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Ott

COME STA ANDANDO LA COP17 SULLA BIODIVERSITÀ IN ARMENIA

Dal 19 al 30 ottobre 2026, Yerevan ospita la COP17 sulla biodiversità. L’appuntamento assume un rilievo cruciale: a quattro anni dal Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework (KMGBF) – che ha fissato i celebri target al 2030, tra cui la tutela del 30% del pianeta e il ripristino degli ecosistemi -, i Paesi affrontano la prima Global Review per fare il punto sui progressi effettivi, evidenziare i ritardi e calibrare le azioni necessarie per il rispetto degli impegni.

Durante la prima settimana di trattative sono emersi tre snodi principali:

  1. Il divario tra ambizione e attuazione: La Global Review sta mettendo a nudo l’inadeguatezza dei risultati nazionali rispetto agli obiettivi stabiliti nel 2022, ponendo a rischio la credibilità stessa del processo multilaterale.
  1. I nodi della finanza: Oltre alla necessità di raccogliere nuove risorse finanziarie, il dibattito si concentra sulla riforma dei sussidi dannosi per la biodiversità e sul facilitare l’accesso ai fondi per le nazioni a limitata capacità istituzionale.
  1. I limiti degli impegni facoltativi : La dipendenza da linee guida non vincolanti e dai richiami alle “circostanze nazionali” favorisce il consenso politico, ma rischia di svuotare le decisioni internazionali dal loro impatto concreto.

Lunedì 26 ottobre la seconda settimana di COP17 si è aperta con la conferenza stampa di aggiornamento sui lavori, alla presenza del Presidente della COP, Hambardzum Matevosyan, che ha evidenziato gli impegni finanziari arrivati finora, per un totale di 1,8 miliardi di dollari. Tra questi ci sono 500 milioni di dollari entro il 2030 promessi dalla Species Recovery Alliance per il recupero delle specie minacciate, e il Value Nature Fund di Fondaction e Triodos, che punta a raccogliere 300 milioni di euro da investire nel ripristino di terreni agricoli e foreste.

Sul fronte delle foreste, i Paesi Bassi hanno annunciato che investiranno fino a 500 milioni di dollari in dieci anni nel Tropical Forest Forever Facility (TFFF), il fondo promosso dal Brasile, portando il totale degli impegni a 7,8 miliardi. La rielezione di Lula alla presidenza brasiliana, al ballottaggio del 25 ottobre, potrebbe dare ulteriore slancio a questa iniziativa.

Il Presidente Matevosyan ha poi ricordato le 14 decisioni adottate nella prima settimana, tra cui quelle su biosicurezza, specie esotiche invasive, genere, educazione e scambio di informazioni, sottolineando l’impegno nel costruire una leadership politica capace di accelerare l’implementazione. È questo infatti l’obiettivo principale della Yerevan Pathway, che punta a tradurre i risultati della prima revisione globale dei progressi del KMGBF in soluzioni concrete e implementabili.

Cosa si è discusso durante la prima settimana di negoziati?

Nei primi giorni della COP17, i negoziati hanno fatto emergere con maggiore chiarezza le principali tensioni politiche che caratterizzano l’attuazione del KMGBF. Il quadro complessivo è quello di progressi nei diversi dossier tecnici (ad esempio sulle specie invasive e la biosicurezza), ma divergenze ancora significative sui temi politicamente più rilevanti: finanziamento della biodiversità, responsabilità dei Paesi sviluppati, revisione globale dei progressi, riforma degli incentivi dannosi, condivisione dei benefici delle risorse genetiche e integrazione della biodiversità nelle politiche economiche.

La questione fondamentale non è più se gli obiettivi approvati nel 2022 siano condivisi, ma come trasformarli in politiche vincolanti o comunque efficaci, finanziamenti adeguati e risultati misurabili entro il 2030.

Vediamo come sono andati i negoziati sui principali temi chiave, analizzati dalla delegazione di Italian Climate Network.

Finanziamento della biodiversità

La mobilitazione delle risorse finanziarie è probabilmente il tema più delicato emerso nella prima parte della COP17, ed è qui che abbiamo osservato le divisioni più profonde.I negoziati riguardano soprattutto tre questioni: l’ampliamento delle risorse dei Paesi finanziatori, il ruolo del Global Environment Facility (GEF) e del Global Biodiversity Framework Fund (GBFF), e la configurazione istituzionale del futuro meccanismo finanziario della Convenzione.

I Paesi sviluppati sostengono la necessità di ampliare il numero dei Paesi contributori, tenendo conto dei cambiamenti intervenuti nell’economia mondiale. L’attuale distinzione tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo deriva da un quadro istituzionale definito molti anni fa e, secondo questa posizione, non riflette pienamente le attuali capacità economiche.
Diversi Paesi in via di sviluppo ritengono invece che tale impostazione rischi di indebolire il principio delle responsabilità comuni ma differenziate e, soprattutto, gli obblighi dei Paesi sviluppati previsti dall’articolo 20 della CBD.

L’apertura della seconda settimana di lavori è stata comunque segnata da un passo avanti significativo, con l’annuncio di circa 500 milioni di dollari in nuovi impegni finanziari complessivi, focalizzati sul potenziamento delle risorse globali per l’ambiente.
Nello specifico, la mobilitazione internazionale si è concentrata su due pilastri principali: 400 milioni di dollari in più per il Global Environment Facility Trust Fund, che passa da circa 3,9 a quasi 4,4 miliardi di dollari per il periodo 2026-2030; 60 milioni di dollari, stanziati con risorse mirate da governi nazionali e subnazionali, per il Global Biodiversity Framework Fund.

Global Review 

Il rapporto State of Biodiversity Action evidenzia che, nonostante i progressi nella definizione di strategie e iniziative nazionali, il mondo non sta procedendo a un ritmo sufficiente per raggiungere gli obiettivi del 2030. Le lacune riguardano soprattutto il finanziamento della biodiversità, la riforma dei sussidi dannosi, l’integrazione della biodiversità nei settori produttivi e la transizione verso consumi sostenibili. 

Un punto particolarmente controverso riguarda la formulazione relativa alla riduzione o eliminazione progressiva degli incentivi dannosi per la biodiversità e al rafforzamento degli incentivi positivi. 

Fondo Cali e informazioni genetiche digitali

Un altro tema importante è come rendere operativo il Cali Fund, istituito alla COP16 per raccogliere e distribuire benefici derivanti dall’utilizzazione delle informazioni digitali sulle sequenze genetiche (Digital Sequence Information, DSI).
Il fondo rappresenta un potenziale cambiamento nel finanziamento internazionale della biodiversità, perché introduce un legame diretto tra l’utilizzazione commerciale delle informazioni genetiche e la condivisione dei benefici con le popolazioni indigene e comunità locali.
La sfida rimane ancora aperta sul trasformare un meccanismo formale in uno strumento capace di generare risorse significative, salvaguardando al tempo stesso l’accesso alla ricerca e i diritti dei Paesi e delle comunità da cui provengono le risorse genetiche.

Yerevan Pathway

Uno dei risultati più attesi della COP17 è l’adozione dello Yerevan Pathway, un percorso destinato ad accelerare l’attuazione del KMGBF entro il 2030. Elaborato sulla base della prima revisione globale dei progressi compiuti, il percorso individua cinque priorità: rafforzare gli impegni e le azioni nazionali, mobilitare maggiori risorse finanziarie e tecniche, integrare la biodiversità nelle politiche dei diversi settori economici, ampliare la partecipazione della società civile e migliorare i sistemi di monitoraggio e valutazione. Lo Yerevan Pathway dovrebbe quindi rappresentare il principale strumento politico attraverso il quale la COP17 intende rispondere ai ritardi nell’attuazione degli obiettivi globali.

Integrare la biodiversità nelle politiche economiche

Il biodiversity mainstreaming – l’integrazione della biodiversità nelle politiche e nelle decisioni dei diversi settori economici – ha registrato alcuni dei progressi più interessanti della settimana.
Giovedì 22 ottobre si è raggiunto un parziale accordo su un testo che riconosce la necessità di integrare la biodiversità nei processi decisionali di tutti i settori, tenendo conto delle circostanze nazionali. La parte più difficile sarà definire misure concrete capaci di modificare gli investimenti, i sussidi e le pratiche produttive.
Il risultato finale dipenderà quindi dalla capacità di tradurre questi principi in disposizioni operative e strumenti nazionali di attuazione.

Conservazione, ripristino e diritti delle comunità

Le discussioni sulla conservazione delle foreste, sulle aree protette e sui diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali hanno evidenziato un’altra questione centrale: l’attuazione degli obiettivi quantitativi di conservazione e ripristino deve essere accompagnata da garanzie ambientali e sociali adeguate.
I target di conservazione e ripristino non possono essere considerati soltanto obiettivi superficiali. La qualità della gestione, i diritti delle comunità e la partecipazione alle decisioni sono elementi essenziali per assicurare risultati duraturi. 

Biodiversità e clima

Un altro tema rilevante è stato il rafforzamento dei collegamenti fra la CBD e le altre Convenzioni di Rio, in particolare quella sui cambiamenti climatici. È emerso un sostegno generale al rafforzamento della collaborazione, ma sono rimaste divergenze sulla terminologia, sul’utilizzo dei proventi dei mercati di carbonio per la biodiversità , sulle salvaguardie ambientali e sociali e sul rischio di sovrapposizione con il mandato della Convenzione sul clima. Per le Nature-based Solutions, in particolare, la sfida sarà garantire che le misure climatiche contribuiscano realmente alla conservazione della biodiversità, siano accompagnate da adeguate salvaguardie e non si traducano in semplici interventi di compensazione ambientale.

Piano d’Azione di Genere

Tra le note positive dei primi giorni figura l’approvazione (in attesa di adozione formale) del testo sulla revisione intermedia del Piano d’Azione di Genere 2023-2030, legato al Target 23 del KMGBF. Nonostante la revisione abbia evidenziato persistenti ritardi nell’accesso ai fondi, nei dati disaggregati e nella partecipazione decisionale delle donne, il testo è stato approvato senza osservazioni, segnando un netto passo avanti rispetto ai dossier più controversi. Il testo dovrà comunque essere formalmente adottato dalla COP.

Specie invasive, monitoraggio e biosicurezza

Accanto ai negoziati politicamente più complessi, si sono registrati progressi concreti su altri fronti tecnici. Nel campo delle specie esotiche invasive è stato raggiunto un compromesso per sviluppare orientamenti scientifici sulla diagnosi precoce, sulla condivisione dei dati e sull’accesso tempestivo alle risorse necessarie per gli interventi di risposta.
Sono stati raggiunti anche accordi su diversi aspetti della gestione delle conoscenze e del Clearing-House Mechanism, inclusi miglioramenti agli strumenti informativi e alla rendicontazione.

Nel frattempo, a Yerevan i lavori proseguono nella seconda settimana della COP17, quella ad alto livello politico in cui si giocheranno gli equilibri finali. La nostra delegazione sta seguendo i lavori direttamente dall’Armenia e vi terrà costantemente aggiornate e aggiornati sui prossimi sviluppi.

Articolo a cura della delegazione di Italian Climate Network alla COP17 di Yerevan, composta da Marta Abbà, Giacomo Cozzolino, Alessandro Ferrari e Lorena Piccinini.

Immagine di copertina: foto di COP17 Armenia

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