, esiste un crescente consenso sul fatto che i loro impatti siano destinati a intensificarsi. Oceani più caldi e condizioni atmosferiche alterate creano un contesto in cui la variabilità meteorologica può produrre effetti più marcati.

Per le comunità di tutto il mondo, questo rende la preparazione essenziale. Sistemi di allerta precoce, pianificazione informata dal clima e infrastrutture resilienti possono contribuire a ridurre la vulnerabilità a inondazioni, siccità e ondate di calore che spesso accompagnano eventi di El Niño particolarmente intensi.

In definitiva, un “super El Niño” può essere visto come più di un semplice fenomeno scientifico: è un segnale globale. Ci ricorda che cambiamenti in una parte del pianeta possono propagarsi attraverso sistemi complessi, influenzando vite e mezzi di sussistenza a migliaia di chilometri di distanza. Comprendere e anticipare questi fenomeni è un passo fondamentale per costruire resilienza in un clima sempre più imprevedibile.

Articolo a cura di Silvia Petrignano, volontaria Italian Climate Network

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