06
Giu

SB52: verso la seconda settimana, serve superare l’impasse sull’ambizione

di Jacopo Bencini, Policy Advisor

Questo articolo fa parte del Bollettino ICN dai Negoziati Intermedi 2021 (UNFCCC SB52)
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(foto: IISD)

La prima settimana di giugno 2021 ha visto il ritorno, dopo un anno e mezzo di stop, dei negoziati sul clima. Si tratta di insoliti negoziati intermedi, interamente online e della durata di tre settimane rispetto alle classiche due, per permettere a tutti i paesi di partecipare su diversi fusi orari. Sebbene fosse stabilito sin dall’inizio che questi intermedi non avrebbero portato a decisioni di sorta, rimandate ai prossimi incontri in presenza a Milano e poi a Glasgow per COP26, i temi più spinosi sono subito tornati al centro del dibattito.

Oltre alle molte sessioni negoziali e informative sui più svariati temi legati all’Accordo di Parigi (puntualmente seguite dal team di Italian Climate Network con articoli e approfondimenti specifici) si è da subito capito che la discussione politica si sarebbe scaldata sui temi messi a suo tempo “in pausa” a Madrid e per i quali ancora non si trova una sintesi verso COP26 ed una piena implementazione dell’Accordo: l’attuazione delle misure previste dall’articolo 6 dell’Accordo stesso relative alle forme di cooperazione tra paesi su mitigazione ed adattamento, la trasparenza nella reportistica, l’allineamento temporale dei contributi nazionali, la finanza climatica.

La discussione sull’attuazione dell’articolo 6 si è dimostrata per l’ennesima volta divisiva ed a tratti controversa. Nelle varie sessioni informali che si sono susseguite nella settimana si è visto un riacuirsi di posizioni ormai solide da anni rispetto al lavoro sui vari paragrafi (e relative sotto-misure) dell’articolo, con particolare riferimento al significato di ambizione, alla costituzione di strumenti e meccanismi ad hoc, all’implementazione di approcci non di mercato.

Ambizione è un termine ormai forse inflazionato tra gli addetti ai lavori dei negoziati e delle politiche climatiche. Quando si entra nel dettaglio della discussione, tuttavia, si nota come esso possa venire usato strumentalmente dai diversi paesi secondo le necessità e l’interesse nazionale. Nel caso dell’articolo 6, che nel testo dell’Accordo di Parigi fa esplicito riferimento ad azioni sia di mitigazione (prevalentemente) che di adattamento, si è visto come i paesi in via di sviluppo e quelli più legati economicamente al commercio di fonti fossili abbiano sottolineato, anche stavolta, l’importanza di uno sviluppo armonico dei vari paragrafi dell’articolo 6, non insistendo solo sulla cooperazione sulla mitigazione bensì tenendo conto delle necessità di molti in termini di adattamento ma anche competenze e bisogni finanziari. La definizione stessa di ambizione è stata quindi messa in dubbio, più o meno strumentalmente, da numerosi delegati fino al gruppo dei paesi arabi che ha chiesto se debbano, possano esistere diverse definizioni basate sul principio di responsabilità comuni ma diversificate, viste le capacità finanziarie e scientifiche di ognuno. In risposta i delegati dei piccoli stati insulari, pur ovviamente attenti alle questioni di adattamento e relative all’articolo 6, hanno nuovamente fatto appello alla buona volontà di tutti verso una rapida riduzione delle emissioni, con o senza un’implementazione corale dell’articolo 6. Articolo 6 e sua interpretazione globale peraltro rimessa integralmente in discussione dal delegato della Bolivia, che ha segnalato come nel linguaggio UNFCCC si faccia ormai riferimento all’articolo 6 dell’Accordo come a “meccanismi di mercato” o “mercati di carbonio” quando invece il termine “mercato” non compaia in alcun punto del testo originale, volutamente per insistere su cooperazione volontaria tra organismi governativi e, al limite, a meccanismi non di mercato (articolo 6.8). Non ultimo, in una successiva seduta (4 giugno) sulla possibilità di portare nell’Accordo di Parigi e, nello specifico, sotto l’articolo 6.4 (nuovo meccanismo per cooperazione sulla mitigazione) elementi del preesistente Clean Development Mechanism (CDM) nato sotto il Protocollo di Kyoto, le parti si sono nuovamente confrontate da posizioni molto diverse in merito ai tempi ed alle modalità di questa transizione, con paesi totalmente contrari alla transizione stessa dei precedenti strumenti. Una discussione che difficilmente verrà portata a sintesi nei prossimi giorni ma che necessita la massima attenzione.

La prima settimana di negoziati si conclude con una piena ripartenza del dibattito negoziale e pochi passi avanti. Non aiuta il formato online: alcuni paesi hanno infatti manifestato la propria indisponibilità non solo a partecipare a sessioni informali che potrebbero venire registrate integralmente dagli osservatori, ma anche a partecipare a sessioni “informal-informal” spesso suggerite dai facilitatori, sessioni che solitamente vediamo avvenire nei corridoi delle COP ma che in questo contesto dovrebbero essere organizzate in stanze virtuali online su differenti fusi orari. Questo disagio nella partecipazione, strumentale o meno che sia, porta alcuni paesi a rallentare processi che, anche se non tesi a portare subito ad una decisione, potrebbero invece facilitare molto il dialogo verso COP26.

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