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Nov

GLOBAL STOCKTAKE 2, TRA MINACCIA “NO TEXT” E SCONTRO SULLA SCIENZA

  • A COP29 non era stata adottata alcuna decisione sulle modalità del Global Stocktake: il negoziato si era  chiuso con una nota informale e un testo compilativo, ma senza accordo finale.
  • Dai Negoziati Intermedi di Bonn a giugno (SB62) è stata trasmessa a COP30 una versione compilativa che raccoglie tutte le opzioni ancora tra parentesi.
  • Senza una decisione a Belém, il secondo ciclo del Global Stocktake rischia di attivarsi in ritardo e comprometterne la riuscita.

Il tavolo sulle modalità procedurali e logistiche del secondo ciclo del Global Stocktake (GST2) arriva a COP30 in condizioni insolite per un processo di questo peso. Alla COP29 di Baku, infatti, le Parti non erano riuscite ad adottare alcuna decisione sulle modalità del GST2. Non si è trattato di un’assenza di testo, ma di un’assenza di esito politico: il lavoro si era chiuso con una nota informale ricca di opzioni alternative tra parentesi, che non avevano trovato convergenza in una decisione formale.

L’intero tema è stato quindi rimandato al 2025: un rinvio pesante per uno dei pilastri dell’Accordo di Parigi, anche se non inedito nella storia dei negoziati sul clima.

Ai Negoziati Intermedi SB62 di Bonn, tenutasi a giugno, i co-facilitatori erano riusciti a trasformare mesi di discussioni in una versione più strutturata. Il testo ha raccolto opzioni, alternative e parentesi provenienti da tutte le posizioni in campo. Non un compromesso, ma una base su cui ricominciare a lavorare.

È questa la versione da cui le Parti hanno ripreso i negoziati a Belém, ma il vero nodo è il tempo. Se il secondo ciclo del GST dovesse seguire anche solo in parte la struttura del primo, il processo dovrebbe attivarsi già nel 2026 e arrivarci senza modalità aggiornate significherebbe comprimere tutte le fasi, sacrificando proprio la parte che, nel primo Global Stocktake, è risultata più fragile: la preparazione della decisione politica finale.

La minaccia della “no text option”: un ritorno al pre-GST1

Tra le questioni più dirompenti discusse a Belém emerge la cosiddetta no text option, proposta dall’India e sostenuta da alcuni Paesi del gruppo Like-Minded Developing Countries (LMDC).

L’idea è semplice nella forma, ma radicale nelle conseguenze: chiudere l’agenda senza una nuova decisione, affermando che le Parti continueranno ad applicare per le metodologie del Global Stocktake la decisione esistente, cioè la 19/CMA.1 (Katowice, 2018), adottata per il primo.

L’effetto sarebbe quello di congelare il processo utilizzando regole concepite prima di aver completato un ciclo reale. 

Quando fu adottata 19/CMA.1, il Global Stocktake era ancora un processo “teorico”: nessuna Parte aveva ancora sperimentato un ciclo completo, non esistevano dati reali su come le fasi si intrecciassero, né sulle esigenze operative che sarebbero emerse.

Dopo il GST1 (2018–2023), invece, sono diventati chiari alcuni elementi strutturali indispensabili, completamente assenti nel testo del 2018.

Questi punti, sollevati in sala negli ultimi due anni, sono cinque:

  1. Evitare la sovrapposizione tra fasi tecnica e politica

Il GST si articola in due momenti distinti:

  • Technical Assessment (TA) — la fase di analisi basata sui Dialoghi tecnici, che produce informazioni fattuali sull’azione climatica globale;
  • Consideration of Outputs (CoO) — la fase politica conclusiva, durante la quale le Parti trasformano le evidenze tecniche in una decisione negoziata.

Nel GST1 queste due fasi non si sono formalmente sovrapposte, ma la transizione è stata percepita come eccessivamente compressa. L’ultimo ciclo di dialoghi tecnici si è concluso a giugno 2023 (SB58 a Bonn), circa cinque mesi prima della COP28. Le sintesi tecniche e gli altri materiali chiave sono arrivati tardi e la fase politica è partita quasi subito, a Dubai, con poco tempo per digerire e metabolizzare i risultati.

Molti Paesi hanno definito questo modello “troppo compresso” e “insostenibile” sul piano operativo.

  1. Garantire tempo adeguato alla parte politica (la Consideration of Outputs)

La CoO è la fase in cui la CMA decide:

  • quali messaggi chiave trarre dal lavoro scientifico;
  • cosa chiedere ai Governi nella revisione dei loro NDC;
  • quali orientamenti dare al sistema multilaterale.

Nel GST1 questa fase è durata meno di due settimane, all’interno della COP28, ed è stata considerata troppo breve per un processo di tale peso e 19/CMA.1 non dà alcuna indicazione su come garantire uno spazio politico più ampio e strutturato per questa componente.

  1. Gestire i nuovi mandati creati negli anni successivi

La decisione del 2018 rifletteva un GST ancora limitato a mitigazione, adattamento e mezzi di attuazione, senza tenere conto degli sviluppi istituzionali successivi. Dopo il GST1, però, molte Parti hanno evidenziato aree tematiche allora non previste, in particolare Perdite e Danni (Loss and Damage), divenuto parte sostanziale della discussione. Inoltre, l’adattamento nel primo ciclo è stato valutato senza un quadro comune: il Global Goal on Adaptation (GGA) non era ancora stato reso operativo. Oggi, invece, il lavoro in corso a COP30 dovrebbe produrre indicatori e metriche che dovranno alimentare il GST2 e permettere un quadro completo e quantitativo di un tema che per anni è stato difficile da definire, a causa della sua natura locale e non globale. Nulla di tutto ciò è contemplato da 19/CMA.1, che non fornisce strumenti per integrare questi nuovi mandati nel prossimo ciclo.

  1. Integrare la scienza dell’IPCC nel ciclo Assessment Report 7

Il ciclo AR7 dell’IPCC sta assumendo una configurazione più distribuita nel tempo e nei prodotti rispetto al passato: prevede, oltre ai tre Rapporti dei Working Group e al Synthesis Report, diversi rapporti speciali programmati (ad esempio su Città e cambiamento climatico, sui Short-lived Climate Forcers, su Carbon Dioxide Removal (CDR)/Carbon Capture Utilisation and Storage (CCUS)), con uscite previste tra il 2026 e il 2027. Inoltre, il Synthesis Report è atteso solo intorno al 2029, mentre il GST2 dovrebbe concludersi nel 2028.

Il risultato è che il calendario scientifico e quello politico non sono automaticamente sincronizzati: il GST2 non potrà contare sul Synthesis Report AR7, ma dovrà decidere come utilizzare in modo efficace una serie di prodotti IPCC in arrivo in momenti diversi.

  1. Prevedere eventuali eventi intermedi tra sessioni

Dopo il GST1 sono emerse richieste di consultazioni tecniche aggiuntive con l’IPCC e altri organismi scientifici, ma senza una cornice chiara.

Per il GST2 molti Paesi chiedono di istituire formalmente eventi inter-sessionali, per:

  • evitare sovraccarichi durante la COP;
  • analizzare materiali tecnici in anticipo;
  • migliorare la trasparenza e l’inclusività, soprattutto per Delegazioni con meno capacità.

In sintesi: limitarsi a riapplicare 19/CMA.1 nel 2025 senza alcun aggiornamento significherebbe non incorporare molte delle lezioni più importanti emerse dal primo Global Stocktake.

Perché chiudere a COP30 è necessario

Il calendario del Global Stocktake non lascia molto margine.
Se il GST2 deve attivarsi nel 2026, le modalità devono essere adottate ora. Un rinvio oltre COP30 significherebbe ripetere le criticità del GST1, ma con un calendario ancora più stretto, una mole di dati scientifici ancora più ampia e un contesto politico più complesso. Questo è un rischio che non possiamo correre in questa decade così critica.

Chiudere il tavolo a Belém non è, quindi, solo una questione procedurale, è la condizione per evitare che il secondo Global Stocktake, uno dei processi più importanti dell’Accordo di Parigi, nasca con le stesse fragilità del primo, ma con ancora meno tempo a disposizione per correggerle.

Articolo a cura di Anna Pelicci, capa delegazione di Italian Climate Network

Immagine di copertina: foto di Anna Pelicci

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