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GIORNO 8 – 18 NOVEMBRE 2025

82 Paesi del mondo fanno ora da guardia alla proposta brasiliana di una roadmap per uscire da carbone, petrolio e gas naturale. Sostengono un linguaggio più forte sulla roadmap per l’uscita dalle fonti fossili nel testo finale di COP30 rispetto alla bozza circolata in mattinata dalla Presidenza. Tra questi Regno Unito, Colombia, Germania, Francia, Cile. Solo ventiquattro ore prima erano 60. 

Parafrasando la nota canzone di Brunori SAS, il Brasile “dieci anni più tardi li vide vicino a un falò – non stava seduto da solo a suonar la chitarra, a cantare canzoni, a cercare attenzioni”. Gli altri Paesi, infatti, sostengono la proposta. Capiamo che la bozza circolata in mattinata, dal linguaggio debole sulle fossili, serviva quindi solo come alzata di palla sotto rete, per permettere agli altri la schiacciata. Forse non quella finale, ma sicuramente da punto.

Probabilmente siamo davanti alla più importante notizia politica da una COP dal transitioning away di Dubai 2023. 
Potremmo chiudere così questo Bollettino COP. Invece no: la COP finisce l’ultimo giorno, e questo non è che un incipit.

Dopo una prima settimana di leak, testi circolati in notturna, raccolte di firme intorno a testi colombiani in varie versioni, arriviamo finalmente al cuore di questo negoziato che – contro ogni aspettativa – potrebbe davvero segnare la ripartenza del sistema, il rilancio del multilateralismo ONU sulla mitigazione, ora a guida BRICS (Brasile e Cina in primis) in alleanza con un gruppo quanto mai eterogeneo di “accodati”, ognuno per diverse e proprie ragioni. Una voce autorevole parla addirittura di un coinvolgimento russo (ma dobbiamo verificare).
Siamo davanti a una ripartenza che ora ruota attorno a una decisione finale tutta politica, che i brasiliani stanno costruendo con estrema cautela e capacità diplomatica attorno a un “pacchetto” che per riuscire dovrà essere equilibrato tra mitigazione, adattamento e finanza, le tre “gambe” dell’Accordo di Parigi.

Qui a Belém intanto si rincorrono voci, Ministri e conferenze stampa. Il testo cover verrà ora rivisto fino alla mezzanotte locale dopo un ministeriale e poi un confronto tecnico orientato alla produzione di opzioni testuali.

Per capirci qualcosa di più proviamo a proporvi un’analisi di quella stessa prima bozza della Presidenza che ha causato la reazione degli 82 – in fin dei conti, abbiamo imparato che le prime bozze servono sempre a testare la sala, magari per farsi dire “potevi fare di meglio” senza intestare scatti in avanti al Presidente, il tutto previa accordi dietro le quinte.

Mentre la politica parte in sprint, ora i tavoli negoziali arrancano. È evidente che ogni passo in avanti o indietro è ora parte del più ampio compromesso politico finale. Vi raccontiamo come sono andate in giornata le discussioni sulla Giusta Transizione e su Perdite e Danni, tra le poche ancora non del tutto in modalità del tutto informal-informal e quindi parzialmente accessibili a noi osservatori.

Intanto, continuiamo a seguire con attenzione il percorso della cover decision

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