MITIGATION WORK PROGRAMME: GLI STATI INSULARI CHIEDONO PIÙ AMBIZIONE CONTRO LA CRISI CLIMATICA
- Appello urgente alla mitigazione: gli Stati Insulari ricordano che il MWP deve servire ad aumentare l’ambizione climatica in questo decennio cruciale, denunciando la mancanza di progressi concreti verso l’eliminazione dei combustibili fossili e il raggiungimento del net zero.
- Ostacoli politici nei negoziati: Cina e Arabia Saudita guidano un blocco di Paesi che limita le discussioni sul futuro del programma, sostenendo che la sua estensione oltre il 2026 non possa essere decisa prima della COP31.
- Luci e ombre nella nuova bozza: Il testo riconosce l’importanza della scienza, dell’obiettivo 1,5°C, delle foreste e dell’economia circolare, ma resta privo di impegni vincolanti.
A COP30 gli Stati Insulari hanno iniziato a scaldare la discussione sul Mitigation Work Programme, con Vanuatu che ha ricordato agli altri Paesi in sala che stiamo vivendo una crisi climatica e che è necessario lasciare questa COP con un forte impegno sulla mitigazione. Inoltre, Tuvalu ha ricordato che il Mitigation Work Programme (MWP) è stato istituito per aumentare l’ambizione in materia di mitigazione in questo decennio cruciale, ma che l’attuale MWP non ha raggiunto nessuno di questi obiettivi.
Per tre giorni abbiamo osservato una discussione vuota sulle buone pratiche, ma senza sostanziali menzioni al phase-out dai combustibili fossili, al picco delle emissioni o al net-zero.
Le discussioni si sono aperte a inizio settimana su tre domande suggerite dai co-facilitatori per guidare la discussione:
- Quali miglioramenti concreti sono previsti per il MWP, e quale ruolo dovrebbe giocare la nuova piattaforma digitale?
- Quali risultati chiave dovrebbero emergere dal quinto e dal sesto dialogo globale, e in che modo dovrebbero essere presentati o contestualizzati?
- In che modo dovrebbe proseguire il programma di lavoro sulla mitigazione?
La Cina ha da subito ribadito che la risposta alla prima domanda era stata decisa a Bonn, mentre le altre due domande non erano state definite a giugno nei negoziati intermedi e, quindi, non c’è un mandato politico per negoziare a Belém, soprattutto sul futuro del Mitigation Work Programme.
Nella sala negoziale, un blocco di Paesi guidati da Cina e Arabia Saudita ha continuato a ostacolare le discussioni sul proseguimento del MWP nei prossimi anni, ricordando che l’attuale mandato dura fino al 2026 e la decisione se continuare a tenere in vita il programma deve essere presa a COP31.
Giovedì mattina i co-facilitatori hanno pubblicato una nota informale che servirà da base di discussione per le prossime sessioni. Ci sono sia buone che cattive notizie.
Tra le buone notizie ci sono le menzioni nel testo all’1,5°C, alla scienza, alla deforestazione, ai Popoli Indigeni e all’economia circolare.
Nel testo, infatti:
- viene riaffermato l’obiettivo di temperatura dell’Accordo di Parigi;
- viene menzionato l’1.5°C e si riconosce la necessità di un’azione urgente e di un sostegno (economico) adeguato per mantenere l’obiettivo di 1,5 °C e affrontare la crisi climatica in questo decennio cruciale;
- si riafferma l’importanza della scienza;
- si richiamano il principio di equità e il principio delle responsabilità comuni, ma differenziate (CBDR) tenendo conto delle diverse circostanze nazionali;
- si menzionano i temi delle foreste, l’economia circolare e la gestione dei rifiuti;
- si ricorda il ruolo chiave delle popolazioni indigene come custodi delle foreste;
- si ricorda l’importanza di approcci integrati per rafforzare le sinergie con e tra mitigazione, adattamento, conservazione della biodiversità e sviluppo sostenibile
- si ribadisce la necessità di fermare e invertire la deforestazione e il degrado forestale entro il 2030, affrontando anche temi correlati di eradicazione della povertà, dello sviluppo sostenibile e della sicurezza alimentare;
- si ribadisce la necessità di integrare l’economia circolare nelle catene del valore attraverso i vari settori.
Passiamo ai punti meno positivi.
Il Mitigation Work Programme dovrebbe avere un ruolo cruciale nel definire impegni concreti per ridurre le emissioni tramite gli NDC e verso i prossimi. Per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C serve ridurre le emissioni globali del 43% entro il 2030 rispetto al livello del 2019, arrivando poi a tagliarle del 60% entro il 2035 e a raggiungere il net zero, le emissioni nette zero, entro il 2050. Purtroppo a oggi nel gruppo di lavoro manca una definizione di impegni concreti per ridurre le emissioni ai ritmi sopra indicati.
Nel testo circolato si parla, però, anche di possibili aree di miglioramento del Mitigation Work Programme, tra cui:
- la necessità di rafforzare l’accesso ai finanziamenti;
- una maggiore collaborazione con il Meccanismo Finanziario;
- la necessità di invitare un numero maggiore di banche multilaterali di sviluppo, istituzioni finanziarie e soggetti del settore privato a partecipare.
L’anno scorso a COP29 i Paesi in via di sviluppo avevano bloccato i negoziati sulla mitigazione, evidenziando che il dibattito si stava concentrando sulle richieste dei Paesi più ricchi di intensificare i loro sforzi sul taglio delle emissioni, ma senza un accordo solido sulla finanza non erano disposti a mandare avanti le negoziazioni sulla mitigazione, collegando profondamente i due temi a livello politico.
Rispetto alla continuazione del Mitigation Work Programme, nel testo si ricorda che l’attuazione del programma di lavoro continuerà fino a COP31, con l’obiettivo di prendere in Australia o in Turchia, cioè tra un anno, una decisione sulla prosecuzione dello stesso.
Come ha ricordato il delegato di Vanuatu, il Mitigation Work Programme dovrebbe essere strumento per riflettere la scienza, rispettare l’equità e salvare vite umane, proponendo soluzioni concrete volte ad aumentare l’ambizione in materia di mitigazione. Sarebbe quindi davvero un segnale negativo, per l’ambizione in materia di mitigazione, se il programma venisse chiuso nei prossimi dodici mesi.
I negoziati di giovedì pomeriggio sono stati aggiornati a una nuova sessione da tenersi in serata, probabilmente attorno all’una di notte ora italiana. Vi aggiorneremo in merito nel prossimo Bollettino COP.
Articolo a cura di Margherita Barbieri, delegata di Italian Climate Network alla COP30.
Immagine di copertina: © UN Climate Change – Zô Guimarães
