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19
Mag

Bonn, ai negoziati focus su finanza e perdite non-economiche

di Francesco Capezzuoli, Gabriele Motta e Rachele Rizzo

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Finanza a lungo termine

Durante il corso della terza giornata di negoziazione si è tenuto un seminario sui finanziamenti climatici di lungo termine legati all’adattamento. I lavori sono stati avviati dalla Segretaria Esecutiva dell’UNFCCC Christiana Figueres, la quale ha sottolineato come la finanza svolgerà un ruolo chiave rispetto al passato grazie all’accordo di Parigi, soprattutto per quanto riguarda le misure di adattamento. Sono tre i punti chiave sottolineati dalla Segretaria:

1- Il fondo annuo da 100 miliardi di dollari per il clima non è un limite, ma una base rispetto alla dimensione che gli investimenti per il clima avranno nei prossimi anni;

2- E’ necessario superare la rigida distinzione tra fondi pubblici e privati vista la composizione mista della maggior parte degli investimenti;

3- Serve cooperazione tra il mondo della finanza, il quale avrà un ruolo rilevante in questo processo, e il mondo “climatico”.

Barbara Buchner di Climate Policy Initiative ha sottolineato come al momento siano 25 i miliardi destinati alla finanza per l’adattamento, principalmente per progetti sulle risorse idriche. La maggior parte del lavoro servirà ad abbattere le barriere agli investimenti privati, a creare competenze nei Paesi in via di sviluppo affinché possano elaborare le richieste in modo adeguato alle proprie necessità e a raggiungere una massa critica di investimenti. Per raggiungere un solido risultato e aumentare la resilienza climatica è importante che i Paesi migliorino il quadro normativo per creare incentivi all’investimento ed assicurare che le informazioni sui rischi siano disponibili per consentire adeguate decisioni di investimento. Per evitare una duplicazione degli sforzi è importante inoltre che ci siano sinergie tra gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile per il 2030 e i Contributi Nazionali Volontari (INDC), così come strumenti per valutare l’efficacia degli investimenti in questo settore.

Perdite non-economiche

Un altro tema discusso nella giornata di ieri riguarda le perdite di natura non economica (Non-Economic Losses o NELs) dovute ai cambiamenti climatici. L’evento è stato organizzato dal Comitato Esecutivo del Warsaw International Mechanism (WIM) che ha istituito alla COP19 il principio operativo del Loss & Damage (perdite e danni associati ai cambiamenti climatici), il quale include anche azioni sulle NELs.

L’assenza di un prezzo di mercato per le perdite di natura non economica rende la valutazione di queste perdite molto complessa, tuttavia il loro impatto sul benessere è rilevante. Il valore delle NELs è difficilmente stimabile in quanto dipendente dal contesto (ad esempio, la perdita di un ghiacciaio avrà valore diverso per una persona che abita in città e una comunità locale per la quale i ghiacciai hanno rappresentato un riferimento culturale per generazioni), ma anche perché non esiste un’unità comune per misurare il valore dei diversi aspetti.

Le tre principali sfide future su questo tema possono essere sintetizzate in tre punti:

  • Identificare metodi di misurazione comuni, soprattutto per le perdite immateriali (ad esempio sicurezza, identità, dignità, coesione sociale);
  • La valutazione e integrazione di questi aspetti nei processi decisionali preventivi,
  • Lo studio di risposte adeguate alle perdite già verificatesi.

In seguito a questi interventi hanno poi preso la parola esponenti di organizzazioni internazionali per illustrare esempi pratici sul campo. Sono stati presentati i progetti di adattamento basati sull’ecosistema delle Isole Marshall e delle isole del Pacifico, le quali stanno subendo un quadruplo effetto dei cambiamenti climatici: aumenti della temperatura e del livello del mare, desertificazione e esaurimento delle risorse idriche. In seguito l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato l’importanza di investire in prevenzione primaria, alla luce dei recenti dati secondo i quali si stima che i decessi dovuti al cambiamento climatico aumenteranno in maniera esponenziale al 2030. L’esperto del gruppo dei Paesi Meno Sviluppati (LDCs) ha asserito che hanno già incluso nelle loro valutazioni, oltre alle statistiche economiche, anche altri aspetti inclusi da altri portatori di interesse. Infine, l’International Alliance of Indigenous and Tribal Peoples of the Tropical Forests ha affermato che le NELs colpiscono la loro identità culturale e gli spazi dove possono praticarla e trasmetterla ai propri discendenti, limitando la loro capacità di aumentare la consapevolezza riguardo la tutela della salute. I paesi e l’UNFCCC devono comprendere la complessità della questione e supportare le popolazioni indigene con iniziative sul campo e lo stanziamento di fondi.

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