A COP30 IL CONFRONTO TRA PRESIDENZA E OBSERVER
Venerdì nell’incontro tra la Presidenza della COP30 e gli observer – le organizzazioni non governative ammesse come osservatori del processo multilaterale relativo ai negoziati sul clima – si è accennato, forse sottovoce ma non troppo, che si sta lavorando per un consensus su tutti i temi sul “tavolo” di COP30. O almeno questa è la speranza, filtrata dalle parole in chiusura dell’assemblea di Ana Toni, Segretaria Nazionale per l’Ambiente e i cambiamenti climatici del Brasile, nonché Ceo della COP di Belém.
Le Conferenze delle Parti sono i più grandi raduni dell’ONU e stanno diventando un luogo dove alcuni temi vengono ascoltati per la prima volta, ha sottolineato. “Questi processi non sono perfetti: ci sono problemi, ma stiamo costruendo insieme”.
Toni ha spiegato che si sta prendendo in considerazione “lo spazio dentro e fuori le COP”, essendoci bisogno di entrambi: “bisogna progredire nella lotta contro i cambiamenti climatici nei negoziati, nell’agenda d’azione, fuori”, dove “le persone sentono il bisogno di progressi più rapidi”.
La Segretaria nazionale brasiliana ha sottolineato che “la partecipazione non è perfetta, ma il fallimento di questi spazi renderebbe molto felici alcuni attori che non credono nella scienza o nel dialogo con la società civile”. A proposito delle organizzazioni non governative, Ana Toni ha sottolineato di contare “sulle constituencies per valorizzare lo spazio e lavorare all’interno (dei negoziati, ndr), assicurandoci che anche le voci esterne vengano ascoltate”. Ha affermato inoltre che la presenza degli observer “allarga la partecipazione” e si è detta felice “che i negoziati con i fratelli e sorelle indigeni siano continuati”.“Aiutateci a far avanzare gli argomenti importanti che stiamo dibattendo”, ha chiesto loro
In chiusura, l’affermazione forse più importante: “Global Goal on Adaptation e Global Stocktake li abbiamo portati come temi chiave su cui avanzare, insieme a Gender Action Plan, trasferimento tecnologico, mitigazione”. Toni ha aggiunto di essere consapevole che “tutti i documenti sono importanti, anche se non perfetti”, e che “c’è possibilità di ottenere un buon consenso” su tutti i temi.
Le Autorità Locali e Governi Municipali (LGMA) hanno accolto con favore gli sforzi per mettere i governi subnazionali e locali al centro dell’agenda, nel passaggio alla fase di implementazione. “Alla COP30 dobbiamo colmare il divario tra azione nazionale e subnazionale”, hanno sottolineato i rappresentanti, specificando che spesso sono le autorità locali o subnazionali che devono concretizzare gli obiettivi climatici.
Il presidente di COP30, André Corrêa do Lago, ha raccontato della manifestazione pacifica dei Munduruku, un gruppo etnico brasiliano, all’esterno della sede COP: “con la Ministra Marina Silva e Sônia Guajajara, Ministra dei Popoli Indigeni del Brasile, ci siamo uniti e abbiamo avuto un dialogo aperto”.

Foto di Hermes Caruzo/COP30
La comunità indigena ha espresso preoccupazione per il rischio che la COP30 potesse prendere decisioni che avrebbero un impatto negativo sulle loro vite. “Abbiamo spiegato che stiamo lavorando per la transizione giusta, e che vogliamo integrare i popoli indigeni nei documenti dando loro la possibilità di influenzare i negoziati”. “Il Brasile vuole che questa sia la COP più inclusiva possibile – ha ribadito do lago -, vogliamo far sentire loro che possono partecipare”. Ana Toni ha aggiunto di aver avuto un incontro con il caucus indigeno, cercando di rafforzare il dialogo.
Sindacati di TUNGO con le organizzazioni della società civile hanno promosso il Belém Action Mechanism, chiedendo garanzie sul fatto che l’UNFCCC, insieme ai governi e le altre organizzazioni ONU, segua le politiche di transizione giusta. “I lavoratori meritano uno spazio qui, per seguire le politiche climatiche che li influenzeranno”.
Gli agricoltori, “coerentemente con l’Accordo di Parigi”, hanno chiesto di “salvaguardare la sicurezza alimentare” e di essere riconosciuti nelle cover decision di COP30, contrariamente alle precedenti decisioni conclusive.
Gli ambientalisti di ENGO e gli attivisti di Demand Climate Justice hanno sottolineato il carattere storico della COP in Amazzonia, “cuore dei popoli indigeni e altre organizzazioni che si organizzano per la giustizia climatica e sociale. Stiamo con il loro diritto di protestare in tutte le forme”. Inoltre hanno rivendicato di organizzarsi ”fuori, perché dentro non producono risultati”, e denunciato la presenza di “1600 lobbisti dei combustibili fossili che spingono estrazione e false soluzioni”.I Giovani di YOUNGO hanno accolto “con favore la priorità all’adattamento e alla transizione giusta”, ricordando che bisogna “mantenere l’ambizione” e che “il Global Stocktake deve essere finalizzato e le modalità devono essere inclusive”. Hanno chiesto che l’allontanamento dai combustibili fossili sia un processo inclusivo e che garantisca la protezione dei diritti, inclusi quelli di donne e giovani.
Articolo a cura di Paolo Della Ventura, coordinatore della sezione Clima e Advocacy di Italian Climate Network.
Immagine di copertina: UN Climate Change – Zô Guimarães
