08
Giu

Bonn, negoziati sul clima col freno a mano

 

Dai passi avanti di Durban allo stallo di Bonn. La diplomazia internazionale è in cerca di un nuovo accordo che superi il Protocollo di Kyoto. E ora gli occhi di tutti su Rio+20, prossimo atteso appuntamento verso uno sviluppo sostenibile. 

“Sei mesi fa, molti delegati lasciarono la conferenza delle Nazioni Unite di Durban crogiolandosi nella sensazione di un caloroso successo, impregnato con il contagioso spirito dell’Ubuntu, dell’unità e dell’interconnessione”, riporta l’International Institute for Sustainable Development nella sua analisi delle negoziazioni sul clima di Bonn concluse la settimana scorsa. Di questo spirito sembra che non sia rimasto più niente pochi mesi dopo, a Bonn: “le Parti hanno tentato di demistificare quello che è stato deciso durante le ultime, frenetiche ore della Cop 17 (Diciassettesima Conferenza delle Parti, i negoziati annuali sul clima dell’Unfccc). I negoziati del 2012 sono partiti con un avvio infausto e la conferenza sul clima di Bonn è stata guastata da sfiducia e atteggiamenti “sfrenati”. L’incontro è stato quasi paralizzato da prolungate trattative sulle procedure, che alcuni hanno descritto “senza precedenti.” 

Cos’è successo quindi per trasformare negoziazioni considerate ormai avviate su una via di concordia e unità di intendi, in una nuova possibilità di stallo? È dal 1995 (COP1 a Berlino) che ogni anno gli Stati si riuniscono in una Conferenza delle Parti dell’Unfccc, l’organismo delle Nazioni Unite nato con il compito di stabilizzare le emissioni di CO2 e altri gas serra a un livello tale da impedire danni consistenti per la società umana; nel 1997 i negoziati sul clima avevano portato all’elaborazione del testo del Protocollo di Kyoto, il primo trattato di natura vincolante che stabiliva azioni di riduzione delle emissioni di gas serra in capo ai Paesi Industrializzati. Il Protocollo di Kyoto scadrà però nel 2012, per cui si sta cercando adesso di raggiungere un nuovo trattato internazionale che non solo sostituisca il Protocollo, ma che vada anche a superarne i limiti.

A Durban si erano fatti dei progressi su alcuni punti, delle linee di massima che rappresentano il contenitore del nuovo accordo: in particolare si era stabilito che il Protocollo di Kyoto avrà una seconda fase e si dovrebbe raggiungere un trattato globale (senza però consenso sul valore legale) sul clima entro il 2015. Il contenuto, rappresentato dalle modalità di attuazione, dovrà quindi essere definito in seguito, con alcuni nodi fondamentali da sciogliere: come distribuire in maniera equa gli obblighi di riduzione delle emissione di gas serra, come aiutare i Paesi meno sviluppati nell’adattamento ai cambiamenti climatici in corso; come rendere vincolante il nuovo trattato. A Bonn si è cominciato a discutere delle modalità per arrivare a definire il contenuto dell’accordo; ma la strada che verrà scelta determinerà la direzione, e quindi il risultato.

Il prossimo appuntamento per le negoziazioni sul clima sarà a novembre a Doha, in Qatar; a giugno, ci sarà un altro appuntamento della diplomazia ambientale globale: la conferenza Rio+20, in cui si parlerà anche di taglio dei sussidi alle fonti fossiliPer continuare la discussione su questo, e sulle altre questioni della diplomazia ambientale, raggiungeteci stasera a Milano per un aperitivo.

Questo blog è stato pubblicato sul sito del Fatto Quotidiano il 5 giugno 2012

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