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12
Nov

CRISI CLIMATICA, A RISCHIO ANCHE I DIRITTI DEI BAMBINI

La crisi climatica è anche una crisi intergenerazionale, ed espone in particolar modo i bambini e i giovani alle devastanti conseguenze di azioni e politiche sbagliate di cui non sono artefici. Alla COP26 le giovani generazioni non hanno perso occasione per chiedere concreti impegni e azioni ai Governi di tutto il mondo.

I bambini e i giovani sono i veri protagonisti della COP di quest’anno. Dopo la Youth4Climate tenutasi a Milano nelle scorse settimane, ora sono presenti a Glasgow per influenzare i processi decisionali che riguardano il loro futuro e quello di tutti noi. Sul palco del side event organizzato da Unicef The Climate Crisis – A Child Rights Crisis” hanno dialogato esponenti dei Governi di Messico, Olanda e Giamaica, e tre giovani attivisti per il clima provenienti da Nigeria, Pakistan e Trinidad e Tobago. Una composizione inusuale nel campo politico-istituzionale, ma che quest’anno alla Conferenza delle Parti è divenuta buona prassi per un processo più inclusivo, che vede i giovani in prima linea per l’azione climatica.

Pur non essendo responsabili della crisi climatica, i bambini e le nuove generazioni sono tra i soggetti maggiormente colpiti dagli effetti negativi del riscaldamento globale, in particolare se appartenenti a gruppi di minoranza o provenienti da Paesi più esposti alle conseguenze drammatiche dell’innalzamento della temperatura terrestre. Il Direttore Esecutivo dell’UNICEF, Henrietta Fore, ha affermato che “la crisi climatica è una crisi per i diritti dell’infanzia”. Citando i dati del Children’s climate risk index, la Direttrice ha evidenziato come la crisi climatica rappresenti una minaccia senza precedenti per bambini e giovani. Oltre il 99% di loro sono già stati esposti ad almeno uno shock ambientale o climatico, e circa 1 miliardo di bambini sono esposti ad altissimi rischi connessi al climate change. “Sui bambini grava il peso di questa crisi” – ha continuato – “ma non sono vittime passive. Abbiamo visto negli ultimi mesi come si siano mobilitati energeticamente quali agenti di cambiamento”.

Alla COP25 a Madrid, YOUNGO, il gruppo rappresentante di tutti i giovani leader ed organizzazioni giovanili di tutto il mondo, ha infatti sottoposto ai governi la Children, Youth and Climate Action Declaration, per chiedere di accelerare l’adozione e l’implementazione di politiche e azioni per il clima più inclusive, incentrate sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e nate dal coinvolgimento dei giovani nei processi decisionali. Ad oggi solo 29 governi hanno firmato la dichiarazionemanca, fra le molte nazioni, anche l’Italia. “Sono sorpresa che un numero così piccolo di Paesi abbia firmato questa dichiarazione. Ogni Paese dovrebbe farlo” – ha dichiarato l’ex Alto Commissario ai Diritti Umani Mary Robinson.

I processi politici determinano il nostro futuro e quello del nostro Pianeta. I giovani chiedono di partecipare in modo significativo ai processi decisionali, per una questione di giustizia ed equità intergenerazionale. Dall’evento sono emerse diverse proposte in merito, come l’inclusione dei giovani nelle delegazioni dei governi alla COP, ma anche nei processi decisionali a livello nazionale, con uno spazio dedicato al tavolo negoziale. Inoltre, la creazione di consulte dei giovani e l’organizzazione di meeting periodici tra governi e rappresentati delle associazioni e dei gruppi giovanili, sono altre possibilità che rafforzano un modello di partecipazione fondato sull’empowerment delle giovani generazioni. Tra le propose più interessanti rientra anche l’educazione climatica che rimane la chiave per la comprensione della crisi che stiamo affrontando. Ad oggi, solo il 59% degli NDCs fa riferimento al settore educativo e, secondo un rapporto UNESCO, su più di 100 Paesi presi in analisi, nel 53% dei casi i curricula scolastici non fanno alcun riferimento al climate change, con circa il 60% dei docenti che non si sentono in grado di spiegare il fenomeno ai propri alunni. Dati allarmanti secondo i panelists.

È tempo di comprendere l’urgenza di passare da quello che è un impegno all’azione concreta e all’implementazione di soluzioni che già esistono e sono disponibili. In questo processo, i diritti umani devono rimanere il cuore pulsante dell’azione per il clima. A sostegno, l’attuale Alta Commissaria per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha concluso l’evento affermando “Le azioni climatiche devono essere guidate dai principi sanciti dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il principio del superiore interesse del fanciullo deve essere al centro di ogni politica”. 

di Michela Lonardi, Volontaria Italian Climate Network a COP26

Questo articolo del Bollettino COP di ICN fa parte del progetto EC DEAR SPARK. ICN monitora i negoziati e riporta quanto accade in italiano e in inglese, sul nostro sito e sui canali social, come parte di un consorzio paneuropeo di oltre 20 organizzazioni no-profit impegnate nel promuovere la coscienza climatica con particolare attenzione al ruolo dei giovani e ai temi della cooperazione internazionale e delle politiche di genere.

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